Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

Caligola: e se non fosse stato tanto cattivo come ce lo hanno sempre dipinto?

Un altro imperatore amato dal popolo ma poi dannato: Caligola. Quale la verità? Quella che ci raccontano la storiografia ortodossa e il cinema o le risultanze di nuovi studi come quelli del professore Filipponi?

“Caligola il Sublime”: il genio politico di un uomo che tutti credevano pazzo (FONTE)

Lo storico e filologo Angelo Filipponi presenta il suo ultimo libro. Un ritratto insolito dell’erede al trono di Tiberio, un imperatore che la storia tramanda come folle. E invece fu un leader amato dal popolo e odiato dal Senato romano che lo fece assassinare. Angelo Filipponi nasce a Folignano nel 1939, ha insegnato all’Istituto Magistrale di Ripatransone e ai licei Classico e Scientifico di San Benedetto del Tronto, città in cui vive.

La storia e i suoi attori. Menti sublimi che muovono i popoli e reggono le redini di un impero immenso e complesso per la multietnicità che lo caratterizza. Condottieri che investono la propria figura di condizione divina. Così fu Gaio Giulio Cesare Caligola Germanico, imperatore dal 16 marzo del 37 al 25 gennaio del 41 d.C. Appartenente alla dinastia giulio-claudia, è stato sempre ricordato dalle fonti storiche come un despota, noto per stravaganza, eccentricità e depravazione. Angelo Filipponi, storico e filologo, nonché autore di numerosi saggi storici, nel suo libro “Caligola il Sublime”, (edito da Cattedrale di Canalini e Santoni, Ancona ottobre 2008), ci presenta una nuova immagine del terzo imperatore romano.

Professor Filipponi, perché ha scelto di approfondire proprio la figura di Caligola?

«Durante i miei studi sulle origini del Cristianesimo, ho rilevato un buco storico negli anni dal 32 al 36 e, nel tentativo di colmare questo periodo, ho avuto modo di conoscere meglio un importante protagonista dell’imperialismo romano. Diverso dalla concezione che la storia ci ha tramandato. Per questo ho ritenuto doveroso approfondirne la figura sotto un nuovo punto di vista, che tiene conto della sua appartenenza alla dinastia giulio-claudia».

Qual è il Caligola che emerge dalle sue ricerche?

«Un personaggio di grande fascino, un genio della leadership politica e della giurisprudenza. Figlio di Germanico, generale molto amato dal popolo romano morto a 33 ad Antiochia, scampa all’attentato di Elio Seiano, capo dei pretoriani che fa uccidere anche il figlio di Tiberio, grazie a sua nonna Atonia Minor, che ne scopre il progetto, lo rivela a Tiberio che lo fa giustiziare. Nel 37 Tiberio muore e Caligola sale al potere. Ci furono nove mesi di festeggiamenti in tutto l’impero. Il nuovo imperatore è osannato dal popolo e dalle forze militari, ammirato anche dai suoi nemici. Sa gestire la sua popolarità come nessun altro personaggio della storia».

Cosa esprime il concetto di “neoteropoiia” che è alla base della sua rilettura del personaggio Caligola come genio politico e giuridico?

«Il termine neoteropoiia sta ad indicare la sua politica di innovatore e sovvertitore e la sua volontà di guidare l’impero in prima persona, a differenza di Tiberio che ne aveva affidato la gestione a Seiano prima e a Macrone poi. Rafforza l’apparato burocratico tiberiano: costituisce ministeri, affidati a giovani di origine servile abituati alla gestione. Toglie potere ai senatori, che avevano sempre tramato contro gli imperatori e disperso le ricchezze delle province. Organizza pranzi epocali per ingraziarsi i favori delle grandi personalità, realizza costruzioni imponenti come le navi-città di Nemi, lunghe oltre 70 metri e impreziosite con sovrastrutture murarie, bronzi e marmi».

Perché la sua figura è così peculiare?

«Potente e intelligente, Caligola fa del concetto dell’ektheosis, la forza del suo personaggio: asserisce la sua divinità paragonandosi a Zeus. Ipotizza persino di mettere la sua statua all’interno del tempio di Gerusalemme, scontrandosi con il mondo giudaico. Desiste dal suo intento per intercessione del maestro Erode Agrippa, ma il potere senza limiti di cui si era investito minerà la sicurezza della sua vita».

Come muore il “dio” Caligola?

«Ripresosi da un periodo di malattia che aveva tenuto l’impero col fiato sospeso, si rende conto della falsità e della corruzione della corte romana, che non aveva esitato ad ammiccare al giovane Tiberio come possibile successore. Decide allora di trasferire la capitale in Alessandria d’Egitto. Prima della partenza, il 23 gennaio del 41, viene circondato dai pretoriani e assassinato».

Perché la storia lo ha dipinto come “pazzo”?

«Secondo i miei studi, i nemici storici di Caligola sono due: il filosofo Seneca e i Giudei ellenisti, commercianti che dominavano il Mediterraneo e le rotte per l’India e la Cina. Per loro, le idee politico-economiche di Caligola e la sua presenza in Oriente, avrebbero costituito uno scomodo ostacolo».

fonte: http://www.sambenedettoggi.it/2009/04/02/70848/“caligola-il-sublime”-il-genio-politico-di-un-uomo-che-tutti-credevano-pazzo/

__________________________________________________________________

Uno scritto del professor Filipponi

Fonte http://www.angelofilipponi.com/html/Caligola_il_Sublime.php

Il saggio storico Caligola il Sublime (Cattedrale, Ancona 2008) è  un’ opera complessa  di ricerca incrociata tra fonti  ebraiche (Filone e Flavio ) e Latine (Velleio Patercolo,  Seneca,  Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Tacito, Svetonio,  Plinio il Giovane, Giovenale ed altri ) e Greche (Dione Crisostomo, Plutarco,  Dione Cassio ed altri ).

La risultanza  è un’altra figura di Gaio Giulio Cesare Caligola Germanico, imperatore dal 16 Marzo 37 d.C. al 25 gennaio 41 d.C.,   e di conseguenza un’altra lettura della storia romana, giulio-claudia. Viene totalmente rovesciata la valutazione di  insania- moria (e termini  simili) di Caligola, rilevata  come inesistente  e come costruita dall’elemento giudaico perseguitato e da Seneca e senatori, esautorati come classe dominante, poi amplificata dalle dinastie successive, dopo la fine della domus Giulio-claudia .

L’esame della pazzia secondo i canoni medici dell’epoca dimostra che Caligola non dice cose insensate nè compie stranezze, ma è logico e conseguenziale in ogni manifestazione ed è così abile da creare piani operativi a breve e a lunga scadenza come la neoteropoiia e l’ektheosis, propri di una mente geniale, sublime, magnanima.Infatti non solo non è squilibrato mentalmente e strano nei comportamenti ma è riconosciuto da tutti gli storici, perfino dai più nemici,  uomo di mente superiore ai contemporanei.

Tutte le  fonti sono concordi nel rilevare la perspicacia intellettiva, la grandiosità di azione, la creatività personale e la potenza di elocuzione specie nel genus iudiciale, tanto da  poterlo  valutare  perfetto  secondo le formule dell’orator di Cicerone in quanto  piano nel provare, temperato nel dilettare e veemente nel persuadere.Sulla base  dell’ingenium, riconosciuto da tutti, si è rilevata la sua ricerca del sublime, tipica di un giovane impostato secondo anomalia (cfr Peri Ypsous) e teso all’adrepebolon (ad alte mete), convinto di poter  rinnovare l’ecumene,  seguendo nuove formule politiche: neoteropoiia come pratica di un nuovo sistema politico ed ektheosis come applicazione della divinità imperiale, sono le forme più significative  del suo regno che annullano  le  strutture  equivoche di  Res publica e di Principato, coesistenti a parole, ma di fatto già abrogate.

La sua impostazione sublime, oltre ad influenzare la cultura successiva e la politica imperiale, comporta nel Cinquecento, oltre alla interpretazione della pazzia/moria in senso erasmiano,  la sperimentazione poetica di fine secolo, e, tramite Burke, la revisione di Kant  con la conseguente cultura idealistica  fino agli  esiti decadenti dell’intuizionismo  bergsoniano e del superomismo nietzschiano.

Caligola il Sublime è opera divisa in due parti.

La prima parte, dopo l’impostazione generale per evidenziare la sublimità della mente di Caligola, esamina la vicenda tragica di un ragazzo, destinato all’impero e costretto a vedere lo sterminio della propria famiglia, a vivere, sballottato da una casa ad un’altra, un periodo  con la madre, uno con la bisnonna Livia Drusilla, uno con la nonna Antonia Minor, ed un altro, infine, con Tiberio  che, domiciliato a Capri, ha demandato il potere a Seiano, persecutore della madre e dei fratelli.

A Capri per sei anni  sotto lo sguardo vigile di Tiberio, desideroso di lasciare la sua eredità imperiale al nipote diretto Tiberio Gemello e non a Gaio, viene rilevata la sua strategia difensiva per non soccombere, mediante l’ obbedienza e l’accettazione della guida dell’imperatore,  mediante lo studio dello scetticismo e la ricerca di alleanze (quella di Silano, di Macrone e di  Giulio Erode Agrippa) in un ambiente, panoramicamente, tra i più belli del mondo, ma anche in un contesto di intrighi e di adulazione, dove ogni parola può diventare capo di accusa e quindi di morte.

Nella seconda parte, dopo la fase iniziale di regno, considerato il più fortunato di ogni tempo e ritenuto bios kronicos (vita saturnia) e dopo la malattia, mentre gli storici cominciano a parlare solo di un Caligola ut monstrum  non più principe, noi abbiamo rilevato la grandiosità del disegno pianificato della neoteropoiia, nonostante l’acuta sofferenza della morte della sorella Drusilla, le congiure dei consolari, di Getulico, di Lepido, delle sorelle e  di altri.

La sua politica di neoteropoios (di innovatore e sovvertitore) è un normale  tentativo di essere sovrano in una città, prima,  e poi nel mondo, dove era mancata la guida di un imperatore come Tiberio che, invece di regnare nell’ultino dodicennio,  aveva  affidato la gestione a Seiano prima e a Macrone poi, ed aveva creato un grande apparato amministrativo, finanziario e fiscale, esautorando lentamente senato ed equites.

La sovranità, imposta a Roma, diventa una necessitas di fronte al prepotere della plebe e  all’impotenza senatoria, alla sua falsa comunicazione col principato, pur di nome accettato, e al deficit erariale senatorio rispetto alla ricchezza del fisco imperiale: Caligola decide di potenziare l’apparato burocratico tiberiano,  costituendo ministeri, affidati a ministri di origine servile, fedeli, e di esautorare dall’amministrazione provinciale i senatori, infedeli,  che disperdono ricchezze e  creano soltanto  fonti di potere alternativo antimperiale e li obbiga alla salutatio, facendoli diventare clientes da patroni.

1 luglio 2010 - Posted by | Storia

2 commenti »

  1. Ho letto il saggio Caligola il Sublime e l’umile copertina del libro scelta dall’editore non è degna dei suoi contenuti.
    E’ difficile reperire sul mercato editoriale saggi storici che riescono a dare una ricostruzione precisa e dettagliata di un imperatore romano così infangato dagli storici dell’epoca. Questo è stato possibile perché l’autore è prima di tutto traduttore e quindi conoscitore profondo delle fonti latine e greche, anche quelle provenienti da storici ebrei come Filone di Alessandria, il quale si è fatto carico di un’invettiva sottile anticaligoliana. L’imperatore infatti, aveva tolto (atimia) i diritti civili agli ebrei della diaspora (li conserva solo per tutti coloro che li avevano acquisiti negli ultimi quindici anni). L’opera Caligola il Sublime è un exemplum di come si dovrebbe scrivere un saggio storico e ritengo che esso rappresenti anche uno strumento didattico che gli atenei del settore dovrebbero proporre per ricerche sull’argomento.Non a caso la Stanford University ha acquistato una copia del Caligola il Sublime (basta fare una ricerca inserendo “Caligola” sul sito: http://www-sul.stanford.edu/ per verificarlo) nonostante non sia stato tradotto in lingua inglese. Le università italiane non hanno fatto altrettanto, ma come si sa, nessuno è mai stato profeta in patria.
    Comunque, il saggio è accessibile anche ai non addetti ai lavori e la sua lettura non può lasciare indifferenti. Suggestivo il capitolo sulla pazzia di Caligola che viene smontata pezzo su pezzo svelando invece come questo imperatore sia stato sublime e addirittura iniziatore di una nuova politica che verrà ripresa come paradigma dagli imperatori che verranno dopo di lui.
    E’ un libro che consiglio a tutti!!

    Commento di Andrea G. | 2 febbraio 2011 | Rispondi

  2. Il libro ha rappresentato per me un’eccellente occasione per capire meglio il periodo, cruciale per la storia romana, corrispondente alla vita di Gaio Caligola. Anche nel mio caso, da studente mi sono imbattuto su una banale descrizione della vita di Caligola, basata sul fatto che lui fosse pazzo. Leggendo il libro mi sono reso conto invece della situazione particolare delle fonti storiche di questo periodo, fonti su cui Filipponi ha fatto un lavoro notevolissimo, e alla fine l’autore mi ha convinto della genialità, sublimità, dell’azione politico-religiosa di Caligola nei suoi 4 anni di impero.
    Pur essendo io un amante della storia e della stotiografia, NON sono uno studioso e non ho nemmeno una formazione classica, conosco il latino in modo sub-elementare.
    Naturalmente quindi non ho seguito pienamente alcune parti del libro; in particolare quando, all’inizio del libro, l’autore approfondisce in modo più massiccio alcune caratteristiche di quegli storici e filosofi che hanno trattato di Caligola(p.e. il discorso sulle “Furie” di Seneca).
    Ma nonostante questo, ho apprezzato il libro per intero, perchè il taglio che ha il libro è gradevole e piacevolmente lineare.
    Per me, oltre al lavoro sulle fonti, il grande valore del saggio è riscontrabile in due aspetti; il primo è l’articolata descrizione dei principali personaggi storici che influirono nella breve vita di Caligola: Germanico, Agrippina, Tiberio, la nonna Antonia, Erode Agrippa. Bella descrizione anche dal lato psicologico. Il secondo aspetto è che dal libro emerge con chiarezza la differenza tra la politica di Tiberio (di carattere tradizionale e conservativo, rispettoso del senato e del ceto equestre) e la nuova politica di Caligola, basata sulla “neoteropoiia” e sulla “ektheosis”. Nella seconda parte del libro, la nuova politica e il tentativo di divinizzazione dell’imperatore (che poi è la prima causa del conflitto con ebrei aramaici e alessandrini) sono molto ben descritti.
    Sento di consigliare il libro sia aglil “addetti ai lavori” sia a chi, come me, piace l’approfondimento storico.

    Confermo, come il lettore precedente, che la veste grafica del libro è banale, vecchia, e non all’altezza dell’opera.

    Commento di Marco Calistri | 4 febbraio 2011 | Rispondi


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: