Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

Alla ricerca di Atlantide (1)

… davanti a quell’imboccatura che, come dite, voi chiamate colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra), aveva un’isola, e quest’isola era più grande della Libia (in quel periodo si intendeva l’Africa nord occidentale) e dell’Asia messe insieme: partendo da quella era possibile raggiungere le altre isole per coloro che allora compivano le traversate, e dalle isole a tutto il continente opposto che si trovava intorno a quel vero mare. Infatti tutto quanto è compreso nei limiti dell’imboccatura di cui ho parlato appare come un porto caratterizzato da una stretta entrata: quell’altro mare, invece, puoi effettivamente chiamarlo mare e quella terra che interamente lo circonda puoi veramente e assai giustamente chiamarla continente. In quest’isola di Atlantide vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia. Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione, la nostra, e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura. Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare: perciò anche adesso quella parte di mare è impraticabile e inesplorata, poiché lo impedisce l’enorme deposito di fango che vi è sul fondo formato dall’isola quando si adagiò sul fondale”…

…prima dell’immane rovina causata dalle acque, a città degli Ateniesi era la migliore in guerra e, soprattutto, sotto ogni punto di vista, era governata da ottime leggi: ad essa si attribuiscono le imprese più belle e le costituzioni migliori fra quelle di cui noi abbiamo accolto la tradizione sotto il cielo”…

… Quando invece gli dèi, purificando la terra con l’acqua, la sommergono, i bifolchi e i pastori che sono sui monti si salvano, mentre coloro che abitano nelle vostre città vengono trasportati dai fiumi nel mare …

… perché in primo luogo voi ricordate un solo diluvio della terra, mentre in precedenza ve ne sono stati molti, e in secondo luogo non sapete che nella vostra regione, presso di voi, ha avuto origine la stirpe più onorevole e più nobile di uomini, dai quali provenite tu e tutta la città che adesso è vostra, essendo allora rimasto un piccolo seme; ma voi lo ignorate perché i superstiti per molte generazioni morirono muti per non conoscere le lettere …

… Per prima cosa ricordiamoci che in totale erano novemila anni da quando, come si racconta, scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano al di là rispetto alle Colonne di Eracle (colonne d’Ercole) e tutti quelli che abitano al di qua; e questa guerra bisogna ora descriverla compiutamente. A capo degli uni dunque, si diceva, era questa città, che sostenne la guerra per tutto il tempo, gli altri invece erano sotto il comando dei re dell’isola di Atlantide, la quale, come dicemmo, era a quel tempo più grande della Libia e dell’Asia, mentre adesso, sommersa da terremoti, è una melma insormontabile che impedisce il passo a coloro che navigano da qui per raggiungere il mare aperto, per cui il viaggio non va oltre …

La stirpe di Atlante dunque fu numerosa e onorata, e poiché era sempre il re più vecchio a trasmettere al più vecchio dei suoi figli il potere, preservarono il regno per molte generazioni, acquistando ricchezze in quantità tale quante mai ve n’erano state prima in nessun dominio di re, né mai facilmente ve ne saranno in avvenire, e d’altra parte potendo disporre di tutto ciò di cui fosse necessario disporre nella città e nel resto del paese. Infatti molte risorse, grazie al loro predominio, provenivano loro dall’esterno, ma la maggior parte le offriva l’isola stessa per le necessità della vita: in primo luogo tutti i metalli, allo stato solido o fuso, che vengono estratti dalle miniere, sia quello del quale oggi si conosce solo il nome – a quel tempo invece la sostanza era più di un nome, l’oricalco, (ancora ad oggi non si sa per certo a quale materiale si riferisca, l’ipotesi storica più plausibile lo identifica con l’ottone) estratto dalla terra in molti luoghi dell’isola, ed era il più prezioso, a parte l’oro, tra i metalli che esistevano allora – sia tutto ciò che le foreste offrono per i lavori dei carpentieri: tutto produceva in abbondanza, e nutriva poi a sufficienza animali domestici e selvaggi.

(Platone: Timeo e Crizia)

Dove stava Atlantide?

Come sappiamo, la principale – ma non l’unica – fonte di informazione su Atlantide è Platone che, nel Timeo e in Crizia, (testo del Crizia: QUI) fornisce una serie di informazioni sul continente scomparso di precisione straordinaria. Sappiamo anche che la maggior parte degli storici moderni, seguendo un loro vizio più tenace del fumo e della cocaina, continuano a considerare gli scritti del grande Maestro nulla che che un mito. Inutile ricordare le tante volte in cui la loro presunzione ha sbattuto la faccia contro la porta cocciuta della verità. Da Romolo a Troia e perfino ad Enea e al suo viaggio fatale verso le coste d’Italia, senza contare le tante, tantissime altre occasioni in cui questo è accaduto, l’esperienza dovrebbe consigliare un atteggiamento più cauto, parlando del mito come di una fonte storica quanto meno potenziale. Nulla di più strano, dunque, che gli indizi sulla reale esistenza di Atlantide sembrino accumularsi anno dopo anno. Il continente scomparso fu, probabilmente, nulla più che un’isola, magari grande, ma forse non un continente. Ed è presumibile che l’isola si trovasse, come afferma Platone, nell’Oceano Atlantico, magari nei pressi della costa africana.javascript:;

1) In Sardegna. Dove avrebbe potuto essere Atlantide? Scarterei a priori tutte le teorie che la vorrebbero dentro al mediterraneo, come sostiene Sergio Frau. Si tratta di una tesi di grande valore, intendiamoci, ma che lascia aperti troppi interrogativi. Probabilmente contiene una verità: la Sardegna e gran parte del Tirreno furono vittime di un terribile tsunami che distrusse intere civiltà e in particolare quella dei Shardana di Sardegna. Se invece prendiamo alla lettera Platone, il Maestro dice che l’isola stava al di là delle colonne d’Ercole e, a meno di spostare le colonne in mezzo al Mediterraneo come fa il Frau, ne deduciamo che effettivamente si doveva trovare in Atlantico, anche se magari non nel suo mezzo. (Chi è comunque interessato alla teoria di Frau, potrà leggere il suo ottimo ed interessante sito Al di là delle Colonne d’Ercole c’era un’isola… )

2) Fu Santorini. Ecco cosa dice WikipediaUna tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del Novecento, sostien

e che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica (civiltà cretese dell’età del bronzo), che ebbe fine intorno al 1450 a.C., in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l’esplosione del vulca

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o dell’isola di Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell’isola e giganteschi terremoti: l’esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una terrificante onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste (le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell’Egeo in sole due ore, raggiungendo un’altezza di circa trenta metri), a cui sarebbero seguite entro due-tre giorni le ceneri riversate dall’esplosione vulcanica.

3) Atlantide stava in Spagna. Una tra le molte teorie recenti collocherebbe Atlantide in Spagna, precisamente in Andalusia, vicino Cadice. È l’opinione dello studioso tedesco Rainer Kuehne che si avvale di rilevazioni satellitari, attribuite però a Georgeos Dìaz-Montexano. Qualcosa combacia, come la forma delle strutture rilevate e l’ambientazione vicino a montagne (in questo caso la Sierra Morena e la Sierra Nevada), come le descrizioni di Platone, in cui sono anche presenti ricche miniere di rame. Tuttavia, se avesse ragione Kuehne, non si tratterebbe di un’isola, come vuole la tradizione, e le dimensioni rilevate dal satellite non combaciano con quelle di Platone.

4) E se Atlantide fosse stata proprio dove dice Platone? Ovvero nell’Oceano Atlantico…

Non sono un esperto di Atlantide, ho solo l’impressione che il ciclo atlantideo meriti qualcosa di più da parte degli storici di professione di qualche sorrisetto di compatimento destinato a quei tanti che hanno passato una vita a studiarlo. Ecco una notizia che mi sembra sia stata sottovalutata, tratta dal sito ACAM:

Nel 1974 la nave per ricerche oceanografiche Akademik Petrovsky fotografò i fondali intorno all’arcipelago delle isole Horseshoe, 450 chilometri ad ovest di Gibilterra. Al momento dello sviluppo si potè nota

re che la cima della montagna sottomarina Ampére, un altipiano subacqueo che si innalza dalle profondità oceaniche fino a 60 metri dalla superfice, mostrava insolite conformazioni sottoforma di grandi pietre apparentemente lavorate, enormi blocchi rettangolari che rammenterebbero i ruderi di antiche costruzioni in pietra …

Reperti sottomarini sono stati rilevati strumentalmente anche da altre spedizioni oceanografiche internazionali. Nelle isole Canarie, poi, esisterebbero alcuni tunnel subacquei in cui è possibile trovare resti di una civiltà precedente quella indigena delle Isole. Almeno questo è quanto affermano i componenti di una spedizione italiana organizzata nel 1981 dalla rivista Mondo Sommerso. Il giornalista-esploratore Pippo Cappellano, capo della spedizione, ha visitato i tunnel sommersi personalmente e ha trovato lastroni squadrati di natura artificiale molto simili a un’antica pavimentazione.

Egli, pur lasciando ampio margine al dubbio, ha dichiarato: “Potrebbe essere l’Atlantide, forse no. Ma quello che abbiamo visto deve essere per forza la testimonianza di una grande città sommersa. Non è impossibile che migliaia di anni prima dei Guanchos (l’antica popolazione indigena delle Canarie) altri uomini abbiano costruito una città, scavato canali, e attrezzato porti. Ma ci vogliono le prove …”.

Tartesso: una colonia di Atlantide sulla foce del Quadalquivir …

Cos’è Tartesso? Ecco cosa dice Wikipedia:

Tartesso è un’antica città-stato protostorica dell’Iberia meridionale, di ubicazione incerta, probabilmente in Andalusia nei pressi della foce del Guadalquivir e forse adesso sotto il livello del mare.

Dunque, una città che sarebbe stata inghiottita dal mare? E, soprattutto, una città che non sembra affatto solo un mito… Ma notizie ben più interessanti vengono riprese dal sito Il Fatto Storico:

Alla ricerca di Tartesso FEBBRAIO 6, 2010 by aezio

La provincia di Huelva (Sobreira/wiki)

I ricercatori del Consejo Superior de Investigaciones cientificas (CSIC), coordinati dall’archeologo Sebastian Celestino, stanno esaminando una zona paludosa del Parco nazionale di Doñana, in Andalusia (Spagna): pensano che qui si possa trovare l’antica ‘città-stato’ di Tartesso. Finora questa regione non veniva presa in considerazione perchè creduta sommersa sin dall’ultima glaciazione.

Nuove prove, però, suggeriscono che le acque potrebbero essersi ritirate in tempo per la costruzione di un centro urbano – prima che uno tsunami distruggesse l’intera area. La paludi di Hinojos, un’area vicino alla foce del fiume Guadalquivir, sono state indicate come il sito dove più probabilmente rimangono le tracce della città perduta.  Non a caso, dall’altra parte del fiume, sono già stati trovati resti della cultura di Tartesso.

Delle foto aeree mostrano i segni di grandi forme circolari e rettangolari – forse, prodotte dall’uomo-. Oltre a ciò, esistono resoconti di geografi Greci, tra cui Strabone (GeografiaIII, 2-8), che indicano in questo parco un possibile sito. La civiltà di Tartesso si sviluppò nella penisola iberica meridionale tra l’XI e il VII secolo a.C. e divenne ricca commerciando oro e argento da miniere locali.

Viste le somiglianze della lingua tartessica con le lingue indoeuropee anatoliche (quali l’ittita e il luvio) e con l’etrusco, un’ipotesi è che i fondatori della città fossero i cosiddettiTeres dei Popoli del mareDa alcuni è stata pure associata ad Atlantide: secondo l’archeologo Georgeos Diaz-Montexano “[…] Atlantide non era una semplice invenzione, una favola o un mito, ma una storia vera come Platone ha sempre sostenuto. Atlantide non è vicino a dove sta cercando la CSIC, ma è lì vicino”. Questa localizzazione di Atlantide sarebbe solo l’ultima di una lunga lista che include varie isole mediterranee, le Azzorre, il deserto del Sahara, l’America centrale e l’Antartide.

Un attento lettore di quel sito però controbatte: Per quanto riguarda Tartesso, non capisco come mai nello scritto riportato non si faccia il minimo cenno alla probabile localizzazione di Tarsis nella zona della Sardegna sud occidentale, e precisamente di Tharros, nome che già nell’assonanza ci porta a Tarsis. Questa località, dopo la scoperta della stele di Nora che si fa risalire al IX secolo a.C. (anteriore alla presenza fenicia nella penisola iberica) , ha acquistato ancora più credito come principale sito fenicio-punico dell’occidente, testa di ponte dei traffici mediterranei tra la Fenicia, l’Egitto, Israele, Cartagine e il limite estremo del mare occidentale. Molti specialisti, storici, biblisti e archeologi, sono dell’opinione che Tarsis, come esplicitato tante volte nella Bibbia, corrisponda alla località che ancora oggi viene chiamata Tharros, vicino ad Oristano.

File:Tartessos.svg

13 aprile 2010 - Posted by | Storia | , , , ,

3 commenti »

  1. Secondo me, una delle domande fondamentali che ci dobbiamo porre per capire il senso di Atlantide è: perché ha proprio questo nome? Percé questa civiltà prendeva il nome dal dio Atlante?

    Commento di Alyth | 13 aprile 2010 | Rispondi

  2. Leggi la seconda parte …
    Il toro e la vacca, l’Orsa Maggiore, il cerchio magico, … Ti ricorda nulla? (Ma non credo ad un’origine atlantidea dei Nostri, o almeno non SOLO ad un’origine atlantidea…)

    Commento di zaro41 | 13 aprile 2010 | Rispondi

  3. Da “Cerchio Firenze 77 – Dai Mondi Invisibili – Kempis”

    Atlantide, leggenda o realtà?
    Realtà: lo possiamo gridare senza tema di smentita. Paradisiaca terra dalla meravigliosa civiltà, dagli abitanti semidei dalle forme armoniosissime, dalle immense ricchezze, paese della felicità. Tu, Atlantide, hai ispirato la fantasia dei poeti, l’inventiva degli scrittori, il sorriso degli scettici, ma tu sei stata una realtà vera tanto da rasentare la fantasia.
    Di te parla il mito che ti vuole regno del gelosissimo Dio Poseidone, tremendamente geloso di Clito, il quale, per salvare questa fanciulla dal temuto rapimento di altri Dei, circondò l’isola di gigantesche montagne irte e rocciose, strapiombanti sull’oceano. Clito è la civiltà che i tuoi abitanti raggiunsero.
    I tuoi sapienti non erano materialisti, i tuoi sacerdoti non erano degli incapaci: scienza e religione collimavano. La suprema sapienza, l’alta magia erano le basi della tua civiltà. I tuoi figli bandirono l’infelicità, non dandosi ad orge morbose, ma vivendo nell’armonia del loro essere. Essi non avevano bisogno di rubare per mangiare, poiché eri la terra dagli innumerevoli tesori.
    La tua giustizia era la giustizia divina: chi si rendeva colpevole di una colpa grave, veniva allontanato da te al di là del mare, e solo in questo stava la punizione.
    Che cosa è l’attuale civiltà in confronto alla tua? Non conoscevi tu, forse, l’eletricità, la carta, il vetro e mille altre cose che i figli d’oggi credono d’essere gli unici a possedere?
    I tuoi abitanti non avevano bisogno del telefono e della televisione,
    perché avevano il dono della veggenza, e con questa comunicavano a distanza. Conoscevano benissimo la navigazione a vela, per cui furono possibili i contatti con Egizi, Assiri, Babilonesi, Greci, Incas. Ma spesse volte sospendevano, per intere generazioni, i contatti con gli stranieri: sapevano che il segreto della loro felicità era pericoloso e che, se fosse caduto in mano a chi non l’avesse saputo adoperare a scopo umanitario, si sarebbe trasformato in una terribile calamità.
    Ridente la tua posizione, circondata dall’Oceano: ad occidente l’America, a oriente l’Africa, che aveva nel Marocco il punto a te più vicino; tutto era bellezza e felicità in te, Atlantide.
    La tua fine avvenne quando i tuoi figli cessarono il loro ciclo evolutivo sulla terra e cominciarono a incamarsi nel tuo seno i malvagi. Essi profanarono la tua civiltà, attirando su di loro la più terribile maledizione che l’uomo possa ricevere.
    In ventiquattro ore un cataclisma ti distrusse, ti seppellì in fondo al mare.
    Addio Atlantide, terra immaginosa di felicità! Il mare
    parla di te: quando è calmo, della tua felicità; quando è tempestoso, della tua fine. Nessun malvagio verrà piú a turbare la tua pace, in fondo a quell’oceano che porta il tuo nome, o Atlantide. Di te non rimangono che le piú alte vette delle tue montagne: oggi isole Azzorre, Canarie, Capo Verde.
    Esse sono un monito per l’umano, un insegnamento ai figli di questa civiltà, un ringraziamento a Dio, che ha voluto occultarti perché piú oltre tu non fossi profanata. Atlantide, addio!

    Commento di gio904 | 27 agosto 2010 | Rispondi


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