Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

La paura e il Cleanergy (Quarta parte)

DISCLAIMER

La ricerca, i seminari sulla TEV (Tecnica Energo-Vibrazionale) e i prodotti a Tecnologia Cleanergy by CRESS sono espressione di concetti filosofici provenienti dalle tradizioni orientali e occidentali elaborati da Roberto Zamperini e caratterizzati da un suo personale approccio, più razionale e occidentale. Tali concetti filosofici si rifanno alla credenza che l’essere umano è anche costituito di un corpo energetico o sottile. L’energia sottile, il corpo energetico o sottile non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto mai dimostrati con strumenti ortodossi ufficiali. Tali concetti filosofici si rifanno alla credenza che l’essere umano è anche costituito di un corpo energetico o sottile. L’energia sottile, il corpo energetico o sottile non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto mai dimostrati con strumenti ortodossi ufficiali. I prodotti a Tecnologia Cleanergy e la Tecnica Energo-Vibrazionale non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto non dimostrati scientificamente. Nessuna informazione divulgata dal CRESS e contenuta in questo Blog deve essere intesa come una dichiarazione che i prodotti e/o i seminari qui presentati sono intesi per essere utilizzati nella diagnosi, nella cura, nella diminuzione della malattia e/o del dolore, nel trattamento o nella prevenzione della malattia o di qualunque altra condizione medica. Il CRESS non si assume alcuna responsabilità per un uso dei suoi prodotti o della TEV al di fuori di quanto qui specificato. Deve essere pertanto chiaro che i prodotti a Tecnologia Cleanergy e la TEV non vanno in alcun modo intesi per trattare, curare o attenuare alcuna condizione medica di qualunque genere, ma unicamente come approcci e metodi filosofici aventi lo scopo di aumentare il proprio benessere.

Sia che abbiate deciso di utilizzare con il Midi Cleanergy l’attrezzo descritto in La paura, l’amigadala e un attrezzo assai semplice da autocostruire (Seconda Parte) o possiate lavorare con la CPU o la Mini CPU (vedi La paura, l’amigadala e la CPU (Terza Parte) dovreste sapere qualcosa su come operare.

CON LA CPU O MINI CPU

Consiglio caldamente l’uso della USB ME Legami.

CON IL MIDI

Consiglio caldamente l’uso della ME Legami.

VARI TIPI DI PAURE

a) Paure conosciute

Dopo aver messo in funzione lo strumento, rilassatevi sulla poltrona e concentratevi sulla paura. Supponiamo che sia la paura dell’aereo. Dapprima immaginate semplicemente di entrare nell’aeroporto senza neppure salire sull’aereo. Non forzatevi. Ripetendo l’esercizio, vedrete che sarà sempre più facile, finché riuscirete ad entrare mentalmente nell’aereo e a partire. La paura vi sembrerà come sfocata o dissolta o lontana.

b) Le paure sconosciute

Non è una mala idea starsene semplicemente sprofondati nella poltrona senza pensare a nulla. In tal modo starete lavorando sulle vostre paure in generale.

c) Paure conosciute o sconosciute associate al tempo

E’ una delle tecniche più utilizzate della TEV.  Concentratevi su un certo periodo della vostra vita (i momenti topici): un anno speciale (malattia, esami, perdite, eccetera). Molto potente è il lavoro sul vostro periodo ante-natale, quando cioè stavate nella pancia di mamma. Troverete numerosi spunti in La Cellula Immortale alla quale vi rimando.

3 agosto 2012 Pubblicato da | Cleanergy, Crescita Personale, Energie Sottili, Roberto Zamperini, Strumenti, Tecnica Energo-Vibrazionale | , , , , , | 12 commenti

La paura, l’amigadala e la CPU (Terza Parte)

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Si può sperimentare con le cuffie per HiFi  utilizzate per il Midi in La paura, l’amigadala e un attrezzo assai semplice da autocostruire (Seconda Parte) anche con la CPU e la MIni CPU? Ovviamente sì ed è anche più semplice da farsi. Ecco come.

COME E’ FATTO UN JACK AUDIO

Osservate l’immagine. Un jack audio stereo è composto di 3 parti (più la parte 4 che è un isolante). La parte 3 e la parte 2 portano il segnale. La parte 1 è la massa in comune tra i due poli. Questo è un jack audio stereo. La figura a destra chiarisce com’è fatta la struttura interna.

Per i nostri scopi, l’ideale sarebbe un jack audio non stereo, ma mono. In ogni caso, possiamo trasformare il jack audio stereo in mono. Ecco come.

LA TECNICA PER CAVERNICOLI.

E’ il modo più semplice, ma funziona lo stesso. Se siete possessori di una CPU, allora potete crearvi il cavo in questo modo: inserite la banana nell’INB (o nell’OUT dello strumento) ed agganciate il coccodrillo al jack audio.

a) Cavo IN. Inserite la banana sull’IN della CPU (o Mini CPU) e il coccodrillo su entrambi i poli 2 e 3, cortocircuitandoli.

b) Cavo OUT. Inserite la banana sull’OUT della CPU (o Mini CPU)  e il coccodrillo sul polo 1 (la massa).

Tutto qui. Inserite il cavo IN nell’IN e il cavo OUT nell’OUT.

LA TECNICA PER RAFFINATI

Quale sia il modo con cui vi siete preparati i due cavetti di IN e di OUT, aprite il jack audio e vedrete una struttura simila alla figura a dx. Usando il saldatorino, cortocircuitate con una goccia di stagno le parti 3 e 4 (nella figura a dx “bague” e “pointe”). Il gioco è fatto!

PER I SUPER-RAFFINATI

Consiglio di alternare ogni 5/10 minuti l’IN e l’OUT, semplicemente spostando i coccodrilli in IN e in OUT.

A proposito: esistono dei riduttori stereo-mono che, se volete, vi semplificheranno la vita.

Buona sperimentazione! E, mi raccomando, fateci sapere le vostre esperienze!

2 agosto 2012 Pubblicato da | Senza categoria | , , , , , | 2 commenti

La paura, l’amigadala e un attrezzo assai semplice da autocostruire (Seconda Parte)

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La ricerca, i seminari sulla TEV (Tecnica Energo-Vibrazionale) e i prodotti a Tecnologia Cleanergy by CRESS sono espressione di concetti filosofici provenienti dalle tradizioni orientali e occidentali elaborati da Roberto Zamperini e caratterizzati da un suo personale approccio, più razionale e occidentale. Tali concetti filosofici si rifanno alla credenza che l’essere umano è anche costituito di un corpo energetico o sottile. L’energia sottile, il corpo energetico o sottile non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto mai dimostrati con strumenti ortodossi ufficiali. Tali concetti filosofici si rifanno alla credenza che l’essere umano è anche costituito di un corpo energetico o sottile. L’energia sottile, il corpo energetico o sottile non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto mai dimostrati con strumenti ortodossi ufficiali. I prodotti a Tecnologia Cleanergy e la Tecnica Energo-Vibrazionale non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto non dimostrati scientificamente. Nessuna informazione divulgata dal CRESS e contenuta in questo Blog deve essere intesa come una dichiarazione che i prodotti e/o i seminari qui presentati sono intesi per essere utilizzati nella diagnosi, nella cura, nella diminuzione della malattia e/o del dolore, nel trattamento o nella prevenzione della malattia o di qualunque altra condizione medica. Il CRESS non si assume alcuna responsabilità per un uso dei suoi prodotti o della TEV al di fuori di quanto qui specificato. Deve essere pertanto chiaro che i prodotti a Tecnologia Cleanergy e la TEV non vanno in alcun modo intesi come atti a trattare, curare o attenuare alcuna condizione medica di qualunque genere, ma unicamente come approcci e metodi filosofici aventi lo scopo di aumentare il proprio benessere.

 ASPETTI TEORICI

Abbiamo visto nel precedente articolo Tomatis, il Cleanergy e l’ascolto uterino (Prima Parte) gli aspetti teorici del rapporto Energia Sottile – Orecchio Interno. 

Attraverso l’orecchio interno si giunge facilmente e direttamente alle due amigdale, i piccoli cervelli della paura e delle emozioni. Di cosa si tratta? Ecco cosa dice Wikipedia:

Lamigdala, o corpo amigdaloideo, è una parte del cervello che gestisce le emozioni ed in particolar modo la paura. A livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia facente parte del sistema limbico, posto sopra il tronco cerebrale, nella regione rostromediale del lobo temporale, al di sotto del giro uncinato (uncus) e anteriormente alla formazione dell’ippocampo. Ha una struttura ovoidale (in latino amygdala significa mandorla) situata nel punto più basso della parete superiore del corno inferiore di ogni ventricolo laterale. È in continuità con il putamen, dietro alla coda del nucleo caudato.

Per avere un’idea di dove si trovino le due amigdale, consiglio di osservare questa gif animata.

Traggo ancora da La Cellula Madre questo brano:

Tra i seguaci dell’insegnamento di Reich, c’è stato il medico italiano professor Federico Navarro, neuropsichiatria e psicoanalista, considerato “il massimo esponente della cultura post-reichiana

Insegna Navarro che la pulsazione biologica, che “ha il compito di inviare energia dal centro alla periferia”, nella malattia è bloccata nella sua fase di scarica. Nel nostro linguaggio, questo equivale a dire che i chakra sono talmente tanto intasati, che non riescono più ad eliminare le congestioni. A livello cellulare, questo comporta un deficit della vitalità ed apre la porta a forti sofferenze cellulari, a loro volta condizione necessaria e sufficiente ad innescare una biopatia.

Si chiede allora il Navarro: “Qual è, allora, la causa di tutto questo?”. La sua risposta è perentoria: “E’ l’emozione paura”. La paura è un’emozione primaria, il cui scopo, a livello evolutivo, è la salvaguardia dell’individuo. Il topo privato della sua naturale paura del gatto, è un topo che non vive a lungo. Gaia inventò la paura per dare maggiori chance di sopravvivenza alle prede e poiché ogni animale è potenzialmente preda di un altro (magari quando è ancora cucciolo), a tutti gli animali dotati di un sia pur minimo sistema nervoso è stata data la paura. Ricordo quanto abbiamo assodato in Fisiologia Sottile: l’organo fondamentale della paura, l’amigdala, dipende dal chakra della nuca minore. Questo, a sua volta, è connesso al sesto CEC inferiore. Si tratta dunque di un chakra in qualche modo controllato dall’energia-oro tellurica.

Esistono due tipi di paura: quella oggettiva e quella irrazionale. Bisogna aver paura di correre troppo in autostrada, perché è oggettivamente molto pericoloso e mette a rischio la nostra vita. Aver più paura di volare nei moderni aerei di linea che guidare la macchina in autostrada è una paura irrazionale. Le statistiche stanno lì a dimostrarci che volare è molto meno pericoloso che guidare in autostrada.

L’effetto fondamentale della paura è la contrazione. Si tratta di una reazione naturale che gli etologi chiamano freezing (congelamento) e che ha l’obiettivo di mostrare al predatore che la sua vittima è già morta e quindi non è commestibile. Ovviamente, il freezing non funziona sempre: spesso i predatori non cadono nel trabocchetto. Negli animali, a seguito di un evento spaventoso, gli effetti psichici della paura sono transitori. Un cagnolino può tremare e magari svenire dalla paura se è aggredito da un dobermann, ma, cessato il pericolo, la sera mangerà la sua pappa, come se niente fosse successo. 

L’essere umano, a causa del suo psichismo, ha un rapporto con la paura ben più complesso. Possiamo vivere un’intera enciclopedia di paure: la paura della malattia, della morte, dell’abbandono, della perdita dei nostri cari, della solitudine, di non essere amati, di non essere accettati, di subire la critica degli altri, delle proprie reazioni eccessive, di perdere il proprio status sociale, di finire disoccupati, di essere sfrattati, di cadere in rovina, di ingrassare, di dimagrire, ci sono paure indefinibili, di origine apparentemente ignota, c’è la paura di vivere e c’è perfino la paura di … avere paura. L’elenco delle nostre paure sembra pressoché infinito, proprio come la nostra creatività nel crearne di sempre nuove ed originali! Ma è possibile che l’elenco si possa restringere a due sole grandi paure: la paura dell’abbandono e quella della morte. Forse essere abbandonato è l’equivalente, per un bambino, di morire e allora esiste solo la paura della morte, quella centrale e presente in ognuno di noi, a partire dal momento in cui siamo stati generati.

Un elemento molto sfavorevole della paura è che è molto stabile, soprattutto a causa dei forti legami che crea. La paura è, non dimentichiamolo, una forma-pensiero ed il suo attaccamento a noi è dato dai legami che ad essa ci legano. I legami funzionano come elastici: in qualsiasi momento possono richiamare la forma-pensiero legata. Paure nate molto tempo addietro sono in grado di aggredirci oggi, proprio come se l’evento che ha causato lo spavento fosse assolutamente attuale. 

Ma esattamente quando nasce la paura? Esistono paure più gravi di altre? Navarro individua alcuni periodi topici della paura: la paura embrionale, la paura fetale, la paura neonatale, la paura post-natale, in corrispondenza con tre modalità di campo: nel primo campo c’è la paura connessa al rapporto madre-figlio, nel secondo campo c’è la paura connessa al rapporto con la famiglia, nel terzo campo c’è la paura connessa al rapporto con la società.

La paura nel momento stesso del concepimento.

Come può un embrione avere paura? Dal punto di vista neurologico, prima di avere un sistema nervoso in grado di vivere la paura, questo è impossibile. Non lo è se consideriamo la cosa da un punto di vista energetico. Una semplice esperienza che chiunque può sperimentare per proprio conto, a condizione di avere una buona sensibilità all’energia, è la seguente. Si prenda un oggetto qualsiasi, meglio se fatto di qualcosa che assorba bene le energie sottili, come i cristalli, l’acqua o l’olio. Si invii con un procedimento qualsiasi energia sottile a questo oggetto, fino al momento in cui se ne può percepire un livello molto alto. A questo punto, si riviva mentalmente una grande paura, possibilmente una che si ricorda bene. Per esempio, quella volta che abbiamo evitato per un pelo un grave incidente con la macchina o quella altra in cui pensavamo di essere gravemente ammalati. Mentre si fa questo, si fissi solo l’oggetto, senza distrazioni, ma solo concentrandosi sulla paura. Alla fine, si testi nuovamente l’oggetto: l’energia se n’è andata completamente. Se siete anche in grado di testare la presenza di legami, fatelo. Scoprirete che l’oggetto è pieno di legami. Abbiamo proiettato paura su un oggetto inanimato. In quell’oggetto, d’ora in poi, a meno che non ne sciogliamo i legami, è fissata per sempre quella nostra paura. Quello oggetto è diventato una memoria della paura. 

Un embrione può non avere ancora un sistema nervoso, ma certo non è un oggetto inanimato. Al contrario, è un’entità vivente, con un grado di vitalità straordinario. Perché non dovremmo pensare dunque che anche un embrione possa assorbire l’energia della paura? Anzi, di più, che possa diventare una memoria di paura?

Sostiene il Navarro che la paura embrionale “è del tutto inconscia ed è inscritta a livello cellulare; è una paura di morte della cellula stessa come risposta ad un pericolo di morte reale (aborto!)

.  Secondo lo studioso, la paura embrionale si inscrive direttamente nel DNA. Secondo noi, si inscrive piuttosto nella Cellula Madre, anche se non è da escludere anche una modificazione del DNA. Sostiene ancora il Navarro: il “… danno embrionale è responsabile dell’autismo, di alcune neuropatie, dei tumori maligni irrecuperabili, specie infantili”. Secondo l’Autore, le malattie generate da paura embrionale hanno la natura di una sindrome irreversibile, la cui prognosi è infausta.

Ci chiediamo: dove si ancora la paura embrionale, visto che lo zigote (la prima cellula) è destinata ben presto a moltiplicarsi e a scomparire nel numero immenso delle cellule del feto? La risposta è semplice. L’ancora della paura sta nella Cellula Madre, in cui ci sarà uno strato (il più antico di tutti) del suo Arcaico del Tempo, relativo a quell’evento, che conserverà per sempre, a meno di non intervenire, la memoria della paura e i cui effetti si faranno sentire per tutta la vita dell’individuo. 

COSTRUZIONE DI UNO STRUMENTO PER AGIRE SULLE AMIGDALE

Fin qui il testo … Come dicevo precedentemente sono stati condotti numerosi esperimenti da parte mia, di Michele (che l’ha lungamente sperimentato su molti pazienti), di Sonia Germani, di Maria Sgobio, di Filippo Daniele e, ovviamente, miei. Con quali risultati? Inutile dire che si tratta di qualcosa di ampiamente sperimentale, che meriterebbe un lungo approfondimento, ma ritengo che, in ogni caso, molti di voi possano provarlo su se stessi. Inutile dire che in seguito dovranno condividere i loro risultati con appositi commenti.

Per far questo ci avvarremo dell’ottima esposizione di Francesco, persona che molti di voi in Sicilia e nel resto d’Italia, hanno iniziato a stimare. Ecco cosa ci dice Francesco:

Materiale occorrente:

1 - Midi Cleanergy (meglio se di ultima generazione)
2 - Booster (opzionale)
3 - Memoria Legàmi (molto consigliata)
4 - un cerchietto di rame identico a quelli usati per costruire i selettori (6.5 cm di diametro)
5 - carta adesiva azzurra (opzionale)
6 - cuffie per mp3 (solo cuffie nuove!!)

Ritagliate un cerchietto di rame di 6.5 cm di diametro (sempre il solito rame da sbalzo che si trova anche nei ferramenta) in modo che copra completamente la faccia OUT del Midi Cleanergy.
Foderare il cerchietto di rame con della carta adesiva blu o azzurra, in modo da isolare etericamente il tutto.
Prima di attaccare la carta adesiva al cerchietto, foratelo nella parte centrale in modo da poterci fare entrare comodamente lo spinotto delle cuffie. Abbiamo quasi finito.
Prendiamo il cerchietto di rame così rivestito e lo incastriamo nella parte OUT del nostro Cleanergy (meglio se utilizziamo anche la memoria Booster e la memoria Legàmi).
Prendiamo adesso le nostre cuffie, che è bene siano nuove. 
I magneti contenuti all’interno memorizzano tutto, quindi non è cosa buona utilizzare cuffie usate precedentemente per ascoltare robaccia.
Inserite lo spinotto delle cuffie nel foro che avete praticato nella carta adesiva blu, in modo tale che vi entri tutto e che si vada a posizionare tra rame e carta adesiva blu. Se lo avete fatto bene vedrete che lo spinotto  rimarrà attaccato comodamente al tutto.
Abbiamo finito. Adesso non resta che mettervi comodamente seduti su una bella poltrona di casa vostra ed attaccare le cuffie ai vostri meati acustici.
Per chi ne è capace, può testare un bel po’ di cose, ma in primis l’effetto sulle amigdale e sull’orecchio interno, in particolare l’effetto dello scioglimento dei Legàmi, cui questi organi sembrano essere pieni.

COME FUNZIONA LO STRUMENTO

L’energia sottile emessa dal Cleanergy si muove lungo il filo di rame fino alle cuffie, dove va ad accumularsi sui magneti e da lì agisce nell’orecchio interno.

Come e per cosa utilizzare questo semplicissimo attrezzo? Sulle vostre PAURE.

Sperimentate e SCRIVETE! E non dimenticate di graziare  Francesco per la descrizione e le foto!

PS.: un attrezzo simile e enormemente più potente si può costruire con la CPU e la Mini CPU.

2 agosto 2012 Pubblicato da | Senza categoria | , , , , , | 40 commenti

Tomatis, il Cleanergy e l’ascolto uterino (Prima Parte)

 

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La ricerca, i seminari sulla TEV (Tecnica Energo-Vibrazionale) e i prodotti a Tecnologia Cleanergy by CRESS sono espressione di concetti filosofici provenienti dalle tradizioni orientali e occidentali elaborati da Roberto Zamperini e caratterizzati da un suo personale approccio, più razionale e occidentale. Tali concetti filosofici si rifanno alla credenza che l’essere umano è anche costituito di un corpo energetico o sottile. L’energia sottile, il corpo energetico o sottile non sono riconosciuti dalla Scienza ufficiale in quanto mai dimostrati con strumenti ortodossi ufficiali.

 

tratto da La Cellula Madre

Imparare le lingue nel grembo della madre.

Alfred Tomatis ha dedicato gran parte della sua lunga vita di medico e di ricercatore alle ricerche sull’ascolto. I suoi studi, oggi ampiamente condivisi, agli inizi incontrarono la più grande ostilità da parte dell’establishment medico e scientifico. L’ascolto è così importante perché, sostiene con forza Tomatis, è la funzione che sta alla base del linguaggio, della comunicazione, della relazione e dell’evoluzione. Esiste infatti anche un “ascolto energetico”, che pure ha la sua grande importanza nelle relazioni tra due individui. L’ascolto in senso acustico, aggiungerei, è la base, per così dire, fisica dello scambio energetico. E l’ascolto inteso in tal senso, questa la più importante scoperta e rivelazione di Tomatis, è già presente in quella che lui chiamava la “notte uterina”, una condizione che inizia sin dallo stesso concepimento. Il feto, a partire dal quarto mese, è già in grado di ascoltare la voce, il respiro e il battito del cuore della madre e le voci delle altre persone a lui vicine. Immerso nel liquido amniotico, il feto riceve il suono in un modo amplificato e filtrato. E’ per queste ragioni che Tomatis ha dedicato uno studio lungo ed approfondito all’orecchio, al lungo processo evolutivo che ha portato alla sua conformazione nell’essere umano, alla sua anatomia, alla sua fisiologia.

Tomatis racconta un caso clinico illuminante …

Una sua paziente, la bambina Isabella di quattro anni, era stata portata da lui nel suo studio di Parigi perché, ancora a quella età non parlava, tanto che i suoi genitori cominciavano a preoccuparsi seriamente. La bambina fu sottoposta insieme alla mamma ad un trattamento che consisteva nel farle ascoltare la voce materna filtrata dagli strumenti elettronici di Tomatis, in modo che assomigliasse il più possibile a quanto poteva aver ascoltato nel grembo materno. La bimba ebbe subito dei rapidi miglioramenti. Ma fu il padre, dapprima totalmente scettico sulla terapia, che dette una svolta alla comprensione dei problemi di Isabella, quando avvertì il dottor Tomatis che la bimba sembrava comprendere meglio quando i suoi genitori si esprimevano tra loro in inglese. Il padre era perplesso: Isabella comprendeva meglio l’inglese che non il francese? Com’era possibile? La soluzione fornita da Tomatis fu immediata: “Sicuramente, durante la gravidanza, sua moglie ha parlato inglese”. “Assolutamente impossibile” rispose drastico il marito. 

Dopo qualche giorno, però, l’uomo ritornò dal dottore con questa rivelazione: “Aveva ragione lei. Ci siamo ricordati che [mia moglie] durante i primi tre mesi di gravidanza ha lavorato in una società di import/export nella quale si esprimeva quasi esclusivamente in inglese”. Imparare a comprendere un’altra lingua nei primi tre mesi di vita intrauterina! Sconvolgente.

Le idee di Tomatis, studiato a fondo dal mio amico Michele Bonfrate, dovevano, a suo parere, avere un riscontro importante a livello sottile. Ed aveva pienamente ragione, come spesso gli accade. Iniziammo un periodo di esperienze (ancora tutto altro che terminato) nel quale l’ascolto intrauterino trattato con le energie sottili aveva una gran parte. Soprattutto iniziammo a chiederci quale ruolo potesse avere l’orecchio nel complesso della struttura sottile. E le scoperte non tardarono ad arrivare.

L’orecchio interno e l’ascolto del passato.

Michele iniziò una sperimentazione con una semplice strumentazione di sua invenzione. Aveva collegato una normale cuffia HiFi, di quelle che si usano per ascoltare la musica, ad una CPU (CPU significa Cleanergy Professional Unit ed è un potente Cleanergy professionale amplificato). In tal modo, Michele tramite la cuffia inviava ai suoi pazienti, sovente bambini, non dei suoni, ma solo le energie sottili prodotte dalla CPU. Gli effetti c’erano sempre e, a volte, erano sorprendenti. Spesso c’erano reazioni terapeutiche molto forti, di tanto in tanto anche reazioni emozionali che portavano gli adulti al pianto. Che spiegazione dare a tutto questo?

Michele, da attento studioso di Tomatis, credeva che il mistero fosse tutto racchiuso nella fisiologia dell’orecchio, soprattutto dell’orecchio interno. Io pensavo piuttosto ad effetti sull’amigdala, il piccolo organo che funge da memoria delle paure, che poteva essere investito dall’energia sottile proprio attraverso l’orecchio e reagire liberandosi dei suoi legami. Testando i due organi, l’orecchio interno e l’amigdala, ci siamo accorti in seguito che avevamo ragione entrambi. Il lavoro successivo ci convinse di una prima verità: le energie della CPU andavano a sciogliere i legami ancorati nell’orecchio interno e questi legami erano spesso molto antichi, anzi, tanto antichi da risalire in gran parte al periodo della vita intrauterina. Utilizzare la tecnica della cuffia, insomma, era come riportare il paziente a riascoltare il suo lontano passato, sciogliendone in parte i legami con le paure da lui vissute nella gravidanza. Questo collegamento con la paura avveniva effettivamente attraverso l’amigdala.

L’orecchio interno, le emozioni e l’equilibrio

Orecchio, amigdala, paure, vita intrauterina. Le cose si complicavano, ma diventavano anche sempre più interessanti. Paure intrauterine? Generate da cosa e come poteva essere possibile ammettere che la paura agisca sull’embrione e sul feto, quando ancora il loro sistema nervoso non è fisiologicamente formato? Ragionando sulla natura dei legami, pian piano la cosa ci sembrò sempre meno incredibile. L’esperienza che ho proposto alcune righe sopra, a proposito della paura embrionale, l’ho replicata tante volte e tante volte l’hanno replicata le persone che condividono i miei interessi. Si tratta della conferma che i legami possono nidificare anche in oggetti inanimati, primi fra tutti i cristalli, l’acqua e l’olio. Perché non si dovrebbe pensare che lo stesso sia possibile nel materiale biologico, nelle stesse cellule? Tutto questo ci era sembrato subito di enorme interesse, ma solo in seguito ci rendemmo conto che le cose erano ancor più intriganti e dense di molte insospettabili potenzialità.

C’era, in ogni modo, un elemento da verificare subito: il lavoro sull’orecchio consisteva fondamentalmente nello sciogliere legami. La domanda che ci si poneva era se questi legami riguardavano solo paure vissute nella “notte uterina” o potevano essere collegabili a paure più recenti, vissute magari nella fase adulta. Sono convinto (ma potrei sbagliarmi) che gran parte dei legami presenti nell’orecchio interno risalga proprio alla fase della vita intrauterina e non più del 10% alla fase adulta e tutte le esperienze più recenti sembrano confermare più o meno questa proporzione.

L’orecchio è un organo complesso. Tomatis ha dedicato molte pagine alla sua anatomia ed alla sua fisiologia. Mi limiterò al solo orecchio interno, sintetizzando rapidamente parte delle sue conclusioni. 

L’orecchio interno è formato, essenzialmente, da quattro parti: i canali semicircolari, l’utricolo, il sacculo e la coclea. Nell’uomo i canali semicircolari sono tre, come tre sono le dimensioni spaziali: altezza, profondità e larghezza. In Matematica, un volume può definirsi con tre dimensioni: X, Y e Z, come in una sorta di cruciverba tridimensionale. La struttura su tre piani dei canali semicircolari è la rappresentazione interna delle tre dimensioni spaziali. Grazie ad essi, abbiamo la percezione della nostra posizione nello spazio. La trasduzione a livello nervoso degli spostamenti del liquido interno avviene grazie a certe cellule ciliate, in grado di trasdurre il movimento delle ciglia in segnali nervosi, che giungono al cervello che li analizza.

L’utricolo ed il sacculo contribuiscono alla nostra continua ricerca della verticalità, formando una sorta di “sestante giroscopico per il mantenimento posturale”, come lo chiama Tomatis.

La coclea è una struttura a forma di spirale, che ricorda la spirale aurea. In essa le vibrazioni dell’aria (i suoni) vengono trasdotte in segnali nervosi. E’ grazie alla coclea che udiamo. Ha anch’essa, sempre secondo Tomatis, una parte di rilievo nell’equilibrio.

In conclusione, nell’orecchio interno troviamo non solo la funzione auditiva, ma anche quella posturale. E’ nello stesso tempo sia l’organo dell’ascolto sia quello dell’equilibrio dinamico.

Se esaminiamo però l’orecchio interno dal punto di vista sottile, come abbiamo visto, le cose si complicano. Non solo la qualità dell’ascolto risente dei legami (soprattutto quelli formatisi nella vita intrauterina), ma lo stesso avviene per la capacità dell’equilibrio dinamico. Insomma, anche l’equilibrio e i problemi di postura sembrano fortemente connessi alle nostre più antiche esperienze nel grembo di nostra madre.

(SEGUE)

 

1 agosto 2012 Pubblicato da | Senza categoria | , , , , | 2 commenti

Riappropriarsi del proprio Potere. Terza Fase: metodi per sciogliere i legami (4)

Esistono almeno quattro metodi diversi per sciogliere i legami.

1) La tecnica della visualizzazione. Apparentemente il più semplice, è in realtà  lungo da eseguire e di difficile attuazione.

2) Utilizzare la Memoria Energetica LEGAMI. E’ il metodo più semplice ed efficace, ma va affiancato ad un poderoso Conosci Te Stesso per funzionare realmente.

3) Utilizzare la Memoria Energetica LEGAMI con la CPU o con la Mini CPU. Semplice, rapido, efficace.

4) Tecnica avanzata di TEV5 – TEV6. La più potente ed efficace, ma riservata a operatori TEV davvero esperti. Comunque faticosa. Qui non ne parlerò per ovvi motivi: si tratta di tecniche “universitarie”, per così dire.

Esaminiamo i primi tre metodi uno per uno …

1) LA TECNICA DELLA VISUALIZZAZIONE.

a) RILASSAMENTO. Sdraiatevi sul letto ad occhi chiusi. Se conoscete una tecnica di rilassamento, utilizzatela. Altrimenti, basta respirare con calma e regolarmente.

b) OBIETTIVO. Dopo 5 minuti di rilassamento, concentratevi sull’evento, sulla persona, sull’oggetto, sulla situazione che, nella fase precedente , abbiamo individuato essere causa della perdita di Potere. Basta pensarci di tanto in tanto, senza troppa concentrazione. Potremmo, ad esempio, limitarci a ripetere mentalmente una frase del tipo: “Mi sto concentrando su X“. Dopo qualche minuto, si potrebbe ripetere quella frase.

c) VISUALIZZARE I LEGAMI tra voi e l’obiettivo. Potete, come faccio io, visualizzarli come sottili ma tenaci elastici tra un vostro chakra (o una vostra forma-pensiero o un vostro problema, come potrebbe essere una paura, un limite, un blocco, una fobia, eccetera) e la causa dei legami. Notate che la causa può essere nota (un certo evento, una certa persona, un certo oggetto, una certa situazione), ma anche ignoto. Una fobia, ad esempio, è un insieme di legami che ci legano il più delle volte ad una causa a noi ignota. Gli attacchi di panico sono sovente collegati ad un incremento di impegni e di responsabilità che non ci sentiamo in grado di superare. Non è detto che si sappiano individuare quale sia l’impegno, quale la responsabilità. In tal caso, si può utilizzare la tecnica, immaginando che ci sia una causa ma noi non la consociamo. E’ possibile che, avanzando con l’esercizio, la causa occulta si manifesti con grande chiarezza alla nostra mente.

Questi legami dovrebbero essere visualizzati in numero enorme. Immaginate una fitta rete di fili sottili che vi uniscono alla causa X.

I legami possono essere utilmente visualizzati come fili elastici dotati di due ganci: uno attaccato a voi, ad un vostro chakra, un vostro problema, una vostra forma-pensiero, una paura, una fobia.

d) SCIOGLIMENTO DEI LEGAMI. Immaginate di sganciare gli ami presso di voi. Non tagliateli: sganciateli! Visualizzate i legami che, come elastici, ritornano alla causa X. Ripetete più e più volte.

2) UTILIZZARE LA MEMORIA ENERGETICA LEGAMI.

a) Come nella tecnica precedente, sdraiatevi sul letto. Non è necessario un profondo rilassamento come precedentemente. Basta essere calmi.

b) Piazzate sulla vostra fronte il Cleanergy + la ME LEGAMI (Legami va sulla parte IN del Midi Cleanergy, là dove c’è scritto Cleanergy).

c) Limitatevi a ripetere mentalmente una frase del tipo: “Mi sto concentrando su X“. Dopo qualche minuto, si potrebbe ripetere ancora una volta quella frase.

d) Dopo un quarto d’ora l’esercizio è terminato.

La ME LEGAMI la trovate QUI.

3) UTILIZZARE LA MEMORIA ENERGETICA LEGAMI con la CPU o con la Mini CPU.

Può essere applicata ad una terza persona. Come sopra, ma utilizzando la ME LEGAMI e collegando il chakra frontale o l’ajna o il solare con un elettrodo alla macchina.

Cliccate sulle immagini per ingrandirle.

La CPU e la Mini CPU le trovate QUI.

Nella prossima fase dovremo testare gli effetti di quanto abbiamo fatto sin qui.

17 maggio 2012 Pubblicato da | Senza categoria | , , , , | 55 commenti

   

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