Il blog di Roberto Zamperini

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De Reditu “Il ritorno”

Per chi non avesse visto il film storico del regista Claudio Bondì De Reditu (Il Ritorno) del 2003 …


Ora è disponibile su YouTube . La trama è tratta dall’omonimo poema latino De Reditu Suo (pervenuto incompleto) di Claudio Rutilio Namaziano, del V secolo.

Il film è suddiviso in 10 parti e la prima parte la trovate a: http://www.youtube.com/watch?v=wmVJsPVrLRQ

Il ritorno” è la storia di Claudio Rutilio Namaziano, patrizio romano del V secolo d.c. Film italiano diretto dal regista Claudio Bondì, realizzato con risorse molto limitate (e ad onor del vero la cosa è evidente), con attori provenienti dalla “gavetta”, è tratto dall’opera dello stesso Namaziano “De Reditu suo”, scritta appunto negli anni della sincope della tradizione romana.

Namaziano è un patrizio romano pagano, di origini galliche, che decide di intraprendere un difficile e pericoloso viaggio da Roma alla natìa Tolosa, per verificare le condizioni delle sue proprietà dopo le invasioni di Alarico, che hanno distrutto l’Impero d’Occidente, a quel tempo governato dalla imbelle figura del cristiano Onorio. In realtà il suo intento segreto è di fomentare una rivolta dei maggiorenti locali gallici, quasi tutti pagani, contro Onorio, per acclamare un imperatore pagano. Le strade dell’Impero, ormai ridotte a dominio di bande di predoni e di signorotti locali, non sono sicure, e cosi Namaziano comincia il suo viaggio per mare, con una imbarcazione condotta da un losco figuro, avido di denaro. A Roma nel frattempo, viene scoperta la vera ragione del viaggio e un drappello di pretoriani viene lanciato all’inseguimento di Namaziano per ucciderlo.

Arrivato in Gallia tra mille difficoltà, Namaziano scopre che i suoi amici si comportano ormai più come signori feudali (del resto l’alto medioevo è imminente), che come cives romani. Essi tengono rapporti ambigui con Roma, e Namaziano capisce presto che presso di loro non troverà aiuto. Decide allora di tornare in Italia, e sulla strada incontra un suo vecchio amico, un patrizio delle Gallie ostinato nel perseguimento della tradizione dei suoi padri, che, constatato lo strazio di vivere in un mondo in rovina, ove i valori sono stati invertiti, preferisce uccidersi. Lo fa con calma dignità, come si addice ad un romano, come Catone, come Seneca, in un momento molto intenso del film, e lasciando Namaziano ancora più solo e disperato.

E si arriva cosi all’epilogo: raggiunto dalle truppe prezzolate al suo inseguimento il destino di Namaziano si compie. Egli muore conscio di non aver ceduto, di aver difeso fino all’ultimo non solo una “religione” o una dignità personale, ma un’intera visione del mondo. Una visione del mondo che di li a poco si estinguerà, sopravvivendo in forme incomplete e nascoste lungo tutto il corso del medioevo, in figure apparentemente cristiane, ma intrinsecamente “pagane”, nell’ethos, nella condotta, e nella vita.

autore: daviak2

Famoso è il celebre saluto a Roma nella traduzione in lingua italiana di Giosuè Carducci:

(LA) 

« Exaudi, regina tui pulcherrima mundi,
inter sidereos, Roma, recepta polos;
exaudi, genetrix hominum genetrixque deorum:
Non procul a caelo per tua templa sumus.
Te canimus semperque, sinent dum fata, canemus:
Sospes nemo potest immemor esse tui.
Obruerint citius scelerata oblivia solem
quam tuus e nostro corde recedat honos.
Nam solis radiis aequalia munera tendis,
qua circumfusus fluctuat Oceanus;
volitur ipse tibi, qui continet omnia, Phoebus
eque tuis ortos in tua condit equos.
Te non flammigeris Libye tardavit arenis;
non armata suo reppulit ursa gelu:
Quantum vitalis natura tetendit in axes,
tantum virtuti pervia terrae tuae.
Fecisti patriam diversis gentibus unam;
profuit iniustis te dominante capi;
dumque offers victis proprii consortia iuris,
Urbem fecisti, quod prius orbis erat. »
(IT) 

« Del tuo mondo, bellissima
regina, o Roma, ascolta;
ascolta, nell’empireo
ciel accolta
madre, non pur degli uomini
ma d’ celesti. Noi
siam presso al cielo per i templi tuoi.
Ore te, quindi cantisi
sempre, finché si viva;
dimenticarti e vivere
chi mai potrebbe, o diva?
prima del sole negli uomini
vanisca ogni memoria,
che il ricordo, nel cuor, della tua gloria.
Già, come il sol risplendere
per tutto, ognor, tu sai.
Dovunque il vasto Oceano
ondeggia, ivi tu vai.
Febo che tutto domina
si volge a te: da sponde
romane muove, e nel tuo mar s’asconde.
Co’ suoi deserti Libia
non t’arrestò la corsa;
non ti respinse il gelido
vallo che cinge l’Orsa;
quanto paese agli uomini
vital, Natura diede,
tanta è la terra che pugnar ti vede.
Desti una patria ai popoli
dispersi in cento luoghi:
furon ventura ai barbari
le tue vittorie e i gioghi;
ché del tuo diritto ai sudditi
mentre il consorzio appresti,
di tutto il mondo una città facesti»
(Claudio Rutilio Namaziano, DE REDITU SUO, libro primo)

19 gennaio 2011 - Posted by | Storia

1 commento »

  1. ottima segnalazione, roberto.

    un film struggente e di una verità atroce, devastante addirittura. da far vedere a scuola

    Commento di mario puccioni | 22 gennaio 2011 | Rispondi


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