Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

La radiazione nel latte?

Conservazione con metodi radioattivi

Le radiazioni ad alta frequenza hanno un’azione microbicida che si esercita con interferenze dirette sul chimismo degli acidi nucleici. Tale azione si manifesta, con efficacia crescente, con la radiazione ultravioletta (UV) e con le radiazioni ionizzanti.

I raggi UV hanno impieghi limitati per quanto riguarda sia il settore di applicazione sia il Paese, in funzione delle specifiche normative. Più complessa è la posizione delle radiazioni ionizzanti, sull’uso delle quali ci sono controversie a causa di un presunto rischio nei confronti dei consumatori[26]. In Italia la normativa vigente fa capo al D.L. n. 94 del 2001, che recepisce le Direttive UE n. 2 e 3 del 1999[27]. In ambito comunitario è ammesso il trattamento di vari alimenti, fra cui bulbi, tuberi, pollame, cosce di rana, spezie, condimenti. In Italia l’unico impianto autorizzato è a San Benedetto dei Marsi, impiegato per l’irradiamento antigermogliativo di patate, cipolle e aglio[26], e in tutta l’Europa sono autorizzati circa 15 impianti[27].

(WIKIPEDIA)

LA LEGGE

Art. 1
(Campo di applicazione)

1. Il presente decreto disciplina la produzione, la commercializzazione e l’importazione degli alimenti e dei loro ingredienti, di seguito denominati “prodotti alimentari”, trattati con radiazioni ionizzanti.

2. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e successive modificazioni, e, in particolare, il divieto di cui all’articolo 98, comma 1, lettera d), di aggiungere materie radioattive, anche mediante attivazione, ai prodotti alimentari, il presente decreto non si applica:
a) ai prodotti alimentari esposti a radiazioni ionizzanti prodotte da strumenti di misura o di controllo purchè la dose assorbita non sia superiore a 0,01 Gy per gli strumenti di controllo che utilizzano neutroni a 0,5 Gy negli altri casi, ad un livello energetico di radiazione non superiore a 10 MeV nel caso di raggi X, 14 MeV nel caso di neutroni e 5 MeV negli altri casi;
b) ai prodotti alimentari preparati per pazienti che necessitano, sotto controllo medico, di alimenti sterilizzati.

Art. 2
(Condizioni del trattamento)

1. Il trattamento dei prodotti alimentari con radiazioni ionizzanti può essere effettuato soltanto mediante le sorgenti di radiazioni elencate nell’allegato II e nel rispetto delle condizioni di cui all’allegato I.

2. Il trattamento di cui al comma 1 esclude il ricorso combinato ad un processo chimico avente uno scopo identico a quello di detto trattamento.

3. Il trattamento di cui al comma 1 può essere effettuato soltanato negli impianti autorizzati di cui all’articolo 6, comma 1, secondo le norme di buona tecnica indicate all’articolo 7, comma 1.

ALLEGATO II

SORGENTI DI RADIAZIONI IONIZZANTI

1. 1 prodotti alimentari possono essere trattati soltanto con i seguenti tipi di radiazioni ionizzanti:
a) raggi gamma emessi da radionuclidi °Co o 1 3 Cs;
b) raggi X emessi da macchine radiogene funzionanti ad un livello energetico nominale (quantum massimo di energia) pari o inferiore a 5 MeV;
c) elettroni emessi da macchine radiogene funzionanti ad un livello energetico nominale (quantum massimo di energia) pari o inferiore a 10 MeV.

Co = Cobalto

Il cobalto-60 (Co-60 o 60Co) è un metallo radioattivo usato, in passato, nella radioterapia, e produce raggi gamma con energia di 1.17MeV e 1.33 MeV. Una normale sorgente 60Co ha un diametro di circa 2cm e produce un cono di radiazione circondato da una zona di penombra. Il cobalto metallico ha la pessima proprietà di produrre una finissima polvere, causando problemi di protezione dalle radiazioni. Le sorgenti 60Co hanno una vita utile di circa cinque anni, dopodiché non emettono più raggi gamma in quantità sufficiente: tuttavia restano comunque molto radioattive, ragione per cui in occidente l’uso delle macchine al cobalto è sempre più raro, preferendo usare acceleratori lineari di particelle. La prima macchina al 60Co per terapia medica (la famosa bomba al cobalto)[senza fonte] fu costruita in Canada; oggi è in mostra al Saskatoon Cancer Centre, in alto nell’ingresso. La seconda macchina è al di fuori del centro, lungo la passeggiata.

(WIKIPEDIA)

Cs = Cesio

Il cesio-137 (137Cs, Cs-137) è un isotopo radioattivo del metallo alcalino cesio che si forma principalmente come un sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio, specialmente nel reattore nucleare a fissione.
Il Cesio-137 non viene utilizzato ampiamente per la
radiografia industriale perché è molto reattivo chimicamente, e dunque, è difficile da manipolare. Anche i sali del cesio sono molto solubili nell’acqua, e questo complica la gestione sicura del cesio. Nella radioterapia e nella radiografia industriale si preferisce il cobalto-60 (60Co), dal momento che chimicamente si tratta di un metallo piuttosto non reattivo che offre fotoni di raggi gamma molto più energetici. Il cesio-137 può essere trovato in alcuni dispositivi per la misura dell’umidità e della densità, in misuratori di flusso, e in sensori correlati.

TRE DOMANDINE FACILI FACILI

1) Siete sicuri, signori “esperti” che irradiare il latte con il cobalto e il cesio radioattivi (radiazioni ionizzanti) non provochi modificazioni profonde nel latte di tipo cancerogeno?

2) Siete sicuri, signori “esperti” che oltre tutte le strane operazioni che la legge permette (pastorizzazione, centrifugazione, omogeneizzazione, trattamenti chimici, centrifugazioni, eccetera) l’irradiazione non sia la goccia che fa traboccare il vaso e rende il latte, più che un alimento, un veleno?

3) Siete sicuri, signori “esperti” che i prodotti usati per l’irradiazione (il cobalto ed il cesio radioattivi) non finiscano pwe inquinare il mare, i fiumi ed i laghi? Che fate per controllare che questo non accada?

E, a proposito della pastorizzazione:

Nel 1950 all’Università Agraria di Auchincruisce, in Inghilterra, per tre mesi due gruppi di vitelli vennero alimentati utilizzando latte normale e latte pastorizzato; otto vitelli utilizzavano il primo, mentre gli altri otto il secondo. I vitelli vennero prescelti al momento della nascita, e disposti nei due gruppi in modo alternato, la scelta fu dunque del tutto casuale. Tranne che per la differente alimentazione i due gruppi di vitelli vennero trattati esattamente allo stesso modo. È degno di nota il fatto che, alla fine della prova, tutti i vitelli che erano stati nutriti con latte naturale apparivano in una condizione fisica soddisfacente, mentre i vitelli alimentati con latte pastorizzato o apparivano malati o morivano prematuramente. Due erano morti alla fine del primo mese, ed uno aveva dovuto interrompere l’esperimento per evitare la morte; un quarto morì al 92o giorno, due giorni dopo la scadenza ufficiale dell’esperimento.

Se il latte pastorizzato non è più un cibo così tanto benefico per i piccoli della mucca, non è capace di sostenerne una buono stato di salute, ancora meno lo sarà per gli esseri umani!!

FONTE http://naturale.blog.tiscali.it/2007/05/30/il_latte_1013617-shtml/

29 aprile 2011 - Posted by | Ambiente

1 commento »

  1. Quello dei metodi di conservazione degli alimenti a cui ti riferisci, è’ un discorso molto vecchio. Buona parte delle norme attualmente vigenti in termini di igiene alimentare, sono frutto delle regole imposte dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
    Qalche anno fà, partecipai ad un seminario sulla legislazione vigente in Italia e all’estero, circa la conservazione/produzione del latte e dei suoi derivati. A causa infatti di buona parte di queste regole, molti formaggi e prodotti locali sono del tutto scomparsi. La loro produzione metterebbe l’agricoltore a rischio denuncia.
    La cosa che mi colpì in quel seminario, fu che buona parte dei docenti universitari, erano d’accordo nel sostenere le tali regole di igiene alimentare non avevano portato nessun beneficio in termini di “conservazione delle salute”, e che anzi stavano portando alla standardizzazione delle produzioni agricole/lattiero-casearie e alla perdita di biodiversità in termini di micro-organismi.
    Capisco le tue perplessità dal punto di vista sottile, ma sappi che anche gli addetti ai lavori ne hanno molte in merito (denso).
    Ecco cosa scriveva un grande ecologo, E. Goldsmith, a tal proposito sull’igiene contronatura dell’industria alimentare:
    http://www.teddygoldsmith.com/page11.html

    Commento di Francesco | 29 aprile 2011 | Rispondi


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