Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

I misteriosi chakra dei delfini (1)

Ho sempre amato i delfini. Quando in TV c’è un documentario sui delfini, io non me lo perdo. Perfino quei delfinari un po’ kitsch, con gli animali che tirano palle nel canestro, schizzano l’acqua sul pubblico e portano in groppa gli allenatori (il termine domatore mi sembra del tutto fuori luogo) mi entusiasmano. Il delfino, in effetti, è sempre stato un animale molto amato e non solo da me. Ad Ostia, il porto dell’antica Roma, c’è un piazzale adornato di fini mosaici, dove si collocavano gli uffici degli assicuratori, delle compagnie navali, degli import-export e i delfini sono stati i prediletti degli antichi artisti musivi che l’hanno adornato.

Nel sito forse più famoso tra quelli dedicati al Numero Aureo Phi (1,618 … ), c’è l’analisi geometrica del delfino: ne risulta che si tratta di un animale molto … aureo! Ogni parte di quel bell’animale è in proporzione aurea con il resto del suo corpo. Come sappiamo, la proporzione aurea è quella certa proporzione ben nota agli artisti e agli architetti Antichi, che fa scattare quasi automaticamente nella nostra mente e nel nostro spirito il concetto del bello, dell’armonico, dell’equilibrato. Ho parlato molto, in questo Blog, di Phi e della sua magia, qui voglio solo rilevare che il senso della bellezza che il delfino ci trasmette non è sicuramente estraneo a tutto ciò.

Il nome delfino può far pensare pensare a Delfi, la sede del più famoso oracolo dell’antichità e, in effetti, il delfino è un animale caro al gran dio Apollo, che, in una certa occasione, si incarnò in quest’animale.

Delfi, sede dell'oracolo di Apollo

Delfi era considerato un omphalos, un ombelico del mondo e, nel greco antico, la parola delphis (delfino) è quasi identica a delphy  che significava “grembo”. E molto ci sarebbe da dire sul rapporto tra Apollo e il Phi e dunque come sorprenderci se i greci hanno chiamato quest’animale, che trabocca Phi da ogni parte del suo corpo, come la terra cara ad Apollo ? Ma il delfino è da sempre stato considerato animale sacro: dai cretesi, dagli egiziani, nel mithraismo, nel cristianesimo. Un po’ meno da noi sacrileghi moderni …

Il delfino è, almeno a mio avviso, un animale magico e misterioso. La parola italiana viene dal greco antico senza nessuna modifica: delphis – delphinos. Naturalmente si tratta di un mammifero, che respira l’aria e che non può restare sott’acqua per più di qualche minuto, proprio come gli esseri umani. Inutile dire che i delfini sono intelligentissimi, che hanno un grande cervello, complesso quasi come quello nostro, capace di fare cose strane, come di far dormire un emisfero per volta. Già, perché se tutto il suo cervello s’addormentasse, il povero delfino potrebbe morire affogato!

Altrettanto inutile dire che sembra ormai certo che i delfini comunichino tra loro e che la loro “lingua” sia piuttosto complessa. Sembra addirittura che sia l’unico animale capace di formare delle proposizioni di due parole. Se fosse accertata questa sua abilità, potremmo parlare di un vero e proprio linguaggio, simile ai nostri. E non potrei fare a meno di chiedermi, pur senza voler scimmiottare il grande Leonardo da Vinci, se uccidere un simile animale non sia da considerarsi delitto grave come uccidere un umano.

E’ un animale che ama molto il gioco, è dotato di una grande affettività, odia gli squali, ama i suoi cuccioli, gli piacciono le coccole (c’è una spiaggia in Australia, dove i delfini vanno a farsi accarezzare dagli uomini a pochi passi dalla riva), forma grandi famiglie, con zii e zie che, all’occorrenza, aiutano la povera mamma, che deve non solo allattare il suo cucciolo, ma deve anche difenderlo dagli squali ed evitare che affoghi per distrazione o durante il sonno. Eppure, nonostante tutti questi pregi del delfino, l’uomo non è tenero nei suoi confronti e non voglio neppure raccontare quali orrende e vergognose stragi di questo animale si pratichino  in molte parti del mondo. Eppure, molto spesso, il delfino s’è dimostrato ingiustificatamente amichevole nei confronti dell’uomo. La storia è da sempre piena di esempi del genere, con il delfino salvatore dei naufraghi e anche la cronaca ultima non contraddice la tradizione. Ho seguito poco tempo fa un documentario TV intitolato “Salvati dai delfini“, che ricostruisce la storia di un piccolo gruppo di nuotatori che, in una baia della Nuova Zelanda, a poca distanza dalla costa, si sono trovati ad essere attaccati da un grande squalo bianco, uno dei più pericolosi abitanti dell’oceano. Ebbene, questi signori sono stati salvati da un gruppo di delfini che, girando intorno a loro all’impazzata e battendo con forza l’acqua con le loro pinne, hanno fatto desistere lo squalo dall’attaccare le persone. L’evento è durato la bellezza di 45 minuti ed è quindi certo che sia stato un comportamento voluto e non certo casuale. Solo quando lo squalo s’è allontanato, anche il branco di delfini è tornato in alto mare e senza aspettare i ringraziamenti degli umani terrorizzati.

L’episodio mi ha molto colpito e ho fatto una rapida ricerca sul web ed ho scoperto che non s’è trattato d’un caso isolato. Non troppo tempo fa, in California un surfista di Monterey Bay è rimasto vittima di un attacco di uno squalo mentre surfava a Marina State Beach nel North Monterey. Lo squalo l’aveva già addentato, quando è sopraggiunto un branco di delfini che l’ha circondato e messo in fuga. Un episodio simile è accaduto ultimamente anche ad un turista in Egitto. Insomma, i delfini sembrano dotati di compassione. Una compassione ingiustificata verso gli umani, che pure non si fanno troppi problemi ad ucciderlo e perfino a mangiarselo. Perché lo fanno? Cosa spinge i delfini ad essere compassionevoli nei nostri confronti? La compassione è una delle emozioni più alte, che Maestri spirituali come Buddha, Pitagora e Cristo hanno insegnato tanti secoli fa, anche se, a vedere il mondo d’oggi, si direbbe inutilmente.

Però, in fin dei conti, si potrebbe dire che lo squalo è uno dei nemici naturali del delfino, anzi forse è il suo peggior nemico. Lo squalo è un pesce all’apice della piramide alimentare, che trova che i cuccioli di delfino siano solo degli ottimi e gustosi bocconcini. Quindi, per il delfino, lo squalo è un grande nemico e aggredirlo fa parte del suo corredo genetico, ormai ben definito da milioni d’anni. Nulla di strano – direbbero taluni che ben conosciamo – che quest’istinto gli scatti anche quando gli aggrediti siano degli umani e non dei delfini. Insomma: si tratta di compassione o solo di semplice istinto? Solo istinto? Chi è convinto che si tratti solo di istinto, aspetti un attimo. La realtà può essere molto più straordinaria della fantasia … Basta saper testare i chakra ed ecco arrivare le scoperte più inattese!

Ed ora testiamo i chakra dei delfini!

Tutto questo mi aveva molto intrigato tanto che, durante un documentario dedicato ai delfini, mi sono messo, per la prima volta in vita mia, a testarli. Nonostante le mie simpatie per questo animale, non l’avevo mai fatto prima e … sorpresa! Vi riporto qui parte delle mie conclusioni.

Il chakra più potente del delfino è quello di base e fin qui nessuna meraviglia, se pensate che, tra l’altro, il chakra di base è quello che controlla tessuti, muscoli, sistema osseo, tendini, eccetera. Infatti, l’animale è in grado di nuotare a velocità straordinarie, di fare balzi fuori dell’acqua di qualche metro e di scendere sott’acqua a grandi profondità. Sa far capriole, è naturalmente dotato di un grande senso dell’equilibrio ben superiore al nostro, è capace di inseguire per ore le navi e, se vuole, anche di superarle. Dunque, si tratta di un gran bel fusto, dotato di forza straordinaria ed energia da vendere, che, evidentemente, trae dal suo grande chakra di base.

Poi, se si prosegue nell’analisi dei chakra del delfino, si scoprono molte altre cose interessanti, il cui approfondimento lascio però a voi come compitino.

Un momento! Ferma il gioco! Chakra degli animali? Ma quando mai? Zamperini, ma come osi? Gli animali non hanno i chakra! Ovviamente qualcuno si stupirà che i chakra esistano non solo negli umani, ma anche negli animali. Il web è strapieno di siti che lasciano intendere che i chakra siano delle faccende tanto, tanto spirituali, che figuriamoci se li possono avere gli animali! (A proposito: ma gli animali ce l’hanno l’anima? No? E allora perché si chiamano anima-li?) Spesso, i siti definiscono i chakra come ruote spirituali che determinano lo psichismo superiore dell’uomo. Se sono ruote spirituali, figurarsi se un cane, un gatto o magari un serpente o un sorcio possano avere i chakra! Sorci spirituali? Ah ah ah! Zamperini, sei fuori!  Eppure, amici, le cose stanno proprio così: gli animali hanno i chakra e quelli superiori, come cani e gatti, hanno schemi energetici molto simili ai nostri. Se non avete mai testato i chakra degli animali, cominciate ora, magari iniziando dal cane o dal gatto vostri o dei vicini. Poi, fate come me che, quando mia figlia mi costringe all’ennesima visita allo zoo, tanto per non cadere svenuto dalla noia, mi metto a testare zebre, giraffe, tigri e coccodrilli. E, ovviamente, ogni volta scopro che gli animali hanno i chakra proprio come me e come voi.

Naturalmente lo schema energetico varia da animale ad animale. Si fanno scoperte interessanti ed inattese. Per esempio: i predatori hanno sempre un chakra ajna ben sviluppato e un chakra frontale piccolino, mentre gli erbivori hanno sviluppato il chakra frontale e l’ajna è piccolino. Perché? Pensateci un attimo e vedrete che è cosa assolutamente logica. Chi ce lo spiega per primo?

Non solo, ma chiunque sia in grado di testare i chakra lungo le varie dimensioni, scopre facilmente che cani e gatti non solo possiedono i chakra proprio come gli umani, ma hanno pure i chakra di qualche dimensione superiore a quella fisica! In particolare troverete che cani e gatti hanno la seconda dimensione molto marcata e la terza presente, ma in misura appena rilevabile. I cani hanno un po’ più di terza dimensione dei gatti. Le altre dimensioni sono quasi evanescenti, che è come dire che gli Arcaici esistono, ma sono per l’appunto ancora dei “semi” di istanze superiori che un giorno, forse, anche quegli animali avranno sviluppate come (alcuni) di noi. Per ora, ma come tanti homo sapiens di mia conoscenza, cani e gatti stanno ancora in lista d’attesa.

La visita allo zoo vi insegnerà che i rettili non vanno oltre la seconda dimensione, mentre i mammiferi toccano la terza. E’ la “scoperta” da parte di Gaia dell’amor filiale, attraverso la madre mammifera e  allattatrice, che ho descritto ne La Cellula Madre. Ricordate? Il seme di un’emozione completamente nuova, che manca ai rettili …

Roberto Zamperini - La Cellula Madre

Visto che i delfini sono animali piuttosto speciali non è sorprendente che siano molto marcati anche certi loro chakra. Ma … Ma quello che mi ha più sconvolto è stato testare gli Arcaici del delfini. Parliamo dunque di Arcaici, ma prima rinfreschiamo le idee a chi ne ha dimenticato il significato e a chi lo ignora del tutto.

(SEGUE)

21 giugno 2011 - Posted by | Chakra, Energie Sottili

19 commenti »

  1. Dal lato del corpo fisico, posso dire con certezza che memorie fisiche del movimento dei delfini esistono dentro al corpo umano, tant’è che il pattern del loro spostamento è ‘stampato’ nelle curve della nostra colonna vertebrale. E’ – ma non ho idea di cosa questo possa rivelare – un movimento sinusoidale che parte da dove si colloca la corona anteriore.

    Commento di Matteo Graziano | 21 giugno 2011 | Rispondi

  2. Bellissimo….aspetto con ansia il seguito. Riguardo alla domanda sugli erbivori e predatori penso che gli erbivori hanno un frontale sviluppato proprio perchè mangiano molto spesso(se non sbaglio qualche ora al giorno) e quindi attivandosi il solare anteriore si attiva anche il campo ordinatore delle onde alfa controllato dal frontale. Nei predatori è il contrario, mangiano una volta alla settimana più o meno e quindi hanno sviluppato di più le onde beta proprio per essere pronti a cacciare il loro prossimo pasto. Credo sia questo il motivo, correggetemi se sbaglio.

    Commento di Valerio Mattei | 21 giugno 2011 | Rispondi

  3. bell’articolo! aspetto il seguito con curiosità.

    Commento di mario puccioni | 21 giugno 2011 | Rispondi

  4. Stupendo Roberto, traspira vera compassione da questo articolo! Posto un link che troverete senza dubbio interessante: http://www.sullacrestadellonda.it/mitologia/delfini.htm

    Commento di Giovannone | 21 giugno 2011 | Rispondi

  5. “Ma i delfini non hanno dimenticato che sono stati uomini e anche nella loro anima incosciente ne serbano il ricordo”
    Oppiano

    “E’ il re del mare e il signore dei pesci”.
    Omero
    Vi ricordate di questa nostra italica moneta? http://mediterraneapassione.files.wordpress.com/2008/06/5lire1956_thumbnail.jpg

    PS
    Il delfino rappresenta da tutti i punti di vista, il giusto connubio dell’emento aria/terra (è un mammifero polmonato) con l’emento acqua. Non ostante io sia nato sotto il segno dei pesci, con un ascendente anch’esso appartenente all’elemento acqua, questo elemento non mi mette molto a mio agio, anzi mi mette in un pò in ansia e non riesco ad apprezzarlo per come merita.

    Commento di Francesco | 21 giugno 2011 | Rispondi

  6. La fronte è legata al sistema nervoso che è quello che quando siamo in una situazione di pericolo ci fa reagire o fuggire, essendo prede e non predatori, gli erbivori, avranno questo chakra più sviluppato. E poi credo ci sia un discorso di qualità energetica, perchè credo che gli erbivori abbiano energie più elevate e così anche i chakra alti; di conseguenza i carnivori hanno i chakra bassi più sviluppati, tra cui il chakra di base che è in stretto legame con l’ajna. Io penso questo…ma dimmi se è giusto o sbagliato

    Commento di Maurizio | 21 giugno 2011 | Rispondi

    • Io sono più d’accordo con quanto ha scritto Valerio (comm. 2).

      Commento di Roberto Zamperini | 22 giugno 2011 | Rispondi

  7. C’è un documentario chaimato “The Cove” ( disponibile anche su youtube) che racconta l’assurda mattanza dei delfini in Giappone. Assurda non solo perché il delfino è il meglio animale che ci sia, assurda perché la carne di delfino non è nemmeno comestibile per l’uomo visto che contiene livelli troppo alti mercurio. Non si capisce dove vanno a parare su questo punto i giapponesi.

    Commento di Marco | 24 settembre 2011 | Rispondi

  8. Ieri sera mi è capitato di vedere un documentario sui delfini, e visto questo articolo, l’ho seguito con interesse. Ora, il documentario in realtà trattava dei disturbi del sonno, nello specifico una malattia degenerativa (e genetica) che porta le persone all’impossibilità di dormire. Hanno esaminato anche i delfini. Tenendo al lavoro un delfino per più giorni hanno scoperto che le sue capacità motorie e intellettuali non mutavano con il passare dei giorni, come se la mancanza di sonno non creasse loro problemi… mah… in realtà loro dormono. Hanno la possibilità di “spegnere” metà cervello e far lavorare l’altra metà, mi chiedo se questo abbia a che fare con la presenza in loro di un settimo arcaico sviluppato.
    Riguardo il commento di Valerio, tenete conto che se è importante per un carnivoro tenersi pronto alla caccia, forse è molto più importante per un erbivoro tenersi pronto alla fuga.

    Commento di MaryBell | 23 gennaio 2012 | Rispondi

    • Credo che la nota capacità dei delfini di “spegnere” solo un emisfero nasca dalla necessità di non morire affogati. Soprattutto quando sono cuccioli.

      Commento di Roberto Zamperini | 23 gennaio 2012 | Rispondi

  9. si son daccordo ma il fatto è che l’hanno notato anche in altri animali da terraferma

    Commento di MaryBell | 23 gennaio 2012 | Rispondi

  10. Appena ribecco il documentario te lo so dire. Comunque son certa che abbiano studiato dei volatili, ricordo delle anatre nello specifico. Lo studio si basava anche sui movimenti migratori, sul fatto che possano stare in volo così a lungo “senza” dormire e nonostante ciò non subire conseguenze a livello fisico

    Commento di MaryBell | 24 gennaio 2012 | Rispondi

    • Già: il volo nello spazio aereo è l’equivalente del nuoto nell’acqua. Giusto.

      Commento di Roberto Zamperini | 24 gennaio 2012 | Rispondi

  11. Mi scusi Dottore se le pongo una domanda un poco fuori tema e apparentemente sciocca, ma le è mai capitato di testare l’energia di una… lucertola? La prego non rida, ma ho notato che ha descritto la coscienza spirituale dei rettili come non molto alta, mentre qualche volta da piccolo osservando una lucertola m’è parso che sotto le sue “mentite spoglie” nascondesse una “conoscenza” spirituale insospettabile, anche se magari ricadente più nella meccanica deli istinti che della consapevolezze animica.

    Infine, volevo rispettosamente opporre una piccola obiezione riguardo alla descrizione degli squali in quanto in un documentario si descrivevano gli effetti delle carezze e delle coccole che alcuni studiosi praticavano su questi animali, gesti affettuosi che soprendentemente gli squali stessi sembravano gradire molto, tanto da far ressa per averne un poco, tanto far sorgere il sospetto che, pur nella loro indubbia rudezza comportamentale e limitato spettro emotivo provino una sorta di innato bisogno di delicatezza. Come se nonostante la primitività della loro natura la mdre Gaia non negasse loro la possibilità di evolversi anche nella direzione spirituale e non solo istintiva.

    Commento di Ivan | 26 gennaio 2012 | Rispondi

    • Certo, non solo lo squalo, anche lo Homo Sapiens è un predatore. E all’Homo Sapiens piacciono le coccole.

      Circa la lucertola, no, non l’ho mai testata. Ma mi piacciono molto. Da ragazzino ne acchiappavo una, la accarezzavo e poi la liberavo. Ricordo che ce n’era una che credo di averla catturata cinque o sei volte. Sempre la stessa. Forse amava essere catturata e coccolata, come dici tu.

      Commento di Roberto | 26 gennaio 2012 | Rispondi

  12. a me i delfini mi piacciono un sacco e ne vorrei uno

    Commento di aurora | 20 luglio 2013 | Rispondi


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