Il blog di Roberto Zamperini

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Finalmente una bella notizia: ci vorranno 30 anni per smantellare Fukushima

Una prospettiva da incubo per il Giappone e non solo per il Giappone … Quanto ci metteranno gli ultratecnologi giapponesi per smantellare i reattori di Fukushima? Gli esperti che occorreranno decine d’anni, forse 30, forse più. E, ovviamente, tanti, tanti miliardi di dollari. E dopo? Dopo, bisognerà ricominciare da capo, con una nuova strategia industriale per l’energia. Ancora nucleare?

Intanto si chiedono indagini sulla Tepco, la società che gestisce la centrale di Fukushima. Già, perché, si tratta di centrali nucleari che, in nome del liberismo puro, vengono gestite da società private. La Tepco rischia come minimo di essere giudicata per reati come il disastro ambientale, ma a me sembra che andrebbero giudicati anche i politici che a questo hanno portato quel povero Paese.

Nel frattempo il livello di radioattività registrato  in mare supera di 3.355 volte il limite di legge. Se lo iodio diventa radioattivo, saranno guai per tutti, prima o poi. E per le nostre tiroidi, soprattutto quelle dei più piccoli e saranno guai per le donne incinte. I livelli di contaminazione toccano i 10 micro Sievert per ora. Ieri a Iitate la radioattività era compresa tra 7 e 10 S/h.Il limite considerato sicuro o almeno tollerabile per tutto un anno, in quest’area viene superato in soli cinque giorni. Per Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, l’incidente occorso alla centrale giapponese di Fukushima, ha già rilasciato abbastanza radioattività da essere classificato a livello 7. Siamo già a Chernobyl o siamo addirittura oltre?


30 marzo 2011 - Posted by | Ambiente | ,

3 commenti »

  1. MANTELLAMENTO CENTRALE NUCLEARE DI CAORSO – FINE PREVISTA ANNO 2019 – QUANTO CI E’ COSTATA?

    Gennaio 2000.
    La centrale termonucleare di Caorso nel corso di questi anni è stata a poco a poco dimenticata lasciando irrisolto un problema scomodo, enormemente costoso.
    L’attuale governo, e probabilmente anche i precedenti, ha cercato di mantenere il problema della dismissione nucleare a Caorso in un’ottica esclusivamente locale senza inserirlo in un preciso piano ambientale nazionale ad ampio raggio. Ricardiamo, il nucleare non ha confini.
    Si cerca un ubificazione per un deposito temporaneo (forse, se tutto va bene, di 100-200 anni) delle scorie radioattive, da collocarsi in una zona che durante l’alluvione del fiume Po dell’autunno 2000 è stata letteralmente graziata dalla furia delle acque.
    Peraltro a Zerbio di Caorso esiste già un “piccolo deposito” di migliaia di fusti di scorie radioattive e in 15 anni nessuno ha mai fatto un serio monitoraggio dei livelli di radioattività nelle zone del comune e dei comuni limitrofi, al fine di valutare l’impatto sulla salute pubblica di queste scorie sdoganate in semplici fusti, ben lontano dal reattore dove dovevano restare confinate.
    Ma questo non è tutto: si parla di un termodistruttore (pattumiera termica) che una volta installato, anche se definito “mobile”, porterebbe sul territorio caorsano, proprio sotto l’argine maestro del Po, le scorie nucleari da compattare di altre zone.
    Sono inutili troppi commenti. Se le cose non verrano pensate con logica e buon senso, rischiamo l’ennesimo disastro ambientale.

    Dal sito della lega ambiente:
    La più potente centrale nucleare italiana chiude.
    Dopo dodici anni di coma è stata staccata la spina della centrale nucleare di Caorso. Adesso è morta. Il reattore non potrà mai più essere riattivato. I passi successivi cadenzeranno lo smantellamento del manufatto che richiederà molti, molti anni.
    La decisione che ha dichiarato morta la più grande e potente centrale nucleare italiana è stata presa in questo mese di gennaio (2000) direttamente dal presidente ambientalista dell’Enel, Chicco Testa.
    Terminata di costruire nel 1978 dopo circa dieci anni di lavoro nella campagna piacentina, la centrale era entrata in attività nel 1981. La potenza dell’impianto era di 840 megawatt. Da sola poteva illuminare una città come Milano. Dopo cinque anni, nel 1986 fu bloccata a seguito dell’esito del referendum con il quale gli italiani dissero no all’uso dell’atomo per produrre energia elettrica. Nel suo breve ciclo lavorativo Caorso aveva prodotto 25 milioni di kilowattora.
    Durante il periodo di moratoria (durato dodici anni) attorno alla centrale hanno continuato a lavorare duecento persone per mantenerla in ordine e pronta a ripartire. In queste condizioni all’erario, cioè a noi tutti, è venuta a costare 30 miliardi di lire l’anno.
    Adesso ci sono oltre 200 tonnellate di uranio che giacciono in un’enorme piscina con l’acqua colore verde. Dovranno restare lì finché il Governo italiano non avrà scelto la località all’interno del nostro paese destinata a diventare la discarica di scorie nucleari italiane.
    I tempi di “commissioning” cioè di smantellamento della centrale saranno perciò molto lunghi, si parla di decenni anche per le difficoltà tecniche che ci sono nel manipolare rottami contaminati dalle radiazioni. La struttura pertanto sarà tenuta in custodia protettiva fino al suo completo smantellamento.

    Ottobre 2009
    Cronostoria del nucleare a Caorso
    – 1962
    Nel 1962 con la nazionalizzazione del sistema elettrico tutto passa all’Enel che assorbe le imprese elettriche private. L’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica prosegue la strada tracciata, verso la realizzazione della centrale ad acqua bollente di Caorso.
    – 1969
    A Caorso, l’avvio del cantiere nucleare è un disastro. Nel 1969 la zona è sconvolta dall’assedio della manodopera venuta dal Sud. Lavorano in nero, dormono nelle baracche di lamiera. Mancano i servizi igienici, non c’è una mensa, un’infermeria. Quando il sindacato denuncia “ignobili speculazioni e ricatti”, l’Enel si chiama fuori: la costruzione della centrale è stata appaltata “chiavi in mano”.
    – 1978
    Dopo anni e anni di costruzione. finalmente il 26 maggio 1978 arriva il momento dell’inaugurazione della centrale di Caorso. E’ Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica e, non appena si mette in moto il reattore, si hanno fughe nel reparto turbine. I tecnici intervengono, e trovano che ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.
    – 1981
    E’ nel 1981 che entra definltivamente in attività la centrale nucleo-termoelettrica di Caorso, nella campagna placentina, dopo circa dieci anni di lavori. L’impianto aveva una potenza pari a 840 MW.
    – 1986
    L incidente di Chernobil crea allarme e preoccupazione. I progetti di reattori di nuovo tipo vengono abbandonati in corso d’opera, la centrale di Caorso viene spenta.
    – 1987
    Nel 1987 un referendum abrogativo sancì l’abbandono definitivo dell’Italia al ricorso del nucleare come forma di approvigionamento energetico. La più logica conseguenza fu la chiusura di tutti i siti presenti nel suolo Nazionale.
    – 2000
    Con decreto del Ministro dell’industria, commercio ed artigianato del 4 agosto 2000 viene autorizzato, a conclusione della conferenza dei servizi, l’avvio di alcune attività di decommissioning della cerntrale nucleare di Caorso fissando le prescrizioni per l’allontanamento dei materiali solidi.
    – 2008
    Viene pubblicato il decreto di compatibilità ambientale (Via), per il progetto di decommissioning (ovvero di smantellamento) della centrale nucleare di Caorso, che raccoglie il parere favorevole della regione Emilla-Romagna, del ministero dei Beni culturali e della commissione per la Valutazione d’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente. Nel 2008, a Caorso, Sogin Spa , la società incaricata, ha concluso la demolizione delle torri ausiliarie di raffreddamento ed ha realizzato l’impianto di trattamento dei materiali contaminati che entrerà in esercizio entro la fine dell’anno.
    – 2009
    A 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il governo predisporrà la normativa per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla costruzione alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie, sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare. Caorso sembra essere tra i luoghi deputati per la costruzione.

    Autrice: Annarita Dall’Olmo
    http://www.facebook.com/notes/annarita-dallolmo/smantellamento-della-piu-potente-centrale-nucleare-italiana-e-ne-vogliono-fare-a/203049856379898

    Commento di Roberto Zamperini | 30 marzo 2011 | Rispondi

  2. Circa un mese fa, in giro per lavoro, ho avuto l’occasione di transitato in prossimità della Centrale di Trino Vercellese

    Essendo un pomeriggio con tempo variabile e buona visibilità, mentre viaggiavo in macchina percorrendo la Statale SS-455 http://maps.google.it/maps?sourceid=navclient&ie=UTF-8&aq=&oq=&hl=it&rlz=1T4GGLJ_itIT372IT336&q=45.183564%2c8.27734
    che nel punto più vicino dista 3/4 chilometri dalla Centrale Nucleare (dismessa)

    , in tutta tranquillità ne ho subito approfittato per sperimentare col palming “cosa si sente lì” …

    Con mio grande stupore, incredulo, ho scambiato due o tre volte il target della prova alternando la Centrale con il Campanile di Trino Vercellese (comodo perchè nettamente spostato e ben visibile nello skyline alla mia sinistra, mentre mi spostavo in macchina verso Vercelli).

    Resomi immediatamente conto “di non aver preso fischi per fiaschi”, pur procedendo ad una immediata pulizia con le tecniche TEV avanzate, mi è rimasto il palmo della mano dolorante per almeno mezz’ora!!

    E’ una esperienza comunque positiva, che consiglio a chiunque sia poi in grado di leccarsi le ferite, per capire con che razza di contaminazioni dobbiamo aver a che fare …

    Chi vuole provare può sfruttare la mappa di Google e magari qualche foto disponibile sul web
    centrale e. fermi, trino vercellese
    c'era una volta

    non è indispensabile (ahimè) recarsi sul posto!!

    Commento di skyluke | 30 marzo 2011 | Rispondi


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