Il blog di Roberto Zamperini

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Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: ma chi era Re Artù? (2)

Supporrò ora che siate arrivati a Glastonbury, che, trovata una sistemazione in qualche bred&breakfast, da queste parti più sporchetti del solito, che siate sopravvissuti alla vista

(1) di cercatori di UFO (gli alieni, non si sa perché, adorano scorrazzare sopra questi luoghi con i loro UFO);

(2) di colonne di preti e sacerdotesse druidi , tutti regolarmente coperti di candide vesti e dotati di lunghi bastoni, esattamente conformi alle illustrazioni dei depliant in distribuzione nelle librerie del paese;

(3) di esploratori New Age alla ricerca di cerchi nel grano, che sono sempre più complessi da quando hanno incominciato a calare le visite nei siti internet ad essi dedicati (ammesso che abbiate resistito alla tentazione di frequentare un seminario sulla natura occulta degli stessi cerchi)

e, infine, affranti da tutto ciò e dalla pessima colazione servita in uno sporco pub unsaccoalternativo, abbiate deciso di capirci qualcosa di questa Gerusalemme d’Occidente e vi siate chiesti finalmente:

ma, insomma, questo Re Artù è solo una favola inventata dal locale ufficio del turismo

o c’è qualcosa di vero?


Difficile non dare il massimo credito alla prima ipotesi, soprattutto dopo che avrete letto negli opuscoli pubblicitari della storia di questo tale Giuseppe d’Arimatea, personaggio la cui storicità non sembra più solida di quella di Babbo Natale, che avrebbe navigato dal Mediterraneo al Mare Oceano e poi fino alle infide sponde della Britannia, per portare seco un’ampolla col sangue di Cristo o, secondo un’altra versione ancor più incredibile, l’avrebbe  trasportato proprio nel calice utilizzato nell’ultima cena. Per non parlare del fatto che, secondo un’altra leggenda che circola da queste parti, il Giuseppe in questione avrebbe seppellito il tutto alle porte di Glastonbury o nei pressi di una fonte di acqua ferroginosa, rossa come il sangue del Cristo!

Per restare alla Bibbia ed al Vecchio Testamento, come non ricordare William Blake, la cui opera è oggi considerata estremamente significativa e fonte di ispirazione sia nell’ambito della poesia sia delle arti visive. Secondo un critico contemporanea un critico contemporaneo, Blake è stato di gran lunga il più grande artista che la Gran Bretagna abbia mai prodotto.” (Wikipedia). Ebbene, Blake si definiva capace di discutere e confrontarsi con i profeti dell’Antico Testamento. … e profuse un grande sforzo per creare le illustrazioni per il Libro di Giobbe, ma l’amore dell’artista per la Bibbia si affiancava ad un’aperta ostilità verso la Chiesa d’Inghilterra, e le sue convinzioni religiose erano influenzate dall’attrazione per il Misticismo e dalla fascinazione verso il movimento romantico che a quel tempo era in pieno sviluppo.

Infine, la sua opera può essere considerata rivoluzionaria – e romantica – anche per altre direttrici culturali: è tra i primi a rivalutare i miti nordici (Ossian) e quelli della classicità greca e romana (Omero, Ovidio), recuperando l’interesse per il medioevo e il mondo gotico. (Roberto Marchi). Insomma, Blake ha senz’altro avuto una parte importante nello sviluppo dei miti che circondano oggi Glastonbury.

Ma ritorniamo a Re Artù. La filmografia fino a Walt Disney ce lo rappresenta sempre come un campione della cavalleria medievale, eppure, ammesso che egli sia mai esistito, non può non essere stato che un romano-britanno, ovvero niente lunghe chiome, né barbe incolte, ma capelli corti e barbe rasate alla romana! Non possiamo non ricordare che ci troviamo in luoghi assai prossimi a Bath, la città romana famosa per le sue terme ancor oggi funzionanti. Si tratta della moderna città costruita sulle tracce di Aquae Sulis, dedicata alla Dea Sulis Minerva. Tutt’intorno ricchi villaggi e ville testimoniano una presenza florida e tranquilla. Un’esistenza piombata però nel terrore quando, nel 410 dC, giunse come un fulmine a ciel sereno, la notizia che Alarico aveva messo a sacco la capitale dell’Impero.

Di colpo, in gran parte del mondo civilizzato di allora, ci si rese conto che le legioni romane non avrebbero più bloccato l’assalto dei barbari e bisognava cavarsela da soli. E, intorno alla Britannia, c’erano i pirati anglosassoni pronti a mettere a ferro e fuoco quella ricca regione. A parte Londinium (oggi Londra), Lundensium (oggi Lincoln), Mamucium (oggi  Manchester), Bremetenacum Veteranorum (oggi Ribchester), Cambodunum (oggi Slack), Eburacum (oggi York), Pons Aelius (oggi Newcastle), Castra Exploratorum (oggi Netherby)  e tante, tante altre di cui s’è perso perfino il nome, intorno a Bath c’era Venta (oggi Winchester, nello Hampshire). A difesa della zona vi era stata la Legio Sextae Victrix (la Sesta Legione Vittoriosa) e non è improbabile che il leggendario Re Artù ne facesse parte.

Insomma: se davvero è esistito, Re Artù era un britanno-romano, parlava latino (e probabilmente anche qualche dialetto locale), si radeva la barba e si tagliava i capelli, andava alle terme, calzava le caligae e deve aver combattuto una disperata guerra di resistenza contro gli invasori anglosassoni, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo. Si sta parlando, cioè, dei decenni che sono seguiti alla caduta dell’Impero Romano. Altro che duelli cavallereschi! Purtroppo per Re Artù (e forse anche per il resto dell’Occidente) la sua lotta coraggiosa potette solo rallentare la conquista degli anglosassoni, che alla fine invasero il Paese depredando, distruggendo, incendiando città, stuprando e massacrando. La fine della Civiltà.

C’è qualcosa di vero in questo o è tutto solo leggenda? Bene, in effetti alcuni scavi archeologici mostrano che nel periodo in cui si pensa che sia vissuto Artù, l‘espansionismo degli anglosassoni subì una battuta d’arresto per un periodo di tempo pari a circa un’intera generazione. Se effettivamente si trattò di una figura storica, il centro del suo potere potrebbe essere stato nelle aree celtiche del Galles e della Cornovaglia o nella zona chiamata Yr Hen Ogledd che comprendeva l’Inghilterra nord-occidentale e la Scozia meridionale. Alcune teorie lo pongono anche in Bretagna (regione della Francia). Quest’ultima è comunque un’altra questione molto controversa. In ogni caso le discussioni su quale fosse la sua zona d’influenza e quanto fosse vasta, nonché su che tipo di potere effettivamente esercitasse, continuano tuttora. (Wikipedia)

Dunque:

1) se è davvero esistito, Artù è vissuto nel V o VI secolo;

2) era un romano-britanno;

3) probabilmente la sua sfera d’azione era la Cornovaglia, ma forse ha avuto rapporti anche con la Bretagna francese;

4) ha combattuto una guerra di resistenza contro l’invasione anglosassone, perdendo alla fine la sua lotta;

5) forse era un ufficiale (un praefectus o un dux) della VI legione di Britannia.

Ma il bello deve ancora venire…

(segue)

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© Roberto Zamperini



29 giugno 2010 - Posted by | Ambiente, Radiestesia, Storia | , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. bene, bene,
    andiamo a conoscere questo Arctùrus!
    (hmm, ho detto Arc?!)

    Commento di SkyLuke | 29 giugno 2010 | Rispondi

  2. secondo rodolfo il glabro affascinante cronista dell anno mille nel buio del suo tempo esistevano uomini-faro ,così splendenti e saggi da illuminare e dirigere l oscurità,l epica medioevale anglosassone,ci racconta di un arthur invincibile,le cui gesta si sono protratte per due o tre secoli.di arthur ce ne sono stati diversi,magari simili perchè degni di entrare nella leggenda.propendo per il soprannome attrbuito a più re.un caso simile è dato dal nome minosse.non era l uomo singolo ma le sue straordinarie capacità a renderlo degno del nome.vorrei un tuo commento o una tua valutazione sulla misteriosa chiesa di san galgano

    Commento di marisa | 26 luglio 2010 | Rispondi


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