Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

La prima forma di immortalità (4)

Chi vuole farmi domande, prima di farlo è pregato di leggere i tre numeri precedenti:

Che fine fanno i morti? I corpi sottili dell’uomo e le ottave (2) Cellule, celluline e Cellule Madri (3)

L’articolo precedente Cellule, celluline e Cellule Madri (3) terminava con una domanda: ” Zamperini, scusi, ma lei come ha fatto a sapere tutte queste cose sulle CM dei suoi genitori?“. Facile: li ho testati. E, quando l’ho fatto, per poco mi è preso un accidente. Perché se io mi pulivo ed attivavo i chakra con qualche tecnica TEV, si attivavano e ripulivano – attraverso le Cellule Madri di ognuno di noi – non solo i corrispondenti chakra dei miei tre figli, ma anche quelli di papà e di mamma. Non quelli fisici, è ovvio, ma quelli astrali – nel caso di mia madre – quelli mentali inferiori – nel caso di mio padre. E, inutile dirlo, sia mio padre, sia mia madre sono morti e da un pezzo.

Prima di affrontare di petto l’argomento del titolo, un’aggiunta essenziale alle cose dette in I corpi sottili dell’uomo e le ottave (2):

Per ogni dimensione, per ogni corpo sottile esistono tutti e 14 i chakra.

(Alla classica domanda che viene spontanea nel Lettore medio: “Ma come, i chakra non sono solo sette?” troverete una risposta in Chakra maggiori e i Chakra minori: qualche necessario chiarimento (Ch1) e in Ma quanti sono i Sette Chakra? Il concetto della circolazione energetica (Ch2))

Se dunque, per ogni dimensione, per ogni corpo sottile esistono tutti e 14 i chakra significa che, per l’Ajna, tanto per fare un esempio, abbiamo l’Ajna fisico (che sovrintende, tanto per capirci, gli occhi, i neuroni, l’ipofisi e l’ipotalamo), ma anche l’Ajna astrale inferiore,  l’Ajna astrale superiore,  l’Ajna mentale inferiore, eccetera. Ognuno di essi svolge una funzione nella rispettiva dimensione e nel rispettivo corpo. Quale funzione? Alcune sono abbastanza ovvie, altre non lo sono affatto. Almeno per me. Per semplicità, questi sette chakra, noi li chiamiamo Ajna 1 (fisico), Ajna 2 (astrale inferiore), Ajna 3 (astrale superiore) e così via.  Lo stesso avviene per la CM. Esiste una CM 1, una CM 2, una CM 3, eccetera.

ESPERIENZA 1: attivazione e pulizia di alcuni miei chakra o della mia CM.

Ritorniamo alla mia prima esperienza con papà e mamma. Ho detto che, se attivavo dei miei chakra o la mia CM, si attivavano anche i chakra mentali inferiori di mio padre in su e quelli astrali inferiori (a quel tempo, ora, direi solo quelli astrali superiori) in su di mia madre. Mio padre è morto nel 1956, mamma nel 1984. Nel caso di mio padre, non sono riuscito a percepire né la sua CM 2, né la sua CM 3, ma solo la sua CM 4 in su. Nel caso di mia madre, a quel tempo ho percepito dalla CM2 in su. Oggi non la percepisco più e la percepisco solo dalla CM 3 in su.

CONCLUSIONE 1: i chakra ed le CM di entrambi sono sopravvissuti alla loro morte. Non posso dire con certezza che sia sopravvissuta anche la loro coscienza di esistere, ma solo che sono sopravvissuti i loro chakra. Potrebbero esistere i chakra, ma non più la coscienza di esistere, anche se, per la verità, mi sembrerebbe assai strano.

Ne discende che le Cellule Madri sopravvivono alla morte del corpo fisico. Dapprima sopravvivono dalla CM 2 in su (per chi ha sviluppati i sette corpi fino a CM 7). Poi dalla CM 3 in su, eccetera.

CONCLUSIONE 1 bis: Sembrerebbe assodata l’immortalità della CM. Non è dimostrata l’immortalità della coscienza d’essere, (il sentir d’essere, la coscienza di esistere) ma sembra essere ipotizzabile.

CONCLUSIONE 2: al passare del tempo i chakra dei defunti passano ad altre dimensioni. 

Ulteriore esperienza: ho tentato di testare la CM di una mia nonna (la madre di mio padre) che avevo conosciuto da bambino, ma mi sembra di non poterla percepire. Una prima affrettata conclusione: non la sento perché non riesco a sintonizzarmi con lei, visto che ne ho un vago ricordo.

Seconda conclusione possibile: la nonna non è più nella dimensione sottile. Potrebbe essere così perché è passata attraverso alla seconda morte, potrebbe essere così perché si è reincarnata. Potrebbe anche essere che la seconda morte porta direttamente ad una nuova incarnazione, ma potrebbe anche essere che la seconda morte porta alla dissoluzione dell’anima (chiamiamola così per semplicità). Insomma, non sappiamo se alla dissoluzione dell’ultima CM, segua anche la dissoluzione dell’anima e dunque la seconda morte (ciò che si tradurrebbe in: l’anima NON è immortale) oppure l’anima è immortale e alla dissoluzione dell’ultima CM segue una reincarnazione. Si tratta ovviamente di approfondire il concetto di un’anima (immortalità della coscienza d’essere) che si reincarna ma senza la memoria della coscienza del passato. Il Maestro Kempis del Cerchio 77 nei libri La Fonte Preziosa e Conosci Te Stesso (edizioni Mediterranee) sostiene quest’ultima tesi. Di fatto la coscienza d’esistere non verrebbe mai meno e anche un lungo periodo di come verrebbe “sentito” come una frazione di secondo o anche meno. L’individuo (un termine che potrei tradurre con “anima + sentir d’essere) passa istantaneamente da un sentire all’altro senza soluzione di continuità. L’intervallo viene sentito da quelli che non vivono quel come. I suoi familiari, ad esempio.

Ritornando alla mia prima esperienza …

IPOTESI 1: Le “anime” presenti “in vita” in poche dimensioni, arrivano prima degli altri alla seconda morte. Mi spiego: poiché non tutti possiedono sette corpi sviluppati, ma solo dei semi, ne discende che è possibile che finiscano il periodo extra-corporeo, prima di quelli che possiedono sette corpi sviluppati.

CONCLUSIONE 3: se tutto quello che ho esposto è corretto, allora la nostra responsabilità energetica non si esaurisce ai soli figli, ma anche ai genitori pur se defunti, ai nonni e così via.


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21 marzo 2012 - Posted by | Senza categoria

17 commenti »

  1. D’accordo, posto che abbiamo appurato che evidentemente i tuoi genitori non si sono reincarnati. Posso chiederti com’è stata la loro morte, se naturale o violenta?

    Commento di Riccardo | 21 marzo 2012 | Rispondi

  2. Le “anime” presenti “in vita” in poche dimensioni, arrivano prima degli altri alla seconda morte.
    Ma questo è soltanto un fatto “cronologico” oppure perchè devono sostanzialmente arrivare prima ad un grado di “conoscenza”?.
    Per cui la nostra responsabilità energetica sarebbe quella di aiutarli ad espandere i propri centri extracorporei per far si che alla reincarnazione siano persone con una coscienza più “evoluta”!!!
    Spero di essermi espresso bene.
    Ciao

    Commento di Frank61 | 21 marzo 2012 | Rispondi

    • Non esiste la “cronologia” nella dimensione mentale (o meglio: razionale). 10.000 anni per un’anima che si trova nel mentale-razionale possono essere tre minuti per noi i per un’anima che si trova nell’astrale.

      “Ma questo è soltanto un fatto “cronologico” oppure perchè devono sostanzialmente arrivare prima ad un grado di “conoscenza”?.” L’evoluzione (ammesso che si possa parlare di evoluzione) avviene sulla base dell’esistente. Mi spiego: un assassino che non ha sviluppato ancora (ancora!) il sentire del non-uccidere non ha karma perché uccide. Il suo karma comincia nel momento che inizia il suo sentire.

      “Per cui la nostra responsabilità energetica sarebbe quella di aiutarli ad espandere i propri centri extracorporei per far si che alla reincarnazione siano persone con una coscienza più “evoluta”!!!”
      No, noi non abbiamo alcuna responsabilità energetica. Semmai puoi fare qualcosa (se ti viene concesso) ai tuoi cari come fosse un dono. La tua unica responsabilità è nei confronti di te stesso.

      Commento di Roberto Zamperini | 21 marzo 2012 | Rispondi

  3. Capisco il tuo punto di vista.
    Volevo saperlo perché a quanto ne so per il “viaggio” di ciò che sopravvive di noi dopo la morte deve aprirsi una porta preposta e, se muori di morte violenta, quella porta non è ancora aperta e quindi devi aspettare.

    Commento di Riccardo | 21 marzo 2012 | Rispondi

  4. La Natura, con le sue forze energetiche equilibratici,
    fa sì che ogni essere umano, possa prima o poi “sentire”,
    Ogni nostro movimento energetico, anche “oscuro”, ci ritorna
    anche con diverse movimentazioni.
    Questo finchè non si riuscirà a percepire (sentire) che siamo noi
    la causa di ciò che ci avviene.

    Commento di roberto coccia | 21 marzo 2012 | Rispondi

  5. Mi hai dato un motivo in più per continuare in questo straordinario percorso del ‘sentire’ appena intrapreso: mia figlia in primis, i miei genitori (mia madre soprattutto). Grazie

    Commento di silviandreani | 21 marzo 2012 | Rispondi

  6. Riprendo queste parole di Roberto, che a me sembrano molto importanti:”L’evoluzione (ammesso che si possa parlare di evoluzione) avviene sulla base dell’esistente. Mi spiego: un assassino che non ha sviluppato ancora (ancora!) il sentire del non-uccidere non ha karma perché uccide. Il suo karma comincia nel momento che inizia il suo sentire.”

    Non è possibile trascendere qualcosa se non ne hai preso consapevolezza, in una maniera o nell’altra. Il momento che hai preso coscienza di un fatto e hai esercitato il tuo potere di scelta verso quale direzione andare, hai sostanzialmente deciso cosa fa per te e cosa no. Sotto questo punto di vista, in modo molto eretico, si può forse affermare che una mala azione fatta o subita serve in egual misura ad entrambi gli attori della situazione per guardare in faccia il fatto e decidere di virare la frequenza? E che il karma non è altro che una situazione energetica irrisolta dentro di sè e perciò non trascesa?
    Secondo me l’evoluzione della coscienza consiste in questo: una presa di coscienza a gradazioni sempre maggiori, più profonde, più cristalline. Non la sento come un qualcosa di alto/basso,ascensione, ali, poteri da superman (sebbene questi appaiano naturalmente quando si amplia la percezione) credo invece che sia una questione di profondità, strato dopo strato, livello dopo livello, comprensione dopo comprensione.

    Vivere nella consapevolezza cosciente queste profondità, questi livelli, arricchisce notevolmente la nostra percezione di che cosa è questo mistero che si chiama IO e dov’è esattamente. Dopo diversi anni e diverse letture, riflessioni e quant’altro sull’argomento Anima, dopo aver trascorso molto tempo nello scavarmi dentro anche letterariamente parlando per cercarla e farla parlare ( il famoso Sè…ma cos’E’ :))) non sono più propensa a considerarla qualcosa di distante dal mio IO, qualcosa che posso etichettare e dire è qui…è lì..è una parte di me ma non sono io, etc…..esattamente come un tempo si faceva con Dio che si pensasse fosse nei cieli oppure, arbitrariamente, con noi se facevamo i buoni o con il nostro nemico se eravamo cattivi. E’ evidente che posso parlare solo di piccoli passetti personali fatti in questa direzione, che nulla tolgono al costante lavoro di ognuno di noi, semmai offro uno spunto in più di ricerca e riflessione. L’Anima , mi sono ripromessa di non farla più entrare nel mentale per non farmene solo un’idea, ma di sperimentarla direttamente. E in quelle fuggevoli volte che mi capita di sentirmi ampliata, sento un IO collegato ad altri IO come se fossi IO.Non è sola empatia emozionale, parlo di percezione diretta anche delle caratteristiche fisiche. E siccome l’unico strumento che ho per sperimentare il mondo è l’IO ( ho potuto verificare che l’ego è la conseguenza dell’IO scollegato), posso parlare solo di questo, per il momento. Sarebbe interessante capire se le Cellule Madri sono in qualche modo collegate fra loro… o se c’è qualche altro punto più profondo che assolve a questa funzione :)

    ” Potrebbero esistere i chakra, ma non più la coscienza di esistere, anche se, per la verità, mi sembrerebbe assai strano.” Anche secondo me, assolutamente.
    Beh, oggi ho scritto veramente troppo.

    Commento di Allison Burne | 21 marzo 2012 | Rispondi

    • “una mala azione fatta o subita serve in egual misura ad entrambi gli attori della situazione per guardare in faccia il fatto e decidere di virare la frequenza? ”
      Giusto. La reazione però sarà diversa per ognuno dei due.

      “E che il karma non è altro che una situazione energetica irrisolta dentro di sè e perciò non trascesa?”
      Direi che il karma è l’occasione per una maggiore comprensione dei propri limiti. In un certo senso i limiti possono esser visti come “una situazione energetica” e dunque tu avresti ragione.

      Commento di Roberto Zamperini | 21 marzo 2012 | Rispondi

      • Domanda: tu dici: “Il suo karma comincia nel momento che inizia il suo sentire.”
        Ma secondo te è giusto che dobbiamo subire nelle vite (karma) la conseguenza di un disequilibrio energetico che ci ha condotto a fare quello che abbiamo fatto? In che misura siamo quindi responsabili delle nostre azioni secondo questa visione?
        Secondo me possiamo essere responsabili solo del costante tentativo di riequilibrio della nostra condizione energetica, ma non delle azioni fatte sotto l’effetto di un disequilibrio. Il giudizio che ha come conseguenza il disprezzo di sè o della persona che l’ha compiuto, per me non ha alcun valore.

        Commento di Allison Burne | 22 marzo 2012 | Rispondi

  7. Gli articoli di questi giorni sono MOLTO interessanti, direi bellissimi! E ovviamente, come sempre quando si trovano delle risposte, le domande si moltiplicano invece di diminuire…

    Me ne viene in mente qualcuna: cosa fa sì che i defunti “soggiornino” in una dimensione sottile? Intendo, come mai il processo di passaggio a dimensioni superiori non è “immediato” ma procede “lentamente” (ai nostri occhi)? Qualcosa li frena?

    Cosa fa sì che dopo la morte qualcuno sia più o meno congesto?

    E’ possibile che chi muore non si renda conto di essere morto, e viva una vita simile ad un sogno… come noi quando dormendo sogniamo e non ci accorgiamo che sogniamo?

    Una precisazione sull’ “anima”: che definizione potremmo darne in questo contesto? Lo chiedo perchè credo che ognuno ne abbia una sua idea personale in cui entra anche il credo religioso e la propria formazione, quindi ci si potrebbe anche non capire a vicenda.

    Grazie in anticipo delle risposte, a chiunque avrà la pazienza di rispondere a queste domandine proprio da nulla… (mancano solo “chi siamo” e “da dove veniamo”, anche se non è che siano proprio così fuori tema… :P)

    Commento di Giuseppe | 21 marzo 2012 | Rispondi

    • “Una precisazione sull’ “anima”: che definizione potremmo darne in questo contesto? Lo chiedo perchè credo che ognuno ne abbia una sua idea personale in cui entra anche il credo religioso e la propria formazione, quindi ci si potrebbe anche non capire a vicenda.”
      Hai ragione e per questo ho scritto “anima” tra virgolette.

      “Me ne viene in mente qualcuna: cosa fa sì che i defunti “soggiornino” in una dimensione sottile? Intendo, come mai il processo di passaggio a dimensioni superiori non è “immediato” ma procede “lentamente” (ai nostri occhi)? Qualcosa li frena? Cosa fa sì che dopo la morte qualcuno sia più o meno congesto?”
      Credo che non dovremmo arrivare a conclusioni affrettate. Ad esempio, se è vero che la dimensione mentale soprattutto quella superiore è una specie di Svizzera degli scienziati, non troverai bizzarro che qualche matematico, qualche fisico ci si attardasse più degli altri, pur non essendo troppo “congesti”. Magari ci stanno bene. Tutto lì.

      Commento di Roberto Zamperini | 22 marzo 2012 | Rispondi

  8. Davvero uno Splendido argomento Roberto!
    Mi viene da dire che il sentire di esistere non conosce morte per il fatto che è una qualità Assoluta, e come tale non ha contrario. (“Come si può sentire di non esistere?”, domandava Kempis)
    @Giuseppe:
    perché il passaggio non sia immediato verso le dimensioni sottili dipende dalla densità dei veicoli-corpi, quindi del tempo che ci mettono a disgregarsi. I desideri materiali più densi sono quelli che nell’astrale impiegano più tempo. Ma quello che hai chiesto quasi in sordina: “ai nostri occhi” la trovo una domanda molto interessante: che relazione c’è fra il tempo che vive un incarnato ed il tempo di un disincarnato soggiornante nei vari piani ? Cercherò una risposta a questo quesito e lo pongo anche a tutti voi.
    Ovviamente fino a che un disincarnato ha un corpo/veicolo questo può essere più o meno pulito.
    Pare poi che sia frequente, soprattutto negli incidenti, che un disincarnato sia confuso e non si renda conto di essere morto. Dal nostro punto di vista questo stato può perdurare anche a lungo.

    Commento di gio904 | 21 marzo 2012 | Rispondi

    • “Come si può sentire di non esistere?” E’ bellissima questa frase, Gio! Probabilmente è questo che in fondo siamo, “sentire”. Grande ispirazione di Kempis, grazie di averla riportata :)

      Commento di Allison Burne | 22 marzo 2012 | Rispondi

  9. “Mi viene da dire che il sentire di esistere non conosce morte per il fatto che è una qualità Assoluta, e come tale non ha contrario. (“Come si può sentire di non esistere?”, domandava Kempis)”
    Certo. Ma non sappiamo quale sia il sentire di esistere di un trapassato nella dimensione astrale. Abbiamo solo congetture, non credi?

    “perché il passaggio non sia immediato verso le dimensioni sottili dipende dalla densità dei veicoli-corpi, quindi del tempo che ci mettono a disgregarsi. I desideri materiali più densi sono quelli che nell’astrale impiegano più tempo. ”
    Sì, anche se, come scrivevo a Giuseppe: “Credo che non dovremmo arrivare a conclusioni affrettate. Ad esempio, se è vero che la dimensione mentale soprattutto quella superiore è una specie di Svizzera degli scienziati, non troverai bizzarro che qualche matematico, qualche fisico ci si attardasse più degli altri, pur non essendo troppo “congesti”. Magari ci stanno bene. ”

    “Pare poi che sia frequente, soprattutto negli incidenti, che un disincarnato sia confuso e non si renda conto di essere morto. Dal nostro punto di vista questo stato può perdurare anche a lungo.”
    Già.

    Commento di Roberto Zamperini | 22 marzo 2012 | Rispondi

  10. c’è un modo molto poco simpatico per raggiungere conclusioni in questo campo… però volevo fare una domanda a roberto.. come hai testato l’anima della nonna? cioè come mai non la senti? che tecnica hai usato? la stessa che per i vivi? da quanto tempo è deceduta?

    io non ho molta esperienza delle alte tecniche TEV. ma .. vi propongo di fare una cosa poco simpatica.. testare l’anima di una aborto… e poi il RITORNO sulle anime dei genitori.. in quel caso dovrebbe avere un ponte potenziante che è l’amore.. diciamo tra i genitori quindi si dovrebbe fare prima a sentirlo..

    sarei curioso dei VS risultati.. o cmq mi piacerebbe sapere se è mai stato testato il ritorno energetico tra le anime andate e i vivi. Essendoci un delta spazio temporale e multidimensionale dovrebbe generarsi energia.. di un tipo o un altro.. a seconda delle collocazioni..

    le mi conclusioni sono troppo di parte al momento mi piacerebbe avere un confronto tecnico il piu raziocinante possibile..

    Commento di Efesto | 13 maggio 2012 | Rispondi


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