Il blog di Roberto Zamperini

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Tracce degli Iperborei in Gran Bretagna: il Dio iperboreo (5)

(L’articolo completo è in Completi)

Siamo dunque giunti alla fine del nostro viaggio. Abbiamo scoperto che Apollo è una divinità del Nord, se non addirittura la sua massima divinità. Dunque, un Dio Iperboreo. Borea era il vento che proveniva dalla montagna e dal Nord. Bora sopravvive ancora come parola per indicare un vento fortissimo che di tanto in tanto spira a Trieste ed ad indicare una montagna in Serbia. Esiste anche una parola slava equivalente che è Gora. La possiamo trovare in una montagna delle Alpi Giulie: Kranjska Gora.

Il Dio dell’ambra

Una sostanza che sembra volerci riportare ancora una volta ad Apollo è l’ambra. Un mito greco sembra accennare ad uno scontro tra diverse religioni, quella forse preesistente di Zeus ed Hera e quella “nuova” dell’Apollo iperboreo è quello secondo il quale quest’ultimo sarebbe nato da una relazione extraconiugale di Zeus. Il tradimento del padre degli Dei avrebbe provocato le ire della gelosa Hera, i cui propositi sanguinari nei confronti della madre di Apollo, Leto, furono assopiti solo grazie all’intervento degli altri Dei, che offrirono alla regina dell’Olimpo una collana di ambra lunga nove metri. L’ambra ci riporta (ancora una volta!) al Baltico e alle sue sconfinate foreste di conifere, da dove l’ambra era da sempre esportata in tutto il mondo antico, come apprezzato ornamento presente in bracciali, anelli, collane. Dalla cosiddetta “Via dell’Ambra” essa si diffondeva ovunque, tanto che è stata ritrovata in tombe micenee e in siti preistorici. La qualità più pregiata di ambra proviene proprio dalla regione baltica di Kaliningrad.

Ma l’ambra aveva non solo una funzione estetica, ma, soprattutto, una valenza magica. Chi crede alle proprietà magiche delle pietre, sostiene che l’ambra abbia proprietà speciali. Secondo gli Antichi era capace di preservare da ogni disgrazia. Il suo utilizzo magico sembra sia antichissimo e, almeno nel Mediterraneo, era precedente all’arrivo del culto di Apollo. Era quasi sicuramente collegata ai riti connessi alla Dea Madre, perché si riteneva contenesse il principio della vita e della fecondità. Ma il “nuovo” culto del Dio Iperboreo la trasforma in una pietra solare, anche a causa del suo colore e dei suoi riflessi dorati che ricordano molto quelli del Sole.

Il Dio della mela

Sappiamo anche che Apollo è correlato alla mela e che ancora sopravvivono evidenti tracce di questo legame, come nell’inglese apple. La mela, dunque: per i Celti, era il frutto della magia, della scienza, della rivelazione. Come non ricordare il giardino delle Esperidi, con le sue mele d’oro? Il mitico giardino era situato nell’estremo Ovest: vi ritroviamo forse un ricordo della stessa Atlantide? La parola stessa Esperidi ci ricorda il vespero, cioè l’occidente, l’Ovest. Un mito che ricorda anche per molti versi quello della Bibbia e del suo giardino dell’Eden. Infatti nel giardino delle Esperidi faceva buona guardia il serpente Ladone. L’eroe Eracle (il latino Ercole), supera le celebri colonne, che da lui prenderanno il nome, per rubare le tre mele d’oro. Ma lui non può farlo direttamente, perché è vietato dalle leggi divine e allora lo fa fare ad Atlante. Il quale è ben felice di liberarsi del peso del mondo e solo con un trucco Eracle si porta via le tre mele e rimette il globo sulle stanche spalle di Atlante.

Qual è l’origine dei pomi d’oro? Si tratta di un dono di nozze a Zeus ed Hera fatto dalla dea Gea, dea della terra. I pomi d’oro verranno in seguito  piantati nel Giardino delle Esperidi, posto nel lontano ovest. Un giardino abitato dalle ninfe Esperidi, (parola che significa “le occidentali”), figlie di Atlante, e dal serpente Ladone, che per l’appunto custodiva l’albero che produceva le mele d’oro. In tutto questo non possiamo non vedere dunque un forte richiamo ad Atlantide e probabilmente ad un antichissimo conflitto religioso, che oppone Eracle, simbolo di una nuova religione, contro Atlante e le sue figlie Esperidi, che soccombono.

Ricordo che nei pressi della scogliera che precede le Colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra, sono stati ritrovati segni di are e altri luoghi sacri che sembrerebbero dedicati proprio ad Eracle, probabilmente testimonianze di un culto dei marinai che dovevano passare attraverso lo stretto verso il Mare Oceano.

Se esiste in inglese questa straordinaria assonanza tra Apollo e apple, in italiano ce n’è un’altra altrettanto misteriosa, ovvero tra il melo e il male. In Latino, si tratta addirittura di una stessa parola: il male (malum, mali) e la mela (malum, mali). Che dire? Mistero.

Il Dio del vaticinio, della musica e della guarigione

Come dimenticare che Apollo era strettamente legato anche alla guarigione attraverso mezzi di induzione di stati di coscienza alterati? Era una pratica utilizzata nei templi dedicati al gran Dio che giunse fino a Roma. Oggi queste tecniche sono note come ipnosi, dinamica mentale e ipnoterapia … Ma gli stati di coscienza alterati sono anche quelli che permettono di leggere nel futuro, di formulare pronostici, oracoli e vaticini. Ecco dunque la pratica del tempio di Apollo e di quanto ad esso collegato (vedi la disciplina del Conosci Te Stesso in Conosci te stesso (1) e in Un templum non sempre era un tempio …). Naturalmente anche la Musica, cara ad Apollo divino musicista, era utilizzata dai medici greci per guarire. La mela, frutto del Dio, simbolo di saggezza, conoscenza, armonia e immortalità!

Forse è solo un caso – ammesso che il caso esista! – ma Apollo era anche il Dio dell’Armonia e della Musica e l’uso che fecero della parola apple, nella sua versione Big Apple, i musicisti di jazz che così chiamavano dapprima il quartiere di Harlem, poi l’intera città di New York. Un teatro in cui si suonava spesso la nuova musica era dedicato direttamente al Dio della musica e si chiamava appunto Apollo Theatre. E come non citare infine l’etichetta di computer Apple, che, almeno a parere dei suoi ammiratori, è simbolo di perfezione ed eleganza?

Un Dio Alchemico?

Per ultimo vorrei citare come il nostro Dante richiama Apollo e dove lo fa? Nientemeno che in Paradiso! Molti vedono in questo un forte indizio della natura iniziatica del Padre Dante: Apollo rappresenterebbe la fase culminante dell’opera alchemica: la rubedo. Dante rivolge la sua preghiera ad Apollo e, accompagnato dalla Luce divina, attraversa le sfere celesti corrispondenti a Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, alle stelle fisse, fino all’Empireo.

6 luglio 2010 - Posted by | Storia | , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Le mele d’oro nel giardino delle esperidi erano davvero mele? Il termine botanico “esperidio” viene usato per indicare una determinata categoria di frutti, che non sono mele, ma agrumi. Guarda caso esiste un agrume che si chaima “POMELO” (Citrus grandis), il cui frutto non solo è il più grosso tra tutti gli agrumi oggi conosciuti ma è quasi del tutto rotondo e giallo, mele d’oro appunto!!!!
    Moltissimi autori, ritengono che nel giardino delle esperidi, quell’abero dai pomi d’oro fosse appunto un agrume.
    http://italian.alibaba.com/product-free-img/fruit-pomelo-241127935.html

    Commento di Francesco | 7 luglio 2010 | Rispondi

  2. Non sono forse pomi d’oro questi?
    http://italian.alibaba.com/product-free-img/guanxi-honey-pomelo-321872817.html

    Commento di Francesco | 7 luglio 2010 | Rispondi

  3. Ma sì, perché no? Anche se il mito ci parla più di mela che di limone. Apple = Apollo = Avallon. Però di mito si parla, mica di certezza storica e dunque tu potresti benissimo aver ragione, anche se io preferisco in cuor mio che tu abbia torto!

    Commento di zaro41 | 7 luglio 2010 | Rispondi

  4. Non limone, ma Po-Melo!!!!!!

    Commento di Francesco | 7 luglio 2010 | Rispondi

  5. A proposito dell’origine nordica di molti miti, divinità, se non della nostra cultura occidentale, c’è un famoso libro (mi risulta unico nel suo genere, ma non saprei) che identifica nella zona artica l’origine delle popolazioni che diedero vita ai Veda, stanziate al noord prima della glaciazione, quindi circa 10-12000 anni fa. Infatti analizzando i testi vedici sembrerebbe che alludano abbastanza chiaramente al clima e al ciclo giorno/notte proprio delle zone polari. Il libro è “La dimora artica dei Veda” di L.G.B. Tilak.
    Anche se riferite d’un periodo posteriore (clima freddo) anche le ricerche di Vinci sull’origine nordica dei racconti omerici puntano il dito a nord…

    Commento di Franco | 8 luglio 2010 | Rispondi

  6. E’ vero e credo di averne parlato. Grazie.

    Commento di zaro41 | 9 luglio 2010 | Rispondi


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