Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

Cerchiamo delle spiegazioni teoriche per l’effetto Fukushima (1)

Alexander Gurvitch

Definiamo l’effetto Fukushima

In Gli effetti di Fukushima: un’ipotesi nuova ed inquietante e un invito a tutti i miei Lettori. ho portato all’attenzione dei Lettori la possibilità teorica che gli effetti delle radiazioni generate in Giappone possano agire quasi agli antipodi per via sottile e ad una velocità ben superiore a quella dei venti che trasportano polveri radioattive. Un’ipotesi che nasceva da una semplice constatazione empirica: dopo Fukushima si potevano testare cambiamenti drammatici nell’atttivazione di alcuni chakra, come il Ming Men, lo Ajna, il Cardiaco Posteriore, eccetera. Una prima constatazione che, a leggere i commenti postati in quell’articolo, è tutt’altro che fantasiosa. Tutti i Lettori hanno notato che il fenomeno sembra agire solo quando il cielo è terso, mentre quando è coperto, l’effetto sottile è molto meno evidente. Sembra anche accertato che la radiazione solare non sia coinvolta e che spesso basti una semplice copertura per bloccare questa invisibile ma sensibile radiazione sottile. Taluni, compreso chi scrive, hanno notato che le chiome degli alberi possono rappresentare una difesa abbastanza efficace.

Ma come possiamo spiegarci questo fenomeno? A ben vedere nell’ipotesi erano annidate due ipotesi diverse:

1) IPOTESI UNO: le energie sottili generate da una energia densa dannosa possono essere dannose quasi quanto la generante densa (è quello che io chiamo effetto di interazione denso-sottile);

2) IPOTESI DUE: le energie sottili generate da fonti dense estremamente potenti come quella in atto a Fukushima, una volta proiettate verso la ionosfera, possono percorrere il pianeta utilizzando la ionosfera stessa, quasi fosse un conduttore elettrico.

Comincerò un’analisi e una discussione a partire dalla IPOTESI UNO.

La biofotonica di Alexander Gurvitch: la luce come portante di informazioni

Riporto qui, ampliandole, alcune informazioni già presenti nel mio Energie Sottili. Le cose che vedremo illustreranno, una volta ancora, come la Scienza sembra aver preso due strade differenti e per molti versi non comunicanti: c’è la Scienza “anglofona” e c’è la Scienza “non-anglofona”. Quest’ultima annovera personaggi straordinari come

  • il fisico tedesco Burkhard Heim (testate la corona di quest’uomo!), del quale ho parlato in

Burkhard HeimJacques Benveniste

Un fisico teorico spiega cos’è l’Energia Sottile e la natura occulta del templum e dello Spazio Sacro? (Cl 3)

Da Heim allo spazio sacro (Cl 4)

Dalla Fisica di Heim allo Spazio Sacro. E ora si chiude il cerchio! (Cl5)

Nikolai Kozyrev

  • oppure dell’astrofisico russo Nikolai Kozyrev  (testate la corona di quest’uomo!), che ha teorizzato esista un’equivalente della formula di Einsteini E = mc2 che leghi l’energia (E) al tempo e che ha letteralmente “pesato” le energie sottili, attraverso strumenti da lui ideati basati sul concetto della bilancia a torsione e del quale ho parlato ampiamente nel mio libro La Cellula Madre
  • oppure come l’immunologo francese Jacques Benveniste, considerato come colui che ha dimostrato la memoria dell’acqua (testate la corona di quest’uomo!), che asserì che la memoria dell’acqua e delle cellule può essere digitalizzata e trasmessa, ricevuta e reinserita in altra acqua – e quindi le ricerche di Benveniste da sole dimostrerebbero ampiamente la nostra IPOTESI UNO –  e del quale dovrei parlare prima o poi
  • oppure come il fisico teorico italiano Giuliano Preparata, l’uomo dei domini di coerenza dell’acqua, concetto teorico legato alla stessa memoria dell’acqua e che richiama anche il Quarto Raggio o R4, che molti colleghi italiani giudicano fosse degno di un Nobel, a lui negata da beghe e dalla politica, come è normale in Italia, (testate la corona di quest’uomo!), del quale prima o poi parlerò,
  • eccetera eccetera eccetera.

Ma ritorniamo alla nostra ipotesi. E’ possibile che le cellule emettano delle deboli luci e addirittura che, attraverso di esse, possano comunicare tra loro? La ricerca nasce oltre ottant’anni fa in Russia (l’allora URSS), in pieno stalinismo, negli anni ’20 e ’30 grazie ad un istologo che si chiamava Alexander Gavrilovich Gurvitch (1874 – 1954). I suoi studi non furono noti in occidente che verso la fine degli anni ’60 e non si può dire che suscitarono un grande clamore, né tanto meno il plauso della Medicina Ortodossa. In questi ultimi anni, però, gli studi e le ricerche di Alexander Gurvitch sembrano tornate d’attualità, almeno presso taluni ricercatori. Non è così in Russia, dove il suo nome è tuttora oggetto di grande considerazione, anche da parte dei settori scientifici più “tradizionali”. Ma diamo un’occhiata più da vicino alle sue scoperte.

1) Le cellule emettono luce. Il fatto che le cellule possano emettere luce non è poi una cosa tanto straordinaria, se si pensa che il fenomeno della bioluminescenza è ben noto e studiato dalla Biologia. Il fatto è che Gurvitch aveva scoperto che tale emissione è caratteristica di ogni tipo di cellula, comprese quelle dell’organismo umano.

Non solo, ma, secondo lo scienziato russo

Il "cannone biologico" di Gurvitch

2) le cellule utilizzano la luce per comunicare tra loro. Alexander Gurvitch chiamò questa forma di comunicazione tra cellule  “radiazione mitogenetica.”  Tale radiazione sembrava dirigersi da un organismo vivente “trasmittente” verso un altro “ricevente”, attraversando un tubo, che fungeva da  “cannone biologico.” Gurvitch utilizzò una radice di una cipolla germogliata di fresco come “trasmittente” e la infilò in un tubo creando il suo “cannone biologico” e puntandolo verso un’altra radice di cipolla, il “ricevente,” anch’essa in un tubo con un’apertura sul suo fianco. Dopo tre ore Gurvitch contò il numero di cellule nell’area esposta della cipolla “ricevente” nella sua parte coperta dal tubo. Risultato: in quest’area vi era un quarto di cellule in più di quelle presenti nell’area fuori da quella non esposta al “cannone biologico.” Questo fenomeno, sia detto fra parentesi, illustra il mio concetto di Primo Raggio o R1.

In successive sperimentazioni, Gurvitch concluse che

  • Tutte le cellule viventi producono una radiazione invisibile.
  • Negli esseri umani il tessuto muscolare, la cornea dell’occhio, il sangue e i nervi sono tutti ottimi “emettitori” di “radiazione mitogenetica”.
  • Le malattie riducono questa radiazione. Quando una persona ammalata tiene in mano una coltura di lievito per alcuni minuti, le sue radiazioni sono sufficiente per uccidere le vigorose cellule del lievito.
  • Questa radiazione mitogenetica sembra essere una sorta di mezzo di comunicazione tra le cellule.
  • Probabilmente questa radiazione è di origine luminosa, di natura ultravioletta.

La luce può trasferire anche le malattie?

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: ammesso che l’effetto scoperto da Gurvitch sia reale, è possibile trasferire anche informazioni di malattia? La risposta assai inquietante a questa domanda arrivò sempre dalla Russia (allora ancora URSS) e precisamente dalla città degli scienziati, Novosibirsk, continuati in tempi più recenti dal Dr Vlail Kaznacheyev Direttore dell’Istituto di Medicina clinica e sperimentale a Novosibirsk. Da 20 anni egli dirige esperimenti altamente insolito con le colture cellulari gemelle, esperimenti fondamentali che vanno ben al di là della scienza medica ortodossa. Gli esperimenti di Kaznacheyev (diverse migliaia) hanno dimostrato in modo conclusivo che qualsiasi malattia cellulare o un pattern di morte può essere trasmessa elettromagneticamente e può essere indotta nelle cellule bersaglio che assorbono la radiazione e si ammalano.

Due culture di cellule vennero poste in due contenitori sigillati e a tenuta stagna. Le culture non potevano in alcun modo comunicare tra loro se non otticamente, attraverso un diaframma che era o di vetro o di quarzo. In una cultura, venne inserita una malattia, ad esempio un’infezione virale. Dopo qualche tempo si esaminarono le due culture e si scoprì che, se il diaframma usato come separatore era di vetro, la sola cultura infettata presentava i sintomi dell’infezione. Se, invece, il diaframma usato come separatore tra le due culture era di quarzo, con una riproducibilità dell’80% su oltre 10.000 esperimenti, si presentavano sintomi di infezione anche in quella non infettata! La trasmissione dell’informazione non si trasferiva immediatamente, ma dopo un certo periodo di ritardo.

L’esperimento venne ripetuto sostituendo al virus, tossine mortali e veleni chimici, ma sempre con lo stesso risultato. Ciò fece pensare che l’informazione di malattia veniva trasmessa dalle cellule morenti: un messaggio apparentemente per via ottica, ma di tipo mortale. Che cosa veniva trasmesso? Che significato aveva il tempo di ritardo? Perché il vetro era impenetrabile alla trasmissione? Comunque sia, qualcuno in Occidente parlò (ma a sproposito) di “raggio della morte”.

L'esperimento di Kaznacheyev

 

31 marzo 2011 - Posted by | Ambiente, Domoterapia Sottile, Energie Sottili, Sperimentazioni

10 commenti »

  1. Avevo già letto nei tuoi testi di questi esperimenti veramente molto interessante, ed anche allora come adesso mi sono chiesto… come mai invece di passare la malattia non riesce la comunicazione inversa ed a passare è il messaggio di guarigione e di salute del secondo campione sul primo?

    Commento di Mauro | 1 aprile 2011 | Rispondi

    • Buona domanda, anzi OTTIMA! Complimenti, Mauro! Facciamo così: vediamo chi sa rispondere … (Vi do un aiutino: 7R)

      Commento di Roberto Zamperini | 1 aprile 2011 | Rispondi

  2. :((( SIGH! :((( proprio nessuno che mi spiega???

    Commento di Mauro | 2 aprile 2011 | Rispondi

  3. http://it.wikipedia.org/wiki/Airglow

    Commento di marco Innocenti | 8 giugno 2011 | Rispondi

  4. Quindi questi biofotoni sono fotoni portatori di informazioni, giusto ?

    Commento di vpaolo1p | 23 aprile 2016 | Rispondi


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