Il blog di Roberto Zamperini

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Conosci te stesso (1)

Il ricordo della mia unica visita a Delfi (41 anni fa!) è ancora vivido nella mia mente. Giunsi a Delfi quasi di notte con la fida 500 che sbuffava allegramente su per i tornanti della strada che porta al luogo dell’oracolo. Dormii nei pressi (ma ormai non ricordo più dove) e solo la mattina del giorno dopo visitai il sito.

L’arcana energia di quel luogo magico mi catturò con facilità. Sentivo chiaramente, anche se con scarsa consapevolezza, di trovarmi in uno degli ombelichi  del mondo, uno di quelli che i greci chiamavano omphalos. Un omphalos era sia un luogo, sia una pietra dotata di poteri straordinari. Il potere dell’omphalos di Delfi era, nientemeno, quello di metterti in contatto diretto con il Dio Apollo. Insomma, una sorta di radio ricetrasmittente ante litteram!

Ma chi era Apollo? E perché era considerato tanto importante che perfino i Romani per Lui fecero l’eccezione di farlo entrare nel recinto sacro, il Pomerium, insieme a quelli che per loro erano gli Dei più importanti, i Di Indigetes, gli Dei Indigeni.

Apollo era nientemeno che il dio iperboreo della coscienza e della conoscenza assolute. Non era soTemple of Apollo Delphi.jpglo questo: era anche un musicista inarrivabile e la manifestazione divina della Bellezza e dell’Armonia. Ma quello che ci interessa è qui il Suo aspetto di Dio della conoscenza e della coscienza. Apollo, infatti, si faceva da tramite tra Zeus l’onnisciente e gli uomini. Dice WIKIPEDIA:

Con l’eccezione dell’autore degli inni omerici ad Apollo, che gli attribuisce la fondazione dell’oracolo, i mitografi sono divisi in due gruppi: per il primo il dio ricevette l’oracolo in dono da altre divinità, l’altro, forse più antico, parla di una lotta col drago Pitone (Πῦθών) che era il guardiano dell’oracolo, allora posseduto da Gea (Γέ, la principale divinità ctonia) per ottenerne il controllo. Pito (Πῦθώ o anche Πῦθών) era in effetti l’antico nome dell’oracolo, e deriverebbe dal πυθώ (far imputridire, marcire)[1]. Per scontare l’uccisione del serpente Apollo dovette adattarsi a servire come pastore per sette anni sotto il re Admeto, che peraltro lo trattò sempre con rispetto e considerazione. Alla fine del periodo di pena, Apollo rientrò trionfalmente a Delfi sotto forma di delfino, il che va interpretato come una spiegazione paraetimologica per il nuovo nome dell’Oracolo.

Una storia che fa riflettere: Apollo sottrae l’ombelico del mondo dove si può trovare tutta la conoscenza del mondo ad una divinità ctonia, Gea, appunto. E’ la vittoria di un Dio Solare su una divinità tellurica, sotterranea, sismica, lunare e, ovviamente, femminile. Molte divinità venerate dal popolo etrusco erano ctonie, come Tifone. E comunque l’elemento femminile resta poiché è una donna, la Pizia appunto, che ha il privilegio di parlare con il Dio. E poi come non notare anche qui il tema del serpente connesso alla conoscenza,  presente anche nella Bibbia (e non solo nella Bibbia!)?

Ma ritorniamo a Delfi. Sul tempio, oramai quasi completamente distrutto, campeggiava un tempo la scritta GNOTHI SEAUTON (γνῶθι σεαυτόν) ovvero

CONOSCI TE STESSO

Un insegnamento che forse è il più importante mai ricevuto da noi mortali, eppure il più difficile da applicare …

All’interno del tempio, i potenti avevano il privilegio di parlare direttamente con Apollo per il tramite della Pizia, una sacerdotessa che ascoltava la voce del Dio entrando in trance. Poiché nessun greco (e spesso anche i non greci) si sarebbe mai sognato di intraprendere qualcosa di importante senza consultare l’oracolo, soprattutto se era un potente, un uomo politico, un generale, i sacerdoti di Apollo finirono col formare un vero think tank ovvero, per dirla con la linguaccia dell’attuale impero, un vero e proprio serbatoio di conoscenze, informazioni e previsioni che magari di magico e divino, a volte, avevano poco. Più spesso, erano le motivazioni politiche a gestire il responso che, comunque, era sempre dato in una forma sibillina in modo da lasciar aperta la porta a interpretazioni anche contraddittorie e contrastanti.

Ci sono alcune riflessioni da fare… Intanto, il nome stesso della Pizia ricorda subito quello del serpente, del pitone ucciso dal Dio. Il serpente: animale misterioso e sotterraneo, in tutti i popoli antichi visto come portatore di potere, di sapienza, di capacità di evolvere (la perdita della vecchia pelle), di energia. La sconfitta del pitone è la sconfitta del buio e dell’ombra del sottosuolo da parte della Luce (Apollo era anche identificato con il Sole e quindi era Dio della Luce). La Luce si impadronisce della conoscenza portandola alla luce del Sole.

Apollo è anche il Dio della Medicina e il suo rapporto con il serpente ci ricorda Hermes – Mercurio e il Caduceo con i due serpenti aggrovigliati …

Apollo, infine, è Dio della profezia, dell’oracolo che svela il futuro. Una doppia personalità, si direbbe! Sì, perché la profezia nasceva dai vapori di etilene che provenivano dalle viscere della Terra, dal sottosuolo e che portavano la Pizia in trance. Dunque, un potere ctonio … Ma Apollo è come se ci dicesse: “Se vuoi conoscere il tuo futuro, interrogami e io ti risponderò. Ma, ricorda, o uomo, il vero sapere, il vero potere sorge dall’autoconoscenza, dal Conosci Te Stesso!”. E lì, sta la Luce …


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1 aprile 2010 - Pubblicato da | Conosci Te Stesso, Storia | , , , , , ,

3 commenti »

  1. Molto curioso il ripetersi di questa integrazione del mondo Tellurico/Ctonio (vedi il Pitone) all’interno del mondo Celeste/Olimpico (vedi Apollon). Come a significare che si può fruire dello straordinario potenziale e dell’indefinita ricchezza dionisiaca solo tramite l’agire dell’informazione solare apollinea.

    Davvero un ottimo articolo caro RZ, grazie molte.

    Commento di Alyth | 3 aprile 2010 | Rispondi

  2. Molte assonanze anche con la biblica storia di Adamo ed Eva e il serpente, solo che la mitologia greca non ha punito la voglia di conoscenza. Bellissimo questo articolo Roberto.

    Commento di zaro41 | 4 aprile 2010 | Rispondi

  3. Vedo molte assonanze con la storia biblica di Adamo ed Eva e il serpente, con la diversità che i Greci non hanno punito la voglia conoscenza…molto bello questo articolo Roberto.

    Commento di Sonia Germani | 4 aprile 2010 | Rispondi


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