Il blog di Roberto Zamperini

Se preferite avere un cancro piuttosto che pensare, cambiate Blog

Energia Sottile, chakra e collettori di Reich … un sacco alternativi (2)

1) E adesso che l’ho costruito, che ci faccio con il collettore?

Lo utilizzeremo non per inviare energia al corpo, ma per sottrargliela. Sarà un’occasione unica per studiare la natura

  • della struttura dei campi d’energia o  chakra;
  • della natura delle congestioni sottili;
  • del comportamente dell’energia sottile.

2) Occore che io sappia percepire l’energia sottile?

No, e qui sta il più bello, poiché potremo sperimentare senza la necessità di santire COSA facciano realmente le energie sottili. E’ chiaro che, se riesci a percepirle, la tua sperimentazione si arricchirà notevolmente, ma non è necessario per fare un bel po’ di esperienze tutte molto istruttive.

3) Cosa devo fare esattamente?

  • Devi trovare dei “pazienti/cavie” volontari, cioè degli amici o dei parenti che presentino qualche leggero dolore, che non abbisogni di terapie farmacologiche e/o dell’intervento del medico. Un esempio potrebbe essere un dolor di denti non troppo violento, tra una visita e l’altra del dentista o prima della visita dal dentista. Oppure un mal di testa da stanchezza, un leggero mal di schiena, una piccola scottatura, un lieve dolore muscalare, una contrattura, eccetera. Ripeto: non devi cercare di sostituire né il medico, né il farmacista, ma solo applicarti su piccoli dolori che non meriterebbero una visita dal medico o in farmacia.
  • Il secondo passo sarà di poggiare il nostro collettore di energie sottili invertito, che sarebbe bene chiamare piuttosto estrattore di congestioni sottili, sulla zona dolente, ma facendo bene attenzione a poggiare la parte aspirante (cioè quella di cartoncino o comunque quella di isolante) sulla zona dolente.
  • Aspettare alcuni minuti, da 10 a 60 circa.
  • Scrivere i risultati, annotando l’entità del dolore e la durata del trattamento.

4)  Bene, ho fatto così e, nel XX% dei casi, ho avuto successo. Cosa ho dimostrato?

Dipende da molte cose, prima fra tutte la tua capacità di condurre seriamente l’esperimento, annotando con scrupolo tutti i fattori che hanno contribuito al successo o all’insuccesso. Attenzione! Si impara molto di più dai fallimenti, che dalle esperienze fortunate!

Supponiamo che tu abbia avuto successo. Ecco cosa potresti aver dimostrato:

  • Ipotizziamo che ogni organo o tessuto (o porzione di organo o di tessuto) sia guidata da un campo d’energia sottile. Questo campo contiene, nella nostra ipotesi, sia il know-how del suo funzionamento, sia la memoria di questo know-how. Il successo del trattamento potrebbe aver dimostrato che questo campo “si sporca”, un po’ come capita a volte ai files del sistema operativo di un computer. Avresti dimostrato che, ripulendo questo campo d’energia, se ne restaura il corretto funzionamento.
  • Potresti aver dimostrato che il sintomo è la congestione, ovvero che la congestione è il sintomo. Sparita la congestione, sparito il sintomo.
  • Potresti aver dimostrato anche che il campo d’energia, esattamente come il collettore che hai costruito, possiede sia una via d’entrata dell’energia, sia una d’uscita. Quando la via d’uscita si intasa di congestioni, il flusso attraverso il campo si blocca più o meno completamente. Il tuo intervento potrebbe aver, per così dire, sturato la via d’uscita e il campo con ciò avrebbe ripreso a funzionare regolarmente.

5) OK. Ma quale di queste ipotesi è quella corretta?

Dipende dal modello di campo che hai assunto. Personalmente, ritengo che ognuna di esse contenga molta verità, anche se nessuna da sola riesce a spiegare TUTTI i fenomeni. L’Universo è complesso. La nostra natura sottile è complessa.

Qui finisce il mio intervento. Lascio spazio alle esperienze personali e al feed-back. Buon lavoro!

8 aprile 2010 - Posted by | Energie Sottili, Sperimentazioni, Strumenti | ,

1 commento »

  1. Ho appena finito di costruirne uno appena due giorni fa!!
    Ma ahimè ho utilizzato la vecchia tecnica della stratificazione utilizzando materiali diversi (carta e rame), in tutto 12 strati.
    Non solo……, ho pensato di aggiungere una ulteriore variabile molto interessante!
    La parte isolante, non era semplice carta ma vi era stampato un circuito!!!! Che circuito? bhooooo…..!!! Io lo chiamo il circuito della “pigna”…..!!! Vedete un vecchio mio intervento sul forum!!!
    Vedete anche l’ultimo mio post in cui riporto la foto del tutto ormai assemblato….!!!
    Dopo qualche “palmata”, visto il dolore alla mano, ho deciso di metterlo in proiezione su un vaso di piante…..!!
    Vedremo…..!!!

    Commento di Francesco | 8 aprile 2010 | Rispondi


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: