Il blog di Roberto Zamperini

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Da Avatar alle Olimpiadi 2012: la politica della disumanizzazione

AVATAR.

Tutti o quasi abbiamo visto Avatar, il film di fantascienza del 2009, diretto e prodotto da James Cameron, a suo tempo salutato come uno dei massimi capolavori cinematografici di tutti i tempi e non a caso giudicato degno di ben 3 premi Oscar. La sceneggiatura e lo storyboard non sono, in verità, degne di tanta fama: il film richiama assai da vicino Piccolo grande uomo, Balla coi lupi, Un uomo chiamato cavallo e perfino Pocahontas di Disney. Il successo si direbbe piuttosto dovuto a tecniche di ripresa come il performance capturing, che ne fanno un super cartone animato. Ma non è di questo che vorrei qui affrontare. Quel che più mi intriga del film è la natura delle immagini, è l’ideologia che la sua storia sottende.

1) Cominciamo dal secondo aspetto: l’ideologia del film. Nihil Sub Sole Novum – niente di nuovo sotto il Sole – direte voi e, in effetti, avreste ragione. Il film tende, come gli altri a cui si ispira, ad esorcizzare nel pubblico anglofono quel mostruoso senso di colpa che soggiace da sempre nell’inconscio sia degli statunitensi, sia degli inglesi (gli USA erano una colonia del Regno Britannico), che è generato dalla memoria dell’orrendo sterminio dei nativi e dell’altrettanto orrendo schiavismo. Processi storici sono d’altronde alla base della nascita stessa del Paese. Altri prima e meglio di me hanno parlato della cosa e ai loro scritti vi rimando. No, qui, per “ideologia del film”, intendo qualcos’altro connesso piuttosto all’aspetto “spirituale” del film.

Un film decisamente lunare e anti-solare.

La fotografia tende sempre e volutamente a colori lunari: l’argento, il verde, il blu, il viola. Mai il rosso, l’arancione, il giallo, l’oro. La luce del Sole non illumina mai direttamente gli interpreti ma è sempre filtrata dalle foglie dell’immensa foresta che ricopre per intero il pianeta Pandora. Ricordo che Pandora – nella iniziatica Mitologia Greca – era una bellissima fanciulla creata dal dio Efesto, per ordine dello stesso Zeus, alla quale tutti gli Dèi dell’Olimpo avevano dato un dono. Pandora girava sempre portandosi dietro un vaso speciale, dono di Zeus, che però le aveva ordinato di tenere sempre chiuso. Spinta dalla curiosità, un giorno Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, ecc.) che si abbatterono implacabili sull’umanità. Nel fondo del vaso rimase solo la speranza che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso fosse nuovamente sigillato. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale, ma alla fine  Pandora lo aprì un’ultima volta per far uscire anche la speranza, l’ultima a morire. Spes Ultima Dea.

Direte che forse Cameron ha scelto quasi a caso il nome del suo pianeta virtuale. Non credo proprio. In un film costato anni di lavoro e di studio, nonché soldi a palate, nulla è casuale. Vedete, io sono convinto che i miti greci e latini (i miti, badate bene, non le leggende!) ci parlino ancora, anche se magari a livelli molto diversi da quelli che erano tipici di un greco o di un latino. Dunque, questa Pandora era andata in sposa al fratello del titano Prometeo (dei titani e della loro natura ho già parlato più volte), tale Epimeteo, che in greco significa “colui che pensa in ritardo”. E se lui non era un furetto, anche la giovane e bella moglie non mi sembra fosse tipo da Premio Nobel, visto che è grazie alla sua stoltezza che dobbiamo tutti i nostri mali!

Dunque, il pianeta Pandora si chiama così perché è bellissimo, ma nasconde anche tutti i mali del mondo. Quali mali? Secondo la storia di Avatar, l’arrivo dei cattivi Homo Sapiens che vogliono depredare e, in ultima analisi, distruggere il bellissimo pianeta. Questo dice la logica, che, come sappiamo, è ispirata dal nostro intelletto conscio. Ma che dice l’inconscio? Soprattutto: che dice l’inconscio di Cameron? Dice che i mali di Pandora stanno dentro la natura stessa del pianeta. Almeno, questo è quello che io penso dell’inconscio di Cameron, che forse non sarebbe d’accordo con me! I mali di Pandora sono occultati nella sua natura lunare e anti-solare! Perché? Lo vedremo presto.

2) Secondo aspetto: le immagini che ci dicono che i nativi sono dei semi-animali del tutto sproporzionati. Si direbbe coerentemente con la natura totalmente lunare del pianeta, in esso abitano solo dei nativi semi-animali: hanno i canini come i lupi, le orecchie a punta come le linci, una coda di lunghezza smisurata, gli occhi gialli come le tigri e un’epidermide … lunare, perché è blu proprio come il resto del pianeta! Solare è lo stesso che evoluto, armonioso, elegante, dorato, apollineo. I nativi hanno corpi sproporzionati, gambe (o zampe?) troppo lunghe, teste troppo piccole rispetto al corpo, proporzioni lontane anni-luce da quelle divine che guidarono Fidia e gran parte dell’arte greca, romana, rinascimentale e che erano legate ad una proporzione non a caso detta divina, quel Phi che guidò per secoli, o forse per millenni, scultori, architetti, pittori, perfino musicisti e filosofi.

Mi ha sconvolto l’aver scoperto, nella ricerca di immagini del film di Cameron, un intero filone di cartoon porno in cui le porno-star hanno le fattezze degli abitanti del pianeta Pandora: il segno che la sproporzione, la bruttezza, l’animalità ha già fatto breccia nell’inconscio senso dell’eros. Non sembrano più belli l’Apollo di Delphi o il David di Michelangelo o l’Afrodite attribuita a Prassitele. Oggi cominciano a sembrare oggetti di desiderio questi strani animali blu con la coda, inventati da Cameron.

WENLOCK E MANDEVILLE

Un ultimo capitolo del processo di disumanizzazione è svelato dai due mostriciattoli mascottes delle Olimpiadi di Londra, quei Wenlock e Mandeville di cui ho già parlato in insomma: Olimpiadi o Sataniadi o Luciferiadi (che dir si voglia)? Qui l’orrore è voluto e manifesto: i due mostriciattoli monocoli portano a termine in un modo per certi versi ammirevole nella sua coerenza quel processo di disumanizzazione a cui siamo fatti oggetto da almeno 50 anni.

In un mondo in cui scompare la bellezza, dove la differenza tra i sessi è mascherata dal chirurgo, dove ci si deve abituare a vivere in microscopici appartamenti sempre più piccoli e sempre più tuguri, in città disumane dove comandano solo il cemento e l’immondizia, il processo di disumanizzazione sta svolgendo con assoluta determinazione il suo compito. E’ l’episodio finale della distruzione della Natura e della sua spiritualità, della spiritualità dell’essere umano che è stata da sempre indissolubilmente legata alla bellezza, all’armonia, all’equilibrio, alla calma dell’animo. Almeno: lo è stata nella nostra grande Tradizione Greco-Romana.

Guardate attentamente lo sguardo dell’Apollo di Delfi: ammirate la forza invincibile che nasce dall’imperturbabilità dell’animo, dall’eleganza dei tratti, che sono il risultato di un’eleganza dell’intelletto. Ci parlano di un piccolo povero popolo che è riuscito per tre volte di seguito a sconfiggere un immenso impero orientale. Un piccolo popolo che aveva come unica ricchezza e forza la bellezza e l’armonia divina, l’equilibrio della mente e del corpo.

Prepariamoci al peggio, amici, ma cerchiamo di non perdere la nostra umanità. I mostri tentano di vincere la nostra umanità. Il regno del male del Signore degli Anelli di Tolkien utilizzava degli orchi per combattere in una sanguinosa guerra la razza degli uomini. I veri Signori del Male fanno oggi di meglio: perché far combattere gli orchi contro gli uomini? E’ più facile trasformare gli uomini in orchi.

PS: quando vedremo porno-cartoon con le fattezze dei due mostriciattoli di London 2012?

28 luglio 2012 Posted by | Senza categoria | 32 commenti