Il blog di Roberto Zamperini

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Da Giano ai due San Giovanni

Ianus Pater, Deorum Deus, il Padre Giano, Dio degli Dei, controllava la via d’accesso energetica a Roma, da un colle particolare: il Gianicolo, il Monte d’Oro, che, secondo la leggenda, nasconde filoni auriferi. E in effetti, ricordo che tutta la zona che oggi si chiama Monteverde Nuovo ancora non c’era, quando ero bambino, sembrava costituita soltanto da sabbia dorata. Non c’è da stupirsi, dunque, che Giano bifronte compaia su molte monete già da epoca antica. E aggiungerei anche che, poiché Ianus è il custode della porta (ianua) in molte città fondate secondo il rito detto da loro “etrusco”, la porta a Nord per questo era spesso chiamata porta aurea. Aurea perché è da lì che entra nello Spazio Sacro, il templum, l’energia aurea, l’energia d’oro.

Giano era il Dio dell’inizio, di ogni inizio e dunque, come tale, dell’Iniziazione stessa. Un Dio iniziatore. Per questo lo invocavano per primo in ogni rito, in ogni cerimonia, in ogni impresa. Ed anche, come protettore dell’inizio della vita sia dei mortali sia degli immortali, era onorato come Ianus Consivius. Egli presiedeva ai passaggi nel tempo (Ianus Bifrons: Giano bifronte perché guarda sia il passato, sia il futuro), sia lo spazio (Ianus Quadrifrons: Giano quadrifronte perché guarda e controlla i quattro punti cardinali). Una divinità che doveva essere antichissima, se in sanscrito sentiero, passaggio, porta si dicono, esattamente come in latino,  yana! In Latino, la porta è ianua e non c’era porta, da quella di casa a quella delle grandi città, che non venisse dedicata al Dio tramite riti di invocazione ed evocazione che devono essere continuati per tanto tempo, anche quando il Cristianesimo sembrava essersi imposto ovunque, se il potere ecclesiastico si vide costretto a vietare tali riti con leggi severissime.

La porta, la soglia, era ed è ancor oggi, la separazione tra ciò che ci appartiene e il “di fuori”, l’ignoto. Giano è dunque Ianitor, custode della porta sia spaziale, sia temporale. Il Giano quadrifronte era venerato nell’arco di Giano, a Roma, mentre quello bifronte, un po’ ovunque e praticamente in tutte le case.

La difesa dei bimbi da eventi inattesi e dannosi per la loro salute, Giano se la divideva con Vaticanus, un Dio per certi versi “minore” ma non troppo, visto che molti vaticinii si effettuavano dal Vaticinus Ager, buono per queste attività, ma non per abitarci, visto che Tacito chiama quella che al tempo doveva essere una palude Infamibus Vaticani locis. Vaticanus era il Dio delle prime parole dei bimbi, quelle che noi moderni con orribile parola chiamiamo lallazione  e che loro, al contrario, consideravano con grande attenzione come segni di una divinità occulta che si manifestava con quei versi misteriosi ed incomprensibili. E’ da notare che i Latini pronunciavano uaticanus onomatopeico del verso ua ua dei bimbi.

Giano, visto che che sovrintende alle porte, è anche Dio dotato di chiavi. Così la Chiesa fonde in breve tempo la figura di San Pietro con le chiavi del paradiso con quella dell’antichissimo Dio. Non solo, ma se Giano è custode della Ianua Coeli (la porta del cielo), altrettanto farà San Pietro. Un’attività, questa di Giano, che deve essere durata fino al 1300 dC, visto che spesso nelle cattedrali gotiche Egli è raffigurato in portali (Saint Denis a Parigi) e in vetrate (Notre Dame di Chartres). Un culto duro a morire!

A Giano è dedicato l’inizio dell’anno, caput anni, e Gennaio si chiama il primo mese dell’anno in almeno la metà del mondo. Ma la data iniziale dell’anno è, se si vuole, un concetto astratto. Ben più concreto è quello delle porte solstiziali. Ed ecco come si sradicò la memoria stessa di Giano. Intanto, come non sottolineare che tra Ianus e Ioannes (Giovanni in latino) ci troviamo di fronte a due suoni quasi identici? Poi si consideri che a Giovanni Battista viene affidato il solstizio d’estate (24 giugno) e a Giovanni Evangelista, quello d’inverno (27 dicembre). Queste due date, dice il Guénon, erano le stesse in cui si festeggiava Giano nei Collegia Fabrorum. E molti templi dedicati a Giano vennero distrutti per edificarne altri dedicati ai due santi cristiani. E, per ultimo, non è forse il battesimo il rito d’iniziazione dei cristiani? L’ultima specialità di Giano, quella di essere il Dio dell’Iniziazione passa dunque nella mani di un santo cristiano!

E così il vecchio sapiente Giano, Dio dell’inizio stesso della civiltà e della cultura, è servito e mandato in pensione per sempre. Non c’è più bisogno di Lui.

O no?

22 aprile 2011 - Posted by | Senza categoria

11 commenti »

  1. egregio dott. Zamperini ,

    da molti anni , come hobby , perseguo la ricerca linguistica all’origine delle nostre lingue recenti , dall’antico greco in poi .
    Giano è collegato a DI ANO , essendo AN il dio del sole sumero , D’ANU è una contrazione di DINGIR AN .
    Essendo il sole l’astro che regola il tempo , la divinità diventa il guardiano dei punti d’entrata e uscita della luce o vita o energia …
    è esatto , per quel che mi riguarda l’accostamento col nome di Giovanni che ha gli stessi valori di GIANO o DIANO .
    Una piccola precisazione , i romani arcaici avevano il capod’anno in marzo , anche qui gioca il fattore dell’abbinamento fra tempo e cicli astrali .
    è da poco che seguo il sito e mi sento già a mio agio coi temi trattati .
    complimenti .

    Commento di giuseppe | 23 aprile 2011 | Rispondi

    • Sì. Ianus è stato anche associato a D-Iana ovvero Diana. Ianus potrebbe essere anche (D)-ia – Nus, dove il senso di Dia è ovvio, mentre Nus sarebbe l’Intelletto (divino). Personalmente (ma non sono certo un esperto) mi “suona” meglio il confronto con la Lingua Madre sorella del Latino: YANA e Ianua in Latino, anche perché in questa accezione si resta nel solco etimologico di Cicerone, che non mi sembra cosa di poco conto. Da cui Ianus = Dio dell’IRE o andare … Ma sono passati tanti secoli o addirittura millenni, che ogni interpretazione è possibile.

      Per quanto riguarda il sumero AN, come non leggerlo in AN-IMA e in AN-NUS?

      Comunque sia, benvenuto Giuseppe.

      Commento di Roberto Zamperini | 23 aprile 2011 | Rispondi

  2. Ciao Roberto…pensavo che Giano è la divinità massima delle frequenze…preposta ai passaggi delle Ere…non a caso Saturno “elabora” la propria natura sotto la protezione di Giano e da qui il collegamento al Sole…al suo Oro Potabile e al fatto che in alchimia, come ricordavi l’altro giorno ai Fori presso il basamento del suo tempio, a Saturno in alchimia è appunto legato l’oro inverso…la soglia rafforza il passaggio dimensionale o scarto qualitativo che intercorre tra un Ciclo e un altro…ma forse Guenòn commette un inesattezza nel dire che Giano era la divinità specifica dei Collegia Fabrorum poiché questi appartenendo alle corporazioni proprie alla coralità degli artefici si riunivano nel nome di Minerva…come attesta la tabula patronatus bronzea rinvenuta sulla fine degli anni ’60 a Campore in Salsomaggiore e che attesta che ancora alla metà del IV sec dopo Cristo in un centro come Fidentia il collegium fabrorum si riuniva ancora regolarmente nel tempio di Minerva (così rileva C. Mutti in suo breve saggio)…comunque sia permane la tensione luminosa evocata ai Fori…organizziamo presto altre passeggiate simili.
    Un saluto

    Commento di giovanni ranella | 23 aprile 2011 | Rispondi

    • “pensavo che Giano è la divinità massima delle frequenze…preposta ai passaggi delle Ere…”

      Perché preposta alle frequenze? Spiega. Sui passaggi delle Ere, certo.

      Commento di Roberto Zamperini | 24 aprile 2011 | Rispondi

  3. certo sign. Roberto ,

    AN essendo il sole è un cerchio , l’anno è un cerchio temporale , ma pure l’ANELLO è un cerchio .
    riguardo l’ANIMA è pure un concetto correlato ma ha a che fare col VENTO , in ebraico RUACH l’anima è il vento .
    pure AGNI indiano , dio del fuoco ci può richiamare all’AGNELLO cristiano , ovvero il SOLE , in termini di simbologia .
    come la fisica quantica , pure i nomi racchiudono legami insospettabili .

    saluti

    Commento di giuseppe | 23 aprile 2011 | Rispondi

  4. Mi proverò…benché la mia sia sia una sensazione istintiva ed io non sicuramente non sarò adeguatamente preparato per sostenere il fondamento della mia percezione…la duplicità di Giano è l’emblema del potere strutturante, formativo e archetipico dell’essere…inversamente illimitato come simbolo dell’infinito che non a caso benché i romani non adottassero la numerazione araba la stilizzazione grafica dell’icona gianica restituisce proprio la forma dell’otto coricato come segno rappresentativo dell’infinito e dunque della cognizione dell’informe, del disordine, del caos antecedente o intercorrente tra le “aperture” delle diverse manifestazioni dell’universo.
    Il volto scrutante l’origine definisce pertanto anche un limite che è in un certo senso l’enigma interno alla divinità stessa…in effetti la Scuola pitagorica, che riordina ad un dato momento della storia del mediterraneo le conoscenze di una Tradizione arcaica presumibilmente remota quanto l’inizio stesso dei tempi “ancestrali” precedenti l’ultimo diluvio, faceva corrispondere al numero dispari la realtà finita – il limite – mentre al numero pari l’illimitato – infinito – e due sono le facce visibili del dio mentre una è quella nascosta, esotericamente abbinata al momento presente inafferrabile per definizione, e, in un rapporto di complementarità dialettica, il numero dispari ha dal punto di vista metafisico un rango e dignità superiori rispetto al pari in quanto il dispari è simbolo di un potere in grado di riappropriarsi attingendo ad una fonte posta oltre quella del tempo e dalla quale il flusso temporale stesso deriva come gravità specifica e variabile – discontinua – che impedisce una diluizione indeterminata verso l’infinito…cui sono rivolti entrambi gli sguardi di Giano…ma l’identità intrinseca del dio non può essere colta su un livello esteriore di rappresentazione e di conseguenza la sua parziale invisibilità metaforizzata dall’assenza del terzo volto che è quello congiunto a Saturno…Sator non a caso…Seminatore poiché all’interno del limite temporale scansiona la ritmicità dei cicli legati al volgere delle stagioni – non a caso Saturno ingoia i propri figli che un eccezionalità occorsa nel tempo mitico volle disorientare o fatalmente sovvertire (nonché rinnovare) con l’episodio della pietra ingoiata dal dio in luogo di Giove infante e qui si dovrebbe dire ancora altro ma non basterebbe davvero lo spazio – comunque, l’enigma di Giano risiede nel suo terzo volto invisibile che è la complementarità dispari intesa come irraggiamento o “quantum” definibile come invisibile limite qualitativo della dimensione materiale, appunto, la concezione della porta come spazio eminentemente sacrale poiché permette di accedere ad una misura di sistema sacralmente determinata attraverso lo spazio ed il tempo intesi come traduzione vitalistica degli archetipi che furono detti eterni, il cui riflesso nei corpi fisici è stabilito dalla variabilità di frequenza che determina i ritmi di quella che opportunamente è stata definita come una Danza…Danza Cosmica…Musica delle Sfere…intuizione trascendente, circolare e spiraliforme presieduta, avviata dall’essenza di Giano…che potremmo credibilmente invocare come colui che ruota…e che come prima divinità italica immedesima l’insondabile volontà universale determinante la funzione delle forme in cui siamo intagliati e dove ogni variazione di stato presuppone perciò una variazione di frequenza e credo sia proprio questo il motivo che a Roma le porte del tempio di Giano, che Plutarco riferisce essere di una semplicità estrema, venissero aperte in tempo di guerra…nel momento di massimo pericolo di sovvertimento della realtà sacralmente stabilita e coordinatrice delle tensioni massime congiunte al Furor, all’Estros e all’Eros determinanti lo svolgimento delle guerre antiche e di qui il motivo per cui Plutarco dice essere il tempio di Giano di una semplicità estrema, che vuol dire contenente il più grave dei misteri legati alla durata dei Cicli e allora, tornando a Saturno in nessun altro luogo poteva attuare i misteri della propria metamorfosi – allegorizzata dal passaggio da piombo ad oro – Saturno è l’oro inverso se non sotto la paternità di Giano che ponendo i limiti della rappresentazione universale ne stabilisce anche le diverse variazione di tono e non potrebbe essere diversamente.
    L’idea basilare è che Saturno non può assolutamente obliare le cose che sono passate realmente nella vita, non può decretare che non siano mai esistite; ogni atto genera un impronta vibrazionale permanente di qui la convinzione arcaica che ogni Rito correttamente svolto potesse annullare ogni diversità di tempo e di spazio e di conseguenza in questo limite si rivela un significativo aspetto dei misteri di Saturno, che vuole ogni atto della vita deposto in un fondo segreto del tempo, poiché al di là del tempo stesso l’azione sopravvive, determinando l’idea del divenire in atto su piani qualitativamente superiori o inferiori della materia.
    La stessa sapienza islamica derivando dal medesimo principio, in architettura pone il valore numerico pari visibilmente rappresentato nei quattro angoli del tempio di cui il quinto (dispari) è invisibile, individuato prima ancora dell’edificazione materiale del tempio e determinante il valore qualitativo delle oscillazioni proprie alle variazioni di stato interno all’essere nel momento del suo massimo raccoglimento.

    La convinzione che Giano sia il reggitore delle frequenze me l’ha data pure l’intuizione di una poetessa contemporanea che tempo fa scrisse questa bella composizione in onore dell’antichissimo Dio Bifronte e che ti allego a questa risposta prolissa ma che più sintetica non sono riuscito a fare e che risulterà pure illeggibile magari…ma questo nostro è un sovrano atto di amore per la nostra Eredità spirituale…questa ricerca che porto avanti sconnessamente ma animata da una invincibile nostalgia
    In che giorni sei a studio così ti passo a trovare?

    Questa la poesia:

    Doppio
    estraneo all’Uno giace
    schiena contro schiena
    della passione
    il Giano bifronte

    Nel vicino tocco
    si plasma ardendo
    la lontananza

    (Nunzia Cosenza)

    Commento di giovanni ranella | 24 aprile 2011 | Rispondi

  5. Questa poesia di Nunzia Cosenza è davvero potente…conserva la valenza di un mantra…volevo dire ancora sul fatto di Minerva patrona dei Collegia…sempre Plutarco nel suo trattato “Iside ed Osiride ci fornisce l’ermeneutica più limpida, quando molto accortamente informa che la tomba di Osiride, presso l’isola di File, giace sotto la chioma di una “Methide” che…e qui c’è l’avviso ermetico fornito dallo storico di Cheronea…tale chioma supera in altezza ogni albero d’ulivo, ma questa pianta di Metide è completamente sconosciuta alla nomenclatura scientifica botanica; (G. Catinella, Tetralogia Ermeneutica: cap. III, pag. 104).
    Nelle radicali Accado semite (in fondo è dall’alfabeto fenicio che deriva quello greco) la rad. MTH (Methide) riassume la distinzione stessa delle cose ritornanti alla condizione immateriale, e l’idea stessa di trapasso nella morte.

    L’ulivo è l’albero votato alla Déa Minerva, (la Dea preposta alle Sacre Discipline dei mestieri) e da esso era ricavato l’olio che ardeva la fiamma delle lucerne utilizzate durante i riti, quindi per derivazione, si mostrava simbolo dell’intelletto illuminato ad un senso superiore, designando il fuoco secreto dei Savi.

    La Methide è la sapienza personificata, (coscienza – conoscenza del dover morire) colei che possiede una comprensione sovrastante a tutte le altre Dee, a tutti gli Déi, e fu in sposa a Giove che la rese gravida proprio di Minerva, e per questo Plutarco scrive che la pianta Methide supera in altezza ogni ulivo.

    La venerazione del mistero osirideo dunque, si sviluppa all’ombra della “pianta” Metide, che vale: l’Alta Dottrina Segreta, superiore a qualsiasi altra Dottrina, e dunque allo stesso olivo di Minerva, ma a questo pur congiunto per diretto riferimento, pertanto ciò potrebbe costituire un prezioso indizio rivelante la misteriosa natura della poesia e delle arti plastiche.

    Methide è intesa come la spiritualità pura, la conoscenza generativa da cui deriva Minerva, che vale l’Opera condotta a termine nella realtà tangibile, da ciò il motivo per il quale l’arte fu definita il miglior modo per l’uomo di condurre in questa vita il percorso nella materia, in guerra (Arti marziali) come in pace (Arti liberali) e se svuotata del suo primo riferimento, diviene qualcosa d’insignificante, essendo magnifica nel momento in cui si rende strumento asservito al fine ultimo, che è quello di cangiare la sostanza mortale in essenza divina.
    Il Mito che vuole Minerva figlia di Methide, adombra di conseguenza l’idea che la spiritualità, giacché tale, è direttamente congiunta alla materia e con questa costituente un’unità indivisibile, almeno in questa dimensione esistenziale.
    Minerva non a caso è la patrona dei collegia preposti all’esercizio dei mestieri: alla rad. MN-MIN = simbolo di ogni classificazione ottenuta a mezzo di forme esterne, ogni figurazione e qualificazione, nonché dono, ciò che è benedetto ed estensivamente l’azione specifica di raffigurare, di definire, di formarsi l’immagine delle cose.
    Un principio annodato alla percezione stessa dell’ispirazione e del fare per realizzare il Mistero attraverso il Mestiere.

    Commento di giovanni ranella | 24 aprile 2011 | Rispondi

    • WOW! Mi prendo un bel po’ di tempo per leggere tutto e, se il caso, ti replico. Comunque da una prima frettolosa e superficiale letta – dopo una prima reazione di apnea generata dalle tante straordinarie idee che hai voluto regalarci – , direi che hai condensato (e colpevolmente!) sei o sette articoli in uno solo.

      Mmmm … Mi sa che devi spiegare bene alcune cose che hai condensato lì in poche stringatissime parole … Mi sa che ti chiedo ancora di spiegare e stavolta l’hai proprio voluto tu! Per esempio, cosa intendi scrivendo “la duplicità di Giano è l’emblema del potere strutturante, formativo e archetipico dell’essere”? Ahité, Giovanni! Sei capitato nelle grinfie di un maniaco perfezionista!

      PS: scriviamoci per darci un appuntamento.

      Commento di Roberto Zamperini | 24 aprile 2011 | Rispondi

  6. Difatti mi sembrava d’essere stato prolisso ma mi sono fatto prendere dall’argomento

    “la duplicità di Giano è l’emblema del potere strutturante, formativo e archetipico dell’essere intendo la volontà generativa che opera combinando forze uguali ma contrarie che rendono possibile il nostro dinamico equilibrio, archetipico in quanto riguarda la medesima verità del vortice avviante la vita e basato dall’incontro di contrari dove appunto prende sostanza il simbolo e di qui la considerazione che noi non solo animali siamo creature allegoriche, intagliate nell’enigma iniziatico e che se svuotate dei simboli che ci ri-legano al divino degeneriamo in una sorta di oscuro formicaio cosciente ma insipiente
    dove trovo la tua mail?
    un saluto

    Commento di giovanni ranella | 25 aprile 2011 | Rispondi

  7. “dove trovo la tua mail?” In questo stesso blog! Come scrittore e pittore sei grande, come informatico sei peggio di me. E ti assicuro che è cosa difficile. Comunque, poiché è pasquetta, ho deciso di essere buono e di aiutarti:
    zaro77@gmail.com

    Optime Vale Pintor.

    Commento di Roberto Zamperini | 25 aprile 2011 | Rispondi

  8. molto bello, grazie a tutti;
    ma il giano trifronte?
    ed il radiante di giano simile a quello della prima cristianità?
    e perchè fermarsi ai soli solstizi?
    fatemi sapere qualcosa;
    grazie ancora.

    Commento di mauro rossi | 23 ottobre 2012 | Rispondi


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