Il blog di Roberto Zamperini

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Ma è vero che senza nucleare siamo fregati?

FONTE

L’ECOPENSIERO

In Kenya sorgerà il parco eolico più grande d’Africa

In Africa, 700 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e con il progresso, il fabbisogno energetico del continente aumenterà sicuramente. Il modo migliore per procedere quindi è quello di creare impianti basati sulle energie rinnovabili, in un continente dove il sole splende luminoso e il vento soffia forte.

In Kenya presto sorgerà un progetto da 870 milioni dollari per un parco eolico, il Lake Turkana Wind Power (LTWP), che una volta completato (la data di inizio della costruzione è fissata al dicembre di quest’anno) sarà il più grande in Africa. Costruito oltre il bacino del lago Turkana, questo parco eolico potrà vantare 360 turbine, generando 300 megawatt di potenza. Questa è abbastanza energia per alimentare migliaia di case e per immettere il surplus nella rete elettrica del Kenya.

Helm Wind, uno studio per rendere l’eolico più competitivo

Lame più grandi per un risparmio maggiore.

Sembra essere questo il succo dello studio redatto dall’ETI, l’Energy Technologies Institute, che ha appena terminato il documento sull’eolico dal titolo Helm Wind, studio effettuato per capire in che modo portare i costi dell’eolico off-shore alla pari con quella onshore, con l’abbattimento dei prezzi sia per quanto riguarda le componenti sia i prezzi dell’energia elettrica prodotta.

Turbine di grandi dimensioni e altre innovazioni tecnologiche potrebbero infattitagliare di un terzo i costi, come confermato da uno studio governativo interessato ad abbassare i costi dell’off-shore.

Torri Eoliche Sorgenia a Côtes de Champagne, Francia

L’ETI pubblicherà i risultati del documento Helm Wind con la speranza di sfruttare le nuove affermazioni per superare molte delle difficoltà associate alla manutenzione di rotori eolici posizionati in mare, tra cui l’accesso e l’affidabilità della turbina stessa. Il progetto, al quale hanno preso parte anche Rolls-Royce, BP e l’Università di Strathclyde, ha studiato anche ulteriori modalità di riduzione dei costi del capitale legato all’eolico off-shore di circa il 25% con un taglio dei costi operativi del 50%.

A conclusione dello studio l’affermazione che tale tecnologia potrebbe offrire risparmi di circa il 30% rispetto agli attuali impianti off-shore con un ulteriore potenziale risparmio. “Questo progetto ha esaminato tutto, dal diametro del rotore fino alla velocità, il numero di pale, se devono affrontare venti di bolina o di poppa e sulle strutture di sostegno”, ha dichiarato David Clarke, chief executive dell’ETI.

Con l’alto potenziale stimato a carico del comparto eolico si parla di effettivi benefici in termini di riduzione di costi ed emissioni. Da qui il maggiore impegno nel comparto affinchè i vantaggi derivanti dalla produzione di energia elettrica legata allo sfruttamento del vento garantiscano al più presto un minor costo dell’energia e la sicurezza dell’approvvigionamento di cui ha bisogno il pianeta. Per questo c‘è bisogno che i costi dell’off-shore divengano competitivi al più presto, per garantire entro il 2050 un aumento della diffusione di parchi del vento fuori costa pari al 98% rispetto ai dati attuali.

“Il progetto ha dimostrato che i miglioramenti potrebbero essere sufficienti e ottenuti attraverso l’innovazione tecnologica per offrire costi dell’energia che siano confrontabili con i costi attuali dell’eolico onshore e ad individuare che la dimensione ottimale per le turbine offshore è significativamente più grande rispetto alle dimensioni attuali” ha specificato Clarke.

Gli OGM per aumentare l’efficienza delle celle fotovoltaiche

Mentre sul fronte alimentare la situazione rimane al centro di accese discussioni, gli OGM sono pronti a fare il proprio ingresso anche nel campo della tecnologia solare. Alcuni ricercatori del MIT hanno trovato un modo per migliorare in modo significativo l’efficienza di conversione elettrica delle celle solari, affidandosi ai servizi di un virus per effettuare un lavoro di montaggio a livello microscopico.

La nuova ricerca, pubblicata on line questa settimana sulla rivista Nature Nanotechnology, si basa sulla capacità dei nanotubi di carbonio – microscopici cilindri cavi in carbonio puro – di migliorare l’efficienza della raccolta di elettroni sulla superficie di una cella. Tuttavia nella loro realizzazione si va in contro alla produzione di un mix di due tipi, alcuni dei quali agiscono come semiconduttori, altri come metalli. E se da una parte i nanotubi semiconduttori possono migliorare le prestazioni del fotovoltaico, dall’altra quelli metallici hanno l’effetto opposto; il tutto senza contare la tendenza di questi nanocorpi ad ammassarsi, processo che ne riduce la loro efficacia.

Ed è qui che i virus vengono in aiuto. I dottorandi Xiangnan Dang e Hyunjung Yi hanno scoperto che una versione geneticamente modificata di un virus, chiamato M13, può essere utilizzato per controllare la disposizione dei nanotubi su la superficie di una cella organica di Gratzel. In questo processo i virus svolgono due funzioni diverse: in primo luogo, possiedono brevi proteine chiamate peptidi capaci di legarsi strettamente alle strutture nanoscopiche evitando che si ammassino. In aggiunta, il virus è stato progettato per produrre un rivestimento di biossido di titanio (TiO2) su ciascuno dei nanotubi e migliorando così l’efficienza di conversione dall’8 fino al 10,6 per cento.

Nuove celle fotovoltaiche per dare una spinta ecologica al trasporto aereo

Prendere le ali di un aereo e ricoprirle di pannelli solari ovviamente non basta per alimentarlo e farlo volare, non con l’attuale efficienza delle celle solare al momento esistenti. Oggi per spingere un Boeing 747 a pieno carico servirebbero, senza esagerare, qualcosa come circa 200 campi di calcio ricoperti da pannelli solari realizzati allo stato dell’arte.

Recentemente Nathan Lewis, chimico del California Institute of Technology di Pasadena, ha fatto un passo avanti verso quello che potrebbe portare a volare con l’energia solare

Lewis ha infatti sviluppato celle fotovoltaiche che dividono le molecole d’acqua generando idrogeno, un combustibile utilizzabile per alimentare anche gli aerei. Queste cellule fotovoltaiche lavorano da 10 a 40 volte più efficientemente rispetto alla tecnologia attualmente in uso e, sviluppandole e perfezionandole ulteriormente, l’industria del trasporti aerei potrebbe ricevere una nuova spinta ecologica.

FONTE

L’ECOPENSIERO

27 aprile 2011 - Posted by | Ambiente

3 commenti »

  1. Il fotovoltaico organico parla anche siciliano.

    Commento di Francesco | 27 aprile 2011 | Rispondi

  2. La tecnologia umana può subire balzi spettacolari. Mentre anche 5 anni fa si poteva ancora pensare al nucleare, ora è davvero troppo tardi. I pregi sono talmente scarsi che non c’è davvero bisogno di discuterne a fronte dei difetti e rischi.
    L’uranio finirà (i pessimisti europei dicono fra 42 anni http://en.wikipedia.org/wiki/Uranium_depletion), non abbiamo posto per gli scarti (nemmeno quelli che già abbiamo prodotto negli anni 70, vedi Report http://laverabestia.org/play.php?vid=706), il semplice funzionamento rendono i dintorni carichi di energie sporche (studio dei tedeschi su incremento leucemie nei bambini del 60% nei 5km di raggio dalla centrale http://www.nucleareitalia.net/GermaniaCentraliNucleariCausanoCancro.html) gli incidenti sono praticamente incalcolabili come danni e solo i governi li costruiscono perchè i privati sanno bene come possano non rendere alcun profitto (http://en.wikipedia.org/wiki/Economics_of_new_nuclear_power_plants)

    Nel frattempo che la scienza avanzi, basta applicare Buon Senso (quello che i politici non hanno) per ottenere un gran risparmio:
    -RADDOPPIARE i fondi alla ricerca (come tutte le nazioni avanti a noi)
    -predisporre leggi più severe sugli inquinanti
    -predisporre fondi per le emergenze
    -obbligare i costruttori a costruire tutti i nuovi edifici in classe minima A cos’ come i produttori di elettrodomestici (che già sono arrivati ad un buon livello)
    -e soprattutto far rispettare i piani regolatori come fossero legge celeste. Basta col cemento.
    -mettere timer ed interrutori appropriati. Sul serio, non ho idea di quante volte ho spento la luce in aule universitarie vuote o di aver visto le luci cittadine accendersi molto prima del tramonto.

    Risparmiare significa ragionare in termini marginali. Se al posto di fare +5% con le centrali facessimo +1+1+1+1+1% sarebbe meglio da ogni punto di vista. Peccato che organizzare sia una capacità riservata a pochi e mal sfruttata.

    Commento di FFF | 30 aprile 2011 | Rispondi

    • Parole sante. Nel frattempo, prepariamoci ad IMPORRE alla casta il nostro (anzi: i nostri) referendum e organizziamoci per vincerli. E’ la nostra ultima occasione.

      Commento di Roberto Zamperini | 30 aprile 2011 | Rispondi


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