Il blog di Roberto Zamperini

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Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: dall’Arcadia a Avallon (4)

La visita “energetica” all’abbazia di Galstonbury non lascia sconvolti: una bella energia, ma nulla di più o di diverso da quello che si può percepire anche in Italia in luoghi come Ravenna o Aquileia o Pisa o in una cattedrale gotica francese come Notre-Dame di Parigi o di Chartres. Ma, almeno a mio avviso, il cuore del mistero non sta nell’abbazia. Infatti, non lontana dall’abbazia, si staglia una strana collina, su cui svetta ciò che sembra essere una torre, la cosiddetta Glastonbury Tor, che, forse, è il luogo più energetico di Gran Bretagna … Se non è il più potente in assoluto, certo è il più potente di quelli da me testati! Infatti, se il viaggiatore “energetico” testa il cuore di quella collina resta interdetto: nel suo ventre di roccia si nasconde un’energia enorme. Perché tanta energia? Cosa nasconde quella collina? Nasconde forse un qualche segreto quella torre? Le guide ci informano che la “torre” è, in realtà, ciò che resta di una antica chiesa dedicata a San Michele (in inglese St. Michael’s Church), che conserva resti di affreschi. Nei pressi c’è una fonte detta Chalice Well o pozzo del calice, dove sgorga un’acqua ritenuta curativa. E’ tutto. Ma allora cos’è tutta quella energia nel cuore della collina?

In realtà, non è proprio tutto, perché c’è anche il sentiero. Una sorta di labirinto a spirale che sale dalla piana su verso la torre, un sentiero che assomiglia stranamente a tante altre figure labirintiche presenti in tutta Europa, alcune delle quali risalgono nientemeno che alla Creta dei minoici e altre addirittura alla preistoria. Si tratta di un disegno che sembra aver attraversato indenne i millenni, anche se oggi il suo significato è piuttosto oscuro. E’ stato ritrovato a Pylos, in Grecia (1200 aC), in un vaso etrusco attribuibile al 600 aC, nella Norvegia del Nord, scavato nella roccia (1000 aC), in monete cretesi (300 aC). Cosa rappresenta il labirinto? C’è chi sostiene sia una raffigurazione del cervello, chi crede sia il ricordo del labirinto di Minosse a Creta. Ma ne sono state trovate tracce addirittura in Nord America presso le tribù dei nativi americani. Nè si può tralasciare la somiglianza con un altro labirinto celebre: quello di Notre-Dame di Chartres. Che pensare dunque?

Cercare il bandolo della matassa è davvero come perdersi in un labirinto. Anche perché scavi eseguiti nella collina e alla base della torre non hanno portato molti lumi. Si sa solo che si tratta di una collina naturale e non artificiale. Nulla di più. Colline super-energetiche, labirinti, leggende del Graal, re chakravarti … Piuttosto che perdersi in ricerche archeologiche che sovente danno risultati contraddittori è meglio andare a cercare la verità nell’archeologia delle lingue, ovvero nell’etimologia. Una ricerca che, come vedremo, fornisce qualche certezza e molte sorprese!

Abbiamo scoperto, nell’articolo precedente Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: Artù dalla quasi-Storia al mito (3) una connessione possibile tra Artù-Arcturus e l’Arcadia. Un collegamento che sembrerebbe a prima vista assai lontano ed anche improbabile, eppure …

Secondo il Dizionario Etimologico Online la parola italiana ARCA proviene dal Latino arca e dal verbo àrceo (pr.: àrcheo) che significa trattenere, tener diviso e riparato, contenere. Lo stesso dizionario ci ricorda anche il greco antico àrkein che significa sostenere, riparare, il sostantivo àrkos che significa riparo, àlkein che significa proteggere e alké che significa presidio, difesa, forza. Tutto deriverebbe dalla radice ARC = ALC. Per i Latini, l’arca era un forziere in cui si riponeva qualcosa.

Se andiamo a cercare la parola italiana ARCO, troviamo che deriva anch’essa da verbo àrceo (pr.: àrcheo) ma stavolta con i significati di respingere, difendere che sono non troppo distanti da quelli attribuiti dianzi per ARCA. La parola italiana arco può, ovviamente, riferirsi sia all’arma, sia all’elemento architettonico, nonché a quello geometrico. Il Dizionario suggerisce anche la radice AR connessa all’idea di curva. Non è finita: anche la parola italiana ARCE (la cittadella fortificata, la rocca fortificata) si fa derivare dal Latino arx e ancora una volta dal verbo àrceo (proteggo, sostengo, resisto). E che dire della parola italiana ARCANO che si fa derivare direttamente da arca o anche da arco? Ricordo infine che del concetto di arco e del suo profondo significato simbolico ed esoterico ho già brevemente parlato in  Numeri. Il Filetto e la Dama… Sono solo giochi? (6).

Ritorniamo all’Arcadia e al suo apparente (ma è davvero solo apparente?) collegamento con Arcturus – Artù. Doverosamente premetto che quelli che seguono sono solo ragionamenti fatti da un dilettante, senza alcuna pretesa scientifica. Una posizione che permette però, a ben riflettere, una libertà di pensiero che generalmente è negata al ricercatore illustre o a quello accademico, sovente imprigionati dalla paura di esporre una teoria priva di basi scientifiche, che li esporrebbe al ridicolo e alla perdita di prestigio. Non possedendo nessuna delle due qualità (la fama e il prestigio dell’accademico), mi immergo dunque in un’azzardata ma intrigante indagine … Mi si perdonerà pertanto se i suoi risultati sembreranno contraddire le ipotesi consolidate e accettate. Soprattutto quelle che i depliant turistici pretendono di imporci!

Da quanto ci dice il Dizionario Etimologico, ipotizzo qui che Arcadia o Arca-Dia indichi il luogo protetto, segreto, misterioso, occulto dove si nasconde qualcosa. Ma cosa? Quel Dia ce ne dà la chiave, indirizzandoci verso un Dio o verso una Divinità o quanto meno verso una Verità Divina. Chi dunque o cosa si nasconderebbe e dove e perché si nasconderebbe? E cosa sarebbe infine questa misteriosa Arcadia? Molte domande che pure trovano un loro filo conduttore, se lo si cerca pazientemente.

Le cose dette nel precedente articolo Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: Artù dalla quasi-Storia al mito (3) indicano che questo Re Artù possa essere stato uno dei cakravarti (o chakravarti), i signori dal potere regale, i Re dei re, i giratori della ruota. Sappiamo anche che i chakravarti regali sono soliti manifestarsi di tanto in tanto, dopodiché tornano a nascondersi, a celarsi, in attesa di manifestarsi di nuovo a tempo debito. Si nascondono in un luogo speciale, dove resterebbero allo stato dormiente o latente (ricordatevi questo aggettivo!) Il Re Artù avrebbe fatto dunque la sua parte come giratore della ruota e poi si sarebbe nascosto, celato. Dove? Secondo il mito il Re Artù si sarebbe ritirato o nascosto in un luogo molto particolare, detto Avallon. Questo Avallon sarebbe un’isola, una terra di luce, una cittadella solare, di vetro, o bianca. Avallon non tutti la possono vedere, non tutti la possono raggiungere e non tutti possono sbarcarvi (ricordatevi che è un’isola). Solo gli eletti, gli Iniziati lo possono. Insomma: coloro che hanno ricevuto la perfetta illuminazione spirituale.

Sull’isola di Avalon molto è stato scritto, molto è stato immaginato, inventato, forse perché se ne sente tutta la potenza occulta, l’arcano compito di chi vi abita o vi riposa.

Ebbene, i Celti chiamavano Avallon Aballum. Secondo la mitologia connessa al Graal, ad Avallon sarebbe stato sepolto Re Artù. Ricordate? “ Hic iacet sepultus inclitus Rex Arturius in insula Avalonia “ riportava la tomba che i monaci avrebbero ritrovato nel 1191 a Glastonbury … Ma Avalonia o Avalon o Aballum ci fanno pensare subito a … Apollo! Apollo, il dio iperboreo, il dio della luce, dell’illuminazione spirituale, della conoscenza e della coscienza assoluta! (Ne ho già parlato in Un templum non sempre era un tempio … e in Conosci te stesso (1) Conosci te stesso (2)

Ma dove si trova Avallon-Avalon? Esiste una bella cittadina medievale francese che si chiama proprio Avallon, ma che forse ha poco a che vedere con l’Avallon di cui ci stiamo occupando … Avallon sarebbe allora la collina di Glastonbury? Ma i miti parlano di un’isola e lì di isole non si vede proprio traccia … O no?

La piana su cui sorge Glastonbury è contraddistinta da una ricca agricoltura e a nessuno verrebbe mai in mente che non sempre sia stato così. Eppure, un tempo, quella piana era un lago, su cui svettava un’isola che oggi conosciamo solo come collina o torre di Glastonbury. Le ricerche geologiche lo confermano e non c’è ombra di dubbio. La leggenda parla anche dell‘isola di vetro, dell’isola che gira … Un lago che si è prosciugato in tempi non certo recenti, ma certamente precedenti alla costruzione dell’abbazia. Quanto precedenti? E come mai c’era un lago? Effetto di un’inondazione? Forse un gigantesco tsunami? Forse la stessa catastrofe che distrusse Atlantide?

Ma sapete cosa è la specialità della piana di Glastonbury? La coltivazione della mela. Mela in inglese si dice apple. Poiché sono una gran rapa nella lingua di Albione (l’isola bianca), sono andato a cercare l’etimologia di apple. Eco cosa  dice lo Online Etymolgy Dictionary:

O.E. æppel “apple,” from P.Gmc. *ap(a)laz (cf. O.Fris., Du. appel, O.N. eple, O.H.G. apful, Ger. Apfel), from PIE *ab(e)l “apple” (cf. Gaul. avallo “fruit;” O.Ir. ubull, Lith. obuolys, O.C.S. jabloko “apple”), but the exact relation and original sense of these is uncertain (cf. melon). As late as 17c. a generic term for all fruit other than berries but including nuts. Hence its grafting onto the unnamed “fruit of the forbidden tree” in Genesis.

Insomma:

1) apple è una parola di cui l’esatta etimologia è incerta (?!);

2) che è comunque connessa alla parola gallica avallo.

3) E’ il frutto della conoscenza, proibito secondo la mitologia biblica, …

4) … ma noi sappiamo che la conoscenza era competenza specifica del gran Dio Apollo …

Insomma: ma che aspettiamo a dire che apple viene da Apollo-avallo? Non sono né un linguista, né tanto meno un etimologo, ma mi sembra che la connessione apple-avallo-Apollo sia quanto meno sospetta. Forse lo Online Etymology Dictionary non è all’altezza del suo compito? Sono andato a cercare nel dizionario di tedesco, altra lingua a me ostica, e ho trovato un Apfel la cui somiglianza con Apollo è ancora molto forte.

Secondo le leggende forse non troppo antiche la Glastonbury Tor sarebbe l’entrata a Annwfn, il regno celtico sotterraneo, dove si troverebbe il palazzo  di un tale Gwynn ap Nudd, fratello di Afallach. Ancora un nome che ci ricorda Apollo!

Ricordo, tanti anni fa, quando da Mykons feci una breve visita alla piccola isola disabitata di Delos. Ricordo il caldo micidiale e il Sole che batteva impietoso su tutto. Ricordo che pensai che, se questa era davvero l’isola cara ad Apollo, il Dio meritava davvero il titolo di dio della luce. A Delos, infatti, la luce era fortissima.

Ritornando a  Glastonbury, sembrerebbe che si debba concludere così:

La collina dove sorge la Glastonbury Tor altro non era se non un’isola cara ad Apollo,

proprio come lo fu come Delos, ma nella sua versione albionica!

Resta da approfondire il tema della mela, per verificare l’uguaglianza Apple = Apollo. Glastonbury mantiene le sue promesse iniziali: un luogo davvero intrigante!

(segue)

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© Roberto Zamperini

Articoli precedenti:

Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna (1)

Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: ma chi era Re Artù? (2)

Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: Artù dalla quasi-Storia al mito (3)


1 luglio 2010 - Posted by | Ambiente, Radiestesia, Storia | , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Solo un’idea:
    Arcadia, Arx Saturnia, Avalon, Shamballa….. Curiose le similitudini simboliche!

    Circa la collina, la sua potenza è davvvero impressionante.. Risuona proprio bene con il dio Iperboreo!

    Ottima analisi, complimenti!

    Commento di Giovannone | 1 luglio 2010 | Rispondi

  2. Sabato 10/07/2010 alle 16:45 su Rai2 verrà trasmesso il Telefilm della serrie Bonekickers – I Segreti del Tempo,
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bonekickers_-_I_segreti_del_tempo
    L’argomento dell’episodio del prossimo sabato, guarda caso sarà Artù ed il mistero della collina di Glastonbury.
    Forse la cosa risulterà o potrebbe risultare un po troppo edulcorata e fantasisosa per i colti e i puristi, ma per i poveri sprovveduti asciutti in storia gli episodi di questo telefilm risultano davvero avvincenti e ben curati anche dal punto storico.

    Commento di Francesco | 3 luglio 2010 | Rispondi


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